E’ piombata come un enorme macigno, su Palazzo di città, la condanna inflitta dal Tribunale delle imprese di Bari a pagare oltre 27 milioni di euro, nell’ambito del filone più importanti dei tre che erano pendenti relativamente al fallimento della ex municipalizzata del servizio di igiene urbana, Amica spa. Sono stati facili profeti coloro che, come l’Attacco, avevano più volte stigmatizzato l’ormai famigerata “inerzia amministrativa” e l’incapacità di decidere, caratterizzanti il primo anno dell’amministrazione Episcopo a Foggia. Il procedimento più rischioso partiva dal mega importo di 57.753.000 euro, ridotto dalla CTU a 27.498.334,25 euro. C’è poi un secondo procedimento, davanti alla giudice Francesca Siciliani del Tribunale di Foggia, che vale 4.150.463,57 euro e per cui si è in attesa della decisione dal 24 giugno 2024. Infine c’è la causa pendente davanti alla giudice Giacoma Fanizza della prima Sezione civile del Tribunale di Foggia, riguardante una richiesta di 3.262.722,24 euro, oltre interessi sino al soddisfo. Ebbene, ora è arrivata la sentenza di primo grado del primo processo, con cui il Tribunale di Bari – Sezione specializzata in materia di impresa ha condannato in solido il Comune di Foggia e numerosi tra ex amministratori, revisori e sindaci a risarcire la curatela fallimentare per un importo complessivo pari a 27.498.334,25 euro, oltre interessi e rivalutazione: Comune di Foggia fino alla concorrenza di 27.498.334,25 euro, Elio Aimola fino a 13.718.891,54 euro, eredi di Milano Michele fino a 2.462.563,94 euro, Saverio Balestrucci fino a 2.462.563,94 euro, Luigi e Paola Brigida (eredi di Raffaele Brigida) fino a 13.718.891,54 euro, Maria Teresa Zingrillo fino a 13.718.891,54 euro, Lucia Murgolo fino a 1.842.453,92 euro, Fabrizio Cangelli fino a 1.842.453,92 euro, Carlo Marconi fino a 973.371,88 euro, Michele Simone fino a 6.095.059,99 euro, Dora Pecorella e Giuseppe Marasco (eredi di Francesco Paolo Marasco) fino a 12.747.215,31 euro, Mario Mancaniello fino a 18.926.928,91 euro, Giuseppe Salvato fino a 18.926.928,91 euro. Tutti i soggetti sono stati condannati in solido, cioè ciascuno potrà essere chiamato a pagare per intero l’importo nei limiti della propria quota di responsabilità. Oltre al risarcimento, i convenuti sono stati condannati a rimborsare alla curatela le spese processuali, per un totale di 57.698 euro. Inoltre, sono state poste definitivamente a carico loro anche le spese per la consulenza tecnica d’ufficio. È stato invece rigettato il ricorso nei confronti di Fortunato Stasi e Pasquale Santamaria, i quali otterranno dalla curatela il rimborso delle spese legali pari a 22.457 euro ciascuno.
Ieri pomeriggio c’è stata una prima riunione negli uffici comunali, per fare il punto della situazione e per tentare di quantificare l’importo finale della condanna ai danni del Comune. Difatti, con interessi e rivalutazione, la cifra rischia di arrivare a 37 milioni di euro. Ma non si rischia un nuovo default, perché grazie al lavoro compiuto negli anni dal dirigente finanziario Carlo Dicesare il fondo contenzioso è oggi pari a 43 milioni di euro, di cui 21 milioni messi in bilancio proprio per far fronte alle possibili condanne connesse al fallimento Amica spa. L’impatto della sentenza barese sull’ente è comunque fortissimo: cambiano ora tutti i programmi e ragionamenti che erano in corso, in giunta e nella tecnostruttura, rispetto all’utilizzo dei quasi 19 milioni di euro dell’avanzo 2024. E’ possibile, cioè, che Dicesare debba spostare l’intero ammontare dell’avanzo (che doveva servire in primis alle strade) proprio sull’accantonamento del fondo contenzioso, a copertura della condanna, fino al giudizio di appello, che potrebbe arrivare non prima di due anni. Di sicuro ora l’ente presenterà istanza di sospensiva dell’esecutività della sentenza, oltre ad adire il secondo grado di giudizio. Insomma, il Comune sul piano finanziario è stato messo in sicurezza, ma la botta è grave comunque ed ora è partita la caccia alle responsabilità.
