Affidamento diretto alla sorella della vicesindaca: le tante perplessità che l’imminente revoca non cancella

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Basterà revocare l’affidamento diretto del Comune di Foggia in favore dell’impresa della sorella della vicesindaca Lucia Aprile per chiudere la vicenda senza ulteriori conseguenze? Il caso dell’ennesima impresa di familiari dell’assessora all’ambiente M5S (prima il fratello, poi il cognato, ora la sorella) destinataria di appalti in via diretta, da parte dell’ente municipale, col passare dei giorni suscita nuovi interrogativi, anziché spegnersi come desiderato a Palazzo di città. L’appalto da 136mila euro alla società cooperativa Servitalia, nato dalla necessità di sostituire gli arredi urbani vetusti ed obsoleti, riguarda la fornitura e posa in opera, previo svellimento dell’esistente, di specifico arredo urbano: per Piazza Sant’Eligio solo fornitura (20 panche e 4 fioriere); per Piazza Monsignor Luisi, svellimento dell’esistente, fornitura e posa in opera (16 panche, 6 cestoni); per varie piazze ed aree di verde attrezzato svellimento dell’esistente, fornitura e posa in opera (40 panche, 16 cestoni, 4 tavoli. Prima di tutti i riflessi politici e partitici, ci sono le numerose perplessità per l’operato dell’ente. “Altri funzionari si sarebbero interrogati sulle anomalie della determina: perché sul portale Traspare e non su Mepa?”, è la prima domanda che fonti interne alla tecnostruttura rivolgono a l’Attacco, riferendosi al Mercato elettronico della pubblica amministrazione, strumento di commercio elettronico a disposizione delle amministrazioni pubbliche italiane per effettuare acquisti di beni e servizi di importo inferiore alla soglia europea. “Perché solo tre giorni di tempo per presentare offerte? Quando mai si è visto?”, è un ulteriore interrogativo. “Quale mai può essere l’urgenza, visto l’oggetto dell’appalto, ovvero panchine e fioriere?”.

La competenza
Ma non è tutto, perché dagli uffici emerge anche una grande perplessità rispetto alla competenza di tale determina: “L’arredo urbano rientra nell’area 7 Ambiente, affidata al dirigente Saverio Pio Longo”. “Ambiente e sviluppo sostenibile, igiene urbana, verde pubblico, parchi cittadini, arredo urbano, Bosco Incoronata e tratturi, Fiera, randagismo e benessere animale”, è l’elenco delle materie oggetto dell’incarico affidato dalla sindaca Marida Episcopo a Longo, da ultimo leggibile nel decreto sindacale del 3 giugno scorso di rimodulazione delle funzioni della dirigenza comunale, adottato a seguito dell’entrata in servizio, come dirigente dell’Avvocatura, della neo assunta Maria Antonucci. E l’arredo urbano rientra nelle competenze di Aprile come assessora. Come si spiega, allora, che la contestata determina n.196 dell’8 luglio scorso sia stata adottata non da Longo bensì dal dirigente dei lavori pubblici Tullio Daniele Mendolicchio, senza che si parli di sostituzione nei confronti di Longo? Secondo qualcuno può essere dipeso da fondi dei lavori pubblici, ma nell’atto si legge che è stata impegnata “la spesa complessiva per il servizio di fornitura e posa in opera di arredo urbano, come da preventivo approvato, pari a 136.000 euro escluso IVA al 22% pari a 29.920 euro, per un importo complessivo di 165.920 euro, come segue: 100.000 euro al capitolo 181600 del bilancio 2025 avente ad oggetto Arredo urbano servizi” e 65.920 euro al capitolo 181700 del bilancio 2025 avente ad oggetto Arredo urbano.

“Il Codice dei contratti pubblici all’articolo 7 vieta espressamente l’assunzione di incarichi dirigenziali o politici in caso di situazioni di conflitto di interessi, anche potenziale. Visto che la competenza relativa all’arredo urbano è di Aprile, non si è di fronte ad un potenziale conflitto?”, dicono alcuni addetti ai lavori.

