Il senso ultimo delle parole del sostituto procuratore Laronga, Di Monte: “Probabilmente voleva intendere altro”

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Questo è un territorio particolare, molto particolare. La società civile ha smarrito ogni senso morale. Foggia, in particolare, ha subito un tracollo etico difficile da commentare. La città è spenta”. Hanno fatto discutere non poco le dichiarazioni rilasciate alcuni giorni fa al Corriere del Mezzogiorno dal sostituto procuratore Antonio Laronga, che in questo modo ha scelto di salutare la Procura di Foggia. Varie sono state le reazioni alle sue parole. A l’Attacco è intervenuto l’ambientalista del Centro studi naturalistici Vincenzo Rizzi. “Ho letto con attenzione le parole del dottor Laronga e, pur riconoscendo il profondo valore della sua carriera al servizio dello Stato e della giustizia, non posso nascondere una certa amarezza nel constatare che le sue affermazioni rischiano di alimentare una generalizzazione pericolosa”, ha detto. “La società civile non può essere etichettata in blocco come priva di moralità o disinteressata alle sorti del territorio. Esistono realtà che hanno sempre accolto con responsabilità l’invito delle istituzioni a denunciare irregolarità, abusi, crimini contro l’ambiente e il patrimonio collettivo. Le nostre non sono state segnalazioni generiche, ma denunce dettagliate e documentate, prodotte con spirito costruttivo e nell’interesse esclusivo della collettività”. Poi è arrivata la replica di Federica Bianchi di Libera. “Abbiamo opinioni differenti. Si possono condividere temi, battaglie e persino i toni dell’indignazione, ma può capitare che su determinate questioni le opinioni siano differenti”, ha sottolineato. “Dall’archiviazione dell’inchiesta per l’omicidio di Franco Marcone, nel 2004, la città ha dato risposte, coltivato movimenti di opposizione civile alle mafie, si è riorganizzata grazie alla coscienza dei più giovani. Riteniamo che ci sia un grosso cambiamento sociale in atto. Un’emancipazione ammirevole, che non può essere vanificata dal grido di dolore di un uomo dello Stato che apprezzo e ammiro molto per il suo impegno. Libera non condivide questa generalizzazione che colpisce chiunque, indiscriminatamente”, ha spiegato. “Non è possibile addossare tutta la colpa alla comunità, includendovi anche la parte sana e quella che fa di tutto per difendere la propria dignità. Per moltissimi anni Foggia ha pagato l’assenza dello Stato, che ha sempre sottovalutato il fenomeno mafioso locale trattandolo come una qualsiasi altra forma di criminalità. Il deficit accumulato è sotto gli occhi di tutti, però da quando la mafia foggiana è argomento nazionale qualche passo avanti, come anticorpi civici, l’abbiamo fatto”.

Con il magistrato Laronga sta invece l’associazione Giovanni Panunzio dell’avvocato bergamasco Dimitri Cavallaro Lioi. “L’associazione Giovanni Panunzio esprime piena solidarietà e vicinanza al magistrato Laronga, riconoscendo in lui una figura di straordinario coraggio e integrità”, ha affermato quest’ultimo. “La sua scelta di alzare la voce di fronte al degrado morale che affligge la nostra società è un atto di enorme valore, che richiama ognuno di noi alla riflessione e alla responsabilità. La sua denuncia, lontana da ogni opportunismo, rappresenta un monito per l’intera comunità, affinché non vengano mai meno i principi di giustizia, verità e legalità”, ha aggiunto. “In un momento in cui le sfide per la nostra città si fanno sempre più gravose, l’associazione Giovanni Panunzio si impegna con determinazione a non voltarsi dall’altra parte. Continueremo a lottare, al fianco di chi, come Laronga, ha sempre messo al centro della propria missione la difesa dei valori che devono guidare una società giusta e civile”.

