Sarà deliberata domani, dal senato accademico di Unifg, la disattivazione del Demet, il secondo dipartimento dell’Area economica. L’organo è stato convocato, in riunione straordinaria, alle ore 13.00 in modalità telematica e, dopo le comunicazioni del rettore, ci sarà la discussione del punto riferito all’esecuzione della sentenza del TAR Puglia del 7 luglio scorso, di cui l’Attacco ha dato notizia in esclusiva la scorsa settimana. L’attesa che dal 28 gennaio, data dell’udienza, andava avanti in Unifg è terminata con l’esito più infausto per il Demet, che ha spento le speranze residue della decana dell’Ateneo Lucia Maddalena, che aveva proposto ricorso, dell’attuale direttrice Barbara Cafarelli e dei docenti afferenti al dipartimento di via da Zara. Da fine 2023 c’è stata una costante tensione in Ateneo per via dello scontro tra il Demet (Economia, Management e Territorio) e il nuovo, terzo dipartimento dell’Area economica, il Diss (Scienze sociali), in cui si sono trasferiti parecchi dei docenti del Demet e che finora ha contato appena 11 studenti. Senza il numero minimo di docenti il Demet era condannato alla disattivazione, da qui la battaglia anche giudiziaria intrapresa da Maddalena per tentare di salvarlo. Nel frattempo, il 10 giugno scorso, il cda di Unifg ha deliberato sul trasferimento di alcuni corsi, per il primo anno, dal Demet al Diss. Ora la decisione di merito del giudice amministrativo, col rigetto del ricorso della decana e la sua condanna al pagamento di spese processuali per 2.000 euro, di cui 1.000 euro alla direttrice del Diss Carmela Robustella e 1.000 euro all’Ateneo. Per il TAR “sia il ricorso introduttivo che i motivi aggiunti vanno dichiarati inammissibili per difetto di legittimazione attiva e carenza di interesse”. Ma “il ricorso è infondato anche nel merito”. Il problema vero riguarda, adesso, i docenti superstiti del Demet: ne saranno 12 e non più 14, perché da ultimo Giandomenico Salcuni e Daniele Stasi hanno fatto richiesta di cambio di afferenza e di passaggio al Diss. Un problema non da poco, perché bisognerà vedere a quali dipartimenti vorranno afferire docenti scomodi come Cafarelli, la professoressa Francesca Cangelli, i professori Sandro del Nobile e Giulio Cappelletti.
“La sentenza ha di fatto confermato la legittimità della fase transitoria di disattivazione del Demet, avviata a seguito della riduzione del numero di docenti sotto la soglia minima prevista dallo statuto”, commenta l’associazione studentesca Area Nuova. “Riteniamo fondamentale rassicurare tutti gli studenti e le studentesse coinvolti: non vi sarà alcuna modifica nei percorsi didattici, nei piani di studio, né nella regolare erogazione dei corsi. L’unico cambiamento, di natura formale, riguarderà il dipartimento di afferenza, che passerà dal Demet al Diss. La sentenza ha inoltre chiarito che questa riorganizzazione è coerente con lo statuto e che la fase transitoria è stata avviata correttamente”.
“Comprendiamo le legittime perplessità nate dopo la sentenza”, dice Nunzio Del Latte, senatore accademico dell’Area economica e vicepresidente del consiglio degli studenti. “Tuttavia, è fondamentale chiarire fin da subito che per gli studenti non cambierà nulla di sostanziale. L’erogazione dei corsi, le strutture di riferimento e i piani di studio in corso resteranno perfettamente invariati. Non ci saranno impatti negativi né sulla qualità dell’offerta formativa né sull’organizzazione accademica. Mi assumo l’impegno personale e politico di vigilare su ogni passaggio di questa transizione, affinché venga gestita con ordine, rispetto e tutela piena degli interessi degli studenti. Continueremo a lavorare per garantire che questa riorganizzazione non diventi mai un problema per chi studia, ma solo un passaggio amministrativo”.
Resta da capire se gli studenti intuiscano come, dietro la nascita di nuovi dipartimenti e la disattivazione dei preesistenti, si nascondano spesso ragioni legate a scontri interni alla comunità accademica, bisogno di superare ostacoli alla propria carriera o volontà di isolare i docenti sgraditi, come avvenne anni fa quando il Dafne (Scienze agrarie) nacque lasciando solo 4 colleghi nel Safe, poi soppresso. Una conventio ad excludendum stigmatizzata pure dal giudice amministrativo. Cosa si rischia ora?
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