Gli avvocati del Comune ritenevano che almeno per tre motivi la condanna fosse evitabile: c’era l’ipotesi della prescrizione; esisteva il dubbio del difetto di giurisdizione del giudice ordinario rispetto a quello amministrativo; la normativa di allora non prevedeva un controllo analogo stringente, dell’ente municipale sulle proprie partecipate e controllate, al pari di quella odierna. Ma è, soprattutto, sul piano politico che la sentenza rischia di essere esplosiva. Il M5S è furioso per non esser stato ascoltato rispetto alla necessità di chiudere transattivamente il contenzioso. Nel mirino ci sono i due assessori competenti – l’emilianista di CON Giulio De Santis (contratti e contenzioso) e il dem Davide Emanuele (partecipate) – ma anche il segretario generale Alfredo Mignozzi, che ebbe la parola finale sul no alla transazione.
In realtà alcuni tentativi di accordo ci sono stati, negli anni, ma senza esito. Il precedente giudice delegato Francesco Murgo rigettò la proposta transattiva del 2021 che era di 7,7 milioni oltre a rimborso spese per un totale di 7.950.000 euro. A fine 2024 il nuovo tentativo: il Comune offrì altri 6,5 milioni di euro circa, che uniti ai milioni di euro circa già versati dall’ente alla curatela fallimentare, avrebbero consentito di chiudere complessivamente la partita a 10-10,5 milioni di euro. Infine, ad aprile scorso, l’ultima proposta, che arrivò a circa 12,5 milioni di euro, ma senza alcuna risposta da parte dell’attuale giudice delegato Antonio Lacatena. “Era ormai troppo tardi”, commentano dal M5S adesso a l’Attacco. “Ora si può discutere con la curatela di un accordo, l’appello non è scontato per nessuna delle parti”, dicono invece alcuni beninformati interni a Palazzo di città. Tutti concordano su un punto: “Ciò che è mancato, in un anno e mezzo di amministrazione Episcopo, è un indirizzo politico chiaro rispetto alla transazione, la politica è sempre stata assente”. Ma c’è anche chi stigmatizza: “Questa sentenza è l’ennesima conferma dei gravi danni e molteplici provocati all’ente dalla amministrazione Ciliberti”.
La curatela del Fallimento Amica spa in liquidazione aveva convenuto in giudizio gli ex amministratori della società fallita (Elio Aimola, Maria Teresa Zingrillo, Raffaele Brigida, Saverio Balestrucci, Michele Milano, Fabrizio Cangelli, Lucia Murgolo), i sindaci (Giuseppe Salvato, Mario Mancaniello, Fortunato Stasi, Francesco Paolo Marasco deceduto e Dora Pecorella), gli ex direttori generali (Carlo Marconi e Michele Simone), l’ex liquidatore Pasquale Santamaria e il socio unico Comune di Foggia al fine di sentirli condannare, in solido tra loro, al risarcimento dei danni per essere responsabili, ciascuno nell’esercizio delle proprie funzioni, del dissesto economico della spa, dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Foggia del 18 gennaio 2012. Secondo la curatela da parte del Comune di Foggia non vi è mai stata regolarità nel pagamento dei corrispettivi (tanto che la spa ha dovuto promuovere nei confronti dell’ente una serie di iniziative giudiziarie, in parte ancora pendenti alla data del fallimento). La curatela ha attribuito la responsabilità dello squilibrio economico-patrimoniale di Amica al Comune di Foggia, al tempo stesso socio unico e committente pressoché esclusivo della fallita, per la cronica insufficienza della remunerazione dei servizi erogati in suo favore e per abuso dei poteri di direzione e coordinamento, nonché agli organi sociali per non aver accertato la causa di scioglimento della società consistente nella perdita del capitale sociale, per aver proseguito l’attività sociale in maniera non conservativa, per aver tenuto illegittimi comportamenti di amministrazione attiva di natura contabile, gestionale e comportamenti omissivi.