Diversa la posizione della direttrice amministrativa del Ministero della Giustizia ed ex assessora alle politiche sociali del Comune di San Severo Mariella Di Monte. “Ho la massima stima del dottor Laronga. Anche se non siamo esattamente amici e non ci siamo mai frequentati, abbiamo la stessa età e siamo entrambi di Torremaggiore”, ha detto in premessa. “Trovo, tuttavia, piuttosto inopportuna questa sua uscita. Sinceramente, me ne sfugge il senso. È una persona che si è impegnata, come magistrato, nella lotta alla mafia, per cui questa sua uscita proprio non la comprendo. Non ne trovo il senso. Che significa non presentare domanda da procuratore perché in fondo in fondo Foggia fa un po’ schifo? Perché il senso ultimo delle sue parole alla fine è questo”, ha evidenziato. “Come persona che si è sempre impegnata nella società civile di questo territorio, mi sento un po’ offesa. Anche perché Foggia non è un posto peggiore di tanti altri. Questa apparente rinuncia da parte di una persona che l’ha vissuta questa realtà mi sfugge. Sono state dichiarazioni d’impatto, ma che suonano molto strane. Non hanno senso. Fino ad ora è stato procuratore aggiunto. Allora avrebbe dovuto andarsene anche prima. Forse voleva dire altro, non so. Trovo queste parole strane e decontestualizzate rispetto all’impegno che ha sempre profuso. Chi sceglie di stare in trincea e combattere la criminalità in prima linea poi non può venire a dire che qui c’è la delinquenza. Certo che c’è la delinquenza. Mica esistono posti dove la delinquenza non c’è? Sicuramente a Foggia c’è tanta contiguità con la mafia, ma c’è anche un’ampia fetta di società civile che tutti i giorni si impegna per fronteggiarla. Io ho fatto politica e ho gettato la spugna dicendo che non mi piacevano certe dinamiche, ma non ho detto che la società civile di San Severo fa schifo. Sarebbe stato ingeneroso e ingiusto. Cosa spinge oggi il dottor Laronga a dire certe cose? Sono basita e sorpresa. Spero che voglia precisarle in un secondo momento. Tengo a sottolineare nuovamente che per il dottor Laronga ho la massima stima. È stato un magistrato di grande correttezza, soprattutto nei rapporti con il personale, e ha svolto il suo alto incarico con encomiabile competenza. Proprio sulla scorta di ciò, sono assai sorpresa per le sue dichiarazioni, che continuo a ritenere frutto di un equivoco comunicativo, uno scivolone che può accadere anche a una persona attenta”, ha chiosato Di Monte.

“Federica Bianchi e Vincenzo Rizzi sono stati esaustivi a riguardo, non mi fate aggiungere altro”, ha commentato invece il direttore del Centro di sostegno al volontariato di Foggia Roberto Lavanna. “Io credo che questa città sia cambiata rispetto ai decenni passati. Non è più la stessa città, non c’è più lo stesso sentire verso la criminalità organizzata. Al contrario, c’è una consapevolezza diversa, ci sono tanti movimenti sociali di antimafia che sono più forti e attivi sul territorio rispetto al passato. Su questo concordo con Bianchi e Rizzi. Loro si portano dietro un mondo associativo importante, non parlano a proprio nome. Hanno portato avanti battaglie serie e concrete contro la mafia. Hanno voce in capitolo, sono un’antimafia operativa, altro che passiva”, ha concluso. “Non credo, però, che Laronga volesse gettare discredito sull’antimafia sociale. È una persona troppo intelligente per pensare una cosa del genere. Secondo me ha solo messo in luce la sua visione attuale, da magistrato, del territorio. Un territorio che, tuttavia, ha bisogno di speranza e non di disfattismo”.

Infine, è arrivato il commento dell’assessore alla legalità del Comune di Foggia Giulio De Santis. “Non è vero che tutto è perduto. Accanto alla comprensibile amarezza, c’è anche una comunità che nel lavoro della Procura ci ha creduto e continua a crederci”, ha affermato. “L’intervista evidenzia una realtà complessa e difficile. Il lavoro svolto dalla Procura in questi anni è stato di enorme valore, e ha lasciato un segno profondo nella storia recente non solo della città, ma di tutta la provincia. Tuttavia, non possiamo permettere che il messaggio di amarezza che emerge nitidamente spenga la speranza e la determinazione di chi, ogni giorno, crede in un futuro diverso e si impegna costantemente lottando per la legalità e per una società più giusta”.

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