Comune di Foggia, l’ex economo Manca condannato dalla Corte dei conti a pagare 98.400 euro all’ente: la decisione

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Nuovo economo per il Comune di Foggia. La giunta Episcopo lo