Nel costituirsi in giudizio, il Comune di Foggia – difeso dagli avvocati Felice Eugenio Lorusso e Domenico Dragonetti - ha eccepito in via preliminare il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti del giudice amministrativo e, nel merito, la prescrizione del diritto azionato, l’insussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’articolo 2497 del codice civile, il mancato avveramento della condizione di cui all’articolo 2497, l’insussistenza della lesione del patrimonio sociale e la legittimità dell’operato dell’ente. “Le condotte di abuso del potere di direzione e coordinamento sono consistite: nella determinazione unilaterale del corrispettivo annuale per i servizi resi da Amica spa, in misura risultata antieconomica ed insufficiente; nell’affidamento alla società di servizi aggiuntivi, il più delle volte, senza aver deliberato il relativo corrispettivo e senza che fosse stata effettuata una preventiva analisi di congruità e sostenibilità economico-finanziaria degli stessi; nell’imposizione ad Amica spa di affidare a cooperative sociali e loro consorzi, l’espletamento di alcuni servizi gestibili dal personale interno della società (dall’esame degli atti risulta evidente che, nonostante Amica spa disponesse di personale interno in grado di assicurare l’esecuzione del servizio di manutenzione di verde pubblico “in economia”, la stessa affidava il servizio a società e cooperative esterne attraverso contratti di servizi e/o contratti di cottimo fiduciario, i cui costi incidevano pesantemente su quelli complessivi); nell’imposizione ad Amica spa del subentro nel contratto tra l’amministrazione comunale e l’impresa Frisoli per la gestione della discarica di Passo Breccioso; nel cronico ritardo nel pagamento dei corrispettivi pattuiti in favore di Amica, a discapito dell’equilibrio finanziario e patrimoniale di quest’ultima (ed in favore, invece, dell’equilibrio finanziario e patrimoniale del Comune); nella mancata copertura della perdita di esercizio 2006 (8.732.601 euro), posto che, essendo stato riconosciuto il debito fuori bilancio per il ripianamento ed avendo la giunta comunale deliberato di provvedere mediante il conferimento di immobili che avrebbero dovuto costituire beni strumentali per la società, ciò non è mai avvenuto; nel continuo rinvio, da parte del socio unico Comune di Foggia, dell’assemblea per la messa in liquidazione della società. Come emerso dalla espletata istruttoria e correttamente rilevato dal collegio peritale, tale attività si è chiaramente manifestata in atti formali e in direttive, suggerimenti, indicazioni, condizionamenti, atti di assenso o dissenso in grado di incidere sulle scelte degli organi sociali di Amica spa”, si legge nella sentenza rispetto alle responsabilità del Comune.
Reazioni
“Avevamo ragione noi, era necessario chiudere con una transazione”, è il commento a l’Attacco del consigliere comunale di maggioranza Francesco Strippoli, che con l’intero M5S aveva sollecitato lo scorso un accordo transattivo per evitare danni peggiori per l’ente. “E' la più importante partita di questa amministrazione”, disse a dicembre 2024 su queste colonne Strippoli. “Se ne parla sempre troppo poco ma si gioca il futuro della città. Ho più volte stimolato gli uffici e gli assessorati competenti a concludere la transazione. Ne ho scritto anche un testo condiviso con il mio gruppo del M5S. Il motivo è molto semplice: le sentenze penali sul fallimento Amica vedono gli amministratori del passato assolti perché accertate le responsabilità del Comune nel fallimento, nel non aver ripatrimonializzato la società. Questo emerge anche dal decreto di fallimento della stessa partecipata. Ora in sede civile andrà deciso l'esito di questo contenzioso. Una transazione non solo salverebbe l'ente dal rischio di una condanna eccessivamente onerosa, visto che la CTU è di circa 27 milioni di euro, ma sbloccherebbe tra i 13 e i 15 milioni di fondi da investire per la riqualificazione urbana e le altre emergenze della città. Fondi oggi bloccati in riserva per questi specifici contenziosi”.
