“Nel cuore del quartiere Ferrovia, tra portici già segnati dal degrado e palazzi che portano i segni dell’abbandono, compaiono nuove scritte. Non sono i soliti scarabocchi di adolescenti annoiati, ma firme precise: “UW 05 Casablanca”, acronimo che rimanda agli Ultras Winners 2005, gruppo organizzato di tifosi del Wydad di Casablanca, squadra marocchina di cui, fino a ieri, in pochi conoscevano l’esistenza”, la segnalazione del comitato Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia.
“È un gesto che non può passare sotto silenzio. Non solo perché si aggiunge a un quartiere già martoriato da sporcizia, bivacchi e insicurezza, ma perché rappresenta un insulto diretto. Un insulto al rispetto che una città come Foggia continua a dimostrare, nonostante le difficoltà, verso chi arriva da altri Paesi in cerca di una vita migliore”.
“Accoglienza non significa solo diritti, ma anche doveri. Chi arriva in Italia ha l’obbligo morale e civile di rispettare i luoghi che lo ospitano. Eppure qui assistiamo al contrario: segni identitari importati dall’estero, impressi sui muri di una città che non ha nulla a che vedere con quelle rivalità calcistiche. Un atto che appare tanto più ingiustificabile perché compiuto da chi usufruisce dei servizi, delle strade, delle piazze di Foggia”.
“Sporcare un muro non è un semplice atto di vandalismo, ma un gesto che alimenta la percezione di abbandono. Una città imbrattata comunica degrado, e il degrado diventa terreno fertile per altra illegalità. Così, mentre i cittadini onesti pagano la TARI più alta, rispettano le regole e vedono svanire il decoro dei propri quartieri, altri lasciano cicatrici sulle facciate con la stessa leggerezza con cui gettano una bottiglia vuota per strada”.
“In questo contesto, parlare di “ospitalità” senza pretendere rispetto è ipocrisia. Nessuno chiede di negare diritti, ma di bilanciarli con doveri elementari: non bivaccare, non imbrattare, non rendere invivibile ciò che appartiene a tutti”.
“Foggia non può e non deve trasformarsi nella lavagna di ultras stranieri che importano i loro simboli come fossero bandiere di conquista. Questa città merita rispetto, e le istituzioni devono dimostrarlo con controlli, sanzioni e la certezza che la videosorveglianza - tanto decantata - serva a qualcosa”.
“Il calcio poi, a Foggia, è passione popolare, orgoglio identitario. Vedere portici storici segnati dal nome di un club marocchino sconosciuto ai più è una ferita doppia: al decoro e all’anima sportiva della città”.
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