Caso Aprile, l’ammissione: atto illegittimo (oltre che inopportuno). M5S tace ancora, divisioni tra eletti

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Era dunque effettivamente illegittimo, oltre che politicamente inopportuno, l’atto del Comune di Foggia di affidamento diretto di un appalto da 136mila euro per l’arredo urbano alla Servitalia srl della sorella gemella della vicesindaca Lucia Aprile. “Si rende comunque necessaria l’adozione di un provvedimento di ripristino della legalità”, scrive a chiarissime lettere il dirigente dell’Area 6 urbanistica e lavori pubblici, Tullio Daniele Mendolicchio, lo stesso che aveva adottato la determina incriminata, ammettendo il “vizio di legittimità” e procedendo all’annullamento in autotutela. Quando una settimana fa scoppiò il caso l’Attacco rivelò come in Comune si parlasse della revoca, a seguito degli accertamenti effettuati dagli uffici. E invece è stato annullamento, il che è peggio, perché la revoca agisce su atti amministrativi legittimi ma diventati inopportuni per il mutamento della situazione di fatto o per sopravvenuti motivi di pubblico interesse, con effetto per il futuro, mentre l’annullamento si basa sull'illegittimità dell'atto e ha effetto retroattivo, come se l'atto non fosse mai esistito. Per fare un esempio, quella del Comune di Foggia (dirigente Cordisco) nei confronti di Cassandro srl (l’impresa che era stata colpita tempo prima da interdittiva antimafia), a novembre 2024, fu una revoca, seguita alla rinuncia all’affidamento diretto da parte della srl di Manlio Cassandro. Stavolta la rinuncia all’appalto da parte di Servitalia non è stata sufficiente, perché l’illegittimità della determina ha richiesto che venisse annullata. Altro che “anomalie”, come ha minimizzato per l’ennesima volta Palazzo di città nel comunicato stampa diramato mercoledì scorso. Ma ecco cosa Mendolicchio ha scritto: “La procedura è stata attenzionata dagli organi di stampa in relazione all’esistenza di un rapporto di parentela tra un membro della compagine dell’operatore economico ed un esponente politico dell’amministrazione comunale. L’ufficio ha avviato ulteriori verifiche. Si rilevavano profili meritevoli di migliore esplicazione all’interno dell’atto di affidamento adottato con particolare riferimento all’esperienza pregressa dell’operatore economico, alla quantificazione dei fabbisogni dell’ente, alla perimetrazione delle ragioni d’urgenza e all’indicazione nell’atto del criterio di selezione degli operatori invitati, nonchè, successivamente, della valutazione di congruità dell’offerta ricevuta soprattutto in relazione all’importo affidato anche se sotto soglia”.

Il dirigente è stato netto: “Appare indubbia la sussistenza di un vizio di legittimità della determinazione dirigenziale dell’8 luglio scorso. Vi sono prevalenti ragioni attuali e significative di interesse pubblico, finalizzate a soddisfare nel miglior modo possibile gli interessi collettivi traguardando le esigenze di arredo e decoro urbano in modalità alternativa individuata in un accordo quadro di più ampia rilevanza economica che consenta di conseguire maggiori economie di scala”. Ha dunque considerato “la doverosità e legittimità dell’esercizio dell’autotutela”. Insomma, un provvedimento che “prende atto e supera la dichiarazione di rinuncia all’affidamento”.

Nel successivo comunicato stampa Palazzo di città ha aggiunto: “Per quanto riguarda la fornitura degli arredi (panchine) nella piazza Sant’Eligio di prossima apertura al pubblico, che costituisce parte della fornitura oggetto di determinazione, si precisa che la stessa sarà oggetto di nuova procedura. Per le panchine di Piazza Sant’Eligio, non è stato possibile inserirle nella perizia di aariante approvata dall’amministrazione Episcopo lo scorso 19 maggio, dato che sono state gestite numerose altre problematiche progettuali correlate a sopravvenienze connesse al verde pubblico (alberi) e altre priorità. Saranno interessate a breve da una nuova procedura di gara, che contemplerà anche l’effettuazione di indispensabili lavori di manutenzione di arredi installati in città - unitamente alla sostituzione di quelli vetusti o irrimediabilmente danneggiati con nuovi  - sia impegnando l’intero stanziamento disponibile allo scopo nel corrente bilancio 2025, pari a 200mila euro, sia prevedendo ulteriori risorse per l’anno 2026 in modo da assicurare continuità dell’attività di manutenzione degli arredi a Foggia per almeno un biennio, per casi bisognevoli di riparazioni o rigenerazioni, e per le sostituzioni con nuove installazioni”. Tutto risolto, allora? In realtà gli interrogativi restano.

Di fronte ad una ammissione simile da parte del dirigente in merito alla illegittimità dell’atto – per cui ci sarà verosimilmente un’indagine della Procura - ci si sarebbe aspettati di leggere, nel comunicato stampa, le dichiarazioni della sindaca Marida Episcopo, dell’assessore Giuseppe Galasso (visto che la procedura è stata gestita dalla sua Area anziché da quella di Longo e Aprile, competente per l’arredo urbano) e magari della stessa diretta interessata, la vicesindaca. Nulla, invece.

Altro quesito che continua ad aleggiare: cosa (non) sarebbe successo se la stampa non avesse sollevato questo caso? “Non sarebbe accaduto nulla, nessun annullamento né rinuncia”, è il convincimento espresso dagli addetti ai lavori. E, ancora: prima di quest’ultimo episodio c’erano stati altri appalti attribuiti in via diretta al fratello e al cognato di Lucia Aprile, addirittura è emersa una procedura in cui sono state contattate al contempo più imprese di familiari della vicesindaca. Davvero è tutto normale? Il conflitto d’interessi non dev’essere neanche soltanto potenziale e la difesa del “non ne sapeva nulla” appare debolissima.

Fonti interne al campo largo sostengono che in giunta, ancor più di una settimana fa, si ritiene che si tratti di una responsabilità della tecnostruttura, ovvero del rup Cosimo Suriano. Ecco perché ora, davanti ad un atto illegittimo, si immagina che il dirigente segnali il geometra all’ufficio procedimenti disciplinari.

Quanto al risvolto politico della vicenda, venerdì scorso c’era stata la consapevolezza espressa da Lucia Aprile ai propri compagni di partito del M5S rispetto alla inopportunità politica, esprimendo la volontà di dimettersi resasi conto di aver danneggiato M5S e amministrazione. Poi, dalla serata stessa, il congelamento del passo indietro con la promessa di parlare ad accertamenti tecnici fatti. Ed ora che l’atto è stato annullato?

Per tutta la settimana i pentastellati hanno fatto trapelare che sarebbe stato il presidente nazionale Giuseppe Conte a indicare se Aprile debba dimettersi o restare al proprio posto. Ieri mattina era stato anticipato l’arrivo di un comunicato stampa del M5S foggiano al riguardo, ma fino al pomeriggio (nel momento in cui si scrive) nulla è giunto in redazione. “Ci sono tuttora riunioni in corso”, hanno fatto sapere dal M5S. Dopo una settimana, ancora riunioni? Ciò che trapela è che il problema sono le divisioni nel gruppo consiliare, che fanno sì che - al netto della decisione del vertice - il M5S locale non abbia una posizione chiara ed univoca, probabilmente per colpa di mal di pancia pregressi. E resta pure da chiedersi che fine abbiano fatto le dichiarazioni che Aprile aveva promesso subito dopo la verifica degli uffici.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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