Anomalie e requisiti assenti
Ma il dubbio che più inquieta, dentro e fuori Palazzo di città, è “non ci sarebbe stata alcuna revoca se la stampa non avesse tirato fuori questo caso?”. E’ stata la testata online Foggiacittaperta a svelare l’accaduto e sollevare l’attenzione sulle prime anomalie: affidamento diretto per un importo di 136mila euro di poco sotto la soglia che avrebbe obbligato al bando pubblico (140mila euro); il termine di soli tre giorni per la presentazione dell'offerta e un'unica risposta pervenuta cinque minuti prima della scadenza; una richiesta antimafia effettuata nel mese di marzo pochi giorni dopo la costituzione della cooperativa e senza motivo; la presenza tra i tre soci della cooperativa e tra i componenti del consiglio di amministrazione di Maria Aprile; l’assegnazione che sarebbe dovuta avvenire in favore di “soggetti in possesso di documentate esperienze pregresse” e invece ha premiato una impresa appena nata e ancora inattiva; l’oggetto sociale non riguardante in alcun modo la fornitura e posa in opera di arredo urbano ma prestazioni di servizi di igiene urbana, facchinaggio, pulizia.

Ed è in primis l’oggetto sociale non attinente all’appalto la ragione che, come anticipato ieri su queste colonne, determinerà nelle prossime ore la revoca dell’affidamento, all’esito degli accertamenti ex post annunciati da Aprile venerdì scorso quando ha scaricato ogni responsabilità sulla tecnostruttura. Ma se è vero che non si può vietare ai familiari imprenditori di farsi avanti per gli appalti comunali si può credere che, nelle ormai molteplici occasioni verificatesi di affidamenti diretti a suoi congiunti o affini, la vicesindaca non sapesse mai nulla? Si può credere che la sorella gemella, cui la contiana è legatissima, vinca un appalto da 136mila euro e non l’avvisi neanche?

Retroscena
Fonti interne all’ente rivelano i retroscena di quanto avvenuto venerdì scorso, dopo che era scoppiato il caso. Aprile si è recata da Suriano insieme al capogruppo M5S Mario Dal Maso e all’autore dell’articolo Michele Gramazio. Il rup avrebbe dichiarato di non aver considerato l’inattività dell’impresa perché si tratta di controlli fatti a posteriori, di aver registrato la certificazione antimafia in regola e la presenza di tale Padalino come titolare (che Lucia Aprile ha dichiarato di non conoscere), procedendo all’affidamento per il prezzo più basso offerto rispetto alle altre due imprese chiamate. Avrebbe aggiunto di averle scelte tra quelle mai contattate dall’ente, secondo il suggerimento ricevuto dai dirigenti Cordisco e Mendolicchio. Le altre due imprese erano iscritte da tempo, mentre Servitalia si era appena iscritta. Nel confronto avvenuto negli uffici, è risultato che effettivamente l’impresa non aveva il codice Ateco corretto, dunque non avendo i requisiti non può accettare l’appalto. Una spiegazione che sarebbe stata fornita al giornalista è che il portale Traspare non permette di avere un quadro chiaro prima di procedere all’affidamento.

Inopportunità
L’inopportunità è oggettiva ed evidente, come ammesso dalla stessa vicesindaca ai compagni di partito. Ha spiegato che la gemella ha più imprese e che, oltre a lei, sono molteplici i familiari titolari di imprese attive o nei servizi cimiteriali o nei multiservizi, come traslochi, noleggi, etc. Aprile venerdì pomeriggio si disse intenzionata a rassegnare le dimissioni per il problema politico creato e per la necessità di tutelare l’amministrazione Episcopo. La vicesindaca è peraltro finita nel ciclone, sul piano politico, innanzitutto all’interno del proprio partito. Non è il solo consigliere comunale Giovanni Quarato a mostrarsi contrariato. La base degli attivisti sarebbe in ulteriore fibrillazione per quanto è avvenuto, un malessere che si aggiunge ad altri mal di pancia precedenti. Ecco perché il caso ha mandato su tutte le furie chi, come la consigliere regionale Rosa Barone, è attesa dalle elezioni d’autunno. E se qualcuno è convinto, nel centrodestra, che ci sia lo zampino (ritorsivo) di un alleato di maggioranza, all’interno del M5S come di Palazzo di città in diversi sono convinti che il presidente Giuseppe Conte non potrà chiudere un occhio, ma vorrà sul serio le dimissioni di Aprile, finora solo paventate. Ciò significa che, quand’anche la sindaca fosse dell’idea di respingerle nel momento in cui l’assessora si dirà disponibile a rimettere le deleghe al termine degli approfondimenti tecnici, ci penserà lo stesso livello nazionale del M5S a dire cosa Aprile dovrà fare.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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