Oggi il M5S è netto: “Accogliamo con grande attenzione la sentenza del Tribunale di Bari sul caso Amica spa, che ha accertato responsabilità plurime, gravi e reiterate da parte di amministratori, dirigenti e dello stesso Comune di Foggia, socio unico della società. Una gestione passata opaca, disastrosa e non conforme alla legge che ha condotto un’impresa pubblica al fallimento, causando danni profondi al patrimonio collettivo e alla fiducia dei cittadini. Per troppo tempo la politica ha agito in spregio a trasparenza, competenza e legalità, utilizzando società pubbliche come strumenti di gestione clientelare, piuttosto che come veicoli di efficienza e servizi per i cittadini. Oggi quella stagione viene messa sotto processo dalla giustizia, ma deve esserlo anche dalla coscienza collettiva. Come M5S abbiamo sempre denunciato le storture del sistema degli affidamenti diretti e della mancanza di controlli effettivi, così come l’uso distorto del potere pubblico. In questa vicenda avevamo suggerito per tempo una transazione meno dolorosa per le casse comunali, in grado di tutelare l’interesse pubblico evitando un epilogo così impattante. Ma ogni tentativo, di questo come altri, è rimasto inascoltato. Ora più che mai serve un cambio di paradigma: servono regole certe, manager competenti, controlli indipendenti e una visione che metta al centro l’interesse pubblico, non il tornaconto di pochi. Il passato deve insegnarci a costruire un futuro diverso. Chi ha sbagliato dovrà rispondere nelle sedi opportune, ma la politica ha il dovere di vigilare, correggere e prevenire. Perché ciò che è accaduto ad Amica non si ripeta mai più”, conclude il M5S di Mario Furore.
Tuona, da Fratelli d’Italia, l'ex consigliere e assessore comunale Bruno Longo. “All'epoca noi del centrodestra denunciammo che la delibera di giunta relativa all'affidamento del servizio di igiene urbana Amiu Puglia era illegittima perché una decisione così importante per legge è di competenza del consiglio comunale. Lo segnalammo anche agli organi giudiziari ma non se ne cavò nulla”, afferma il meloniano a l’Attacco. “Nei successivi dibattiti in aula consiliare segnalammo che il fallimento di Amica spa avrebbe rappresentato un ulteriore sborso per le casse del Comune e ci fu assicurato, al contrario, da dirigenti, dal sindaco Gianni Mongelli e dalla sua giunta che quanto affermavamo era una fesseria, che eravamo degli sciacalli e che quel fallimento non avrebbe pesato sulla situazione finanziaria del nostro Comune. Per noi, invece, quella era una situazione estremamente pericolosa anche per gli equilibri finanziari dell'ente e lo stesso giudice fallimentare Gentile parlò di fallimento scientifico in favore dell'affidamento del servizio ad Amiu Puglia. Chiedemmo inoltre anche una commissione di garanzia bipartisan, formata in egual misura da maggioranza e opposizione, proprio su Amica”, continua Longo.
“La vicenda Amica, che è ancora per diversi aspetti sub judice, ha rappresentato una grave lesione per l'ente municipale, che deve pagare 27 milioni ma ben sapendo che ci sono altri giudizi in corso per mancati pagamenti da parte del Comune dalla data del fallimento. Dunque questi 27 milioni rappresentano solo una parte di una condanna maggiore che può arrivare ai danni del Comune dai vari giudizi pendenti legati alla curatela Amica. Fu realizzata dal centrosinistra una perversa azione amministrativa che si riverbera oggi sui cittadini di Foggia. Siamo usciti faticosamente dal piano di riequilibrio finanziario anzitempo e non possiamo cadere in default”. Longo è pessimista sull’appello: “Temo che possa servire solo a procrastinare la condanna di qualche anno, affinché non ricada sull’amministrazione oggi in carica. Oggi ci arriva questa batosta, non so se abbiamo i mezzi finanziari per sopperirvi, anche perché ci sono ulteriori debiti fuori bilancio in arrivo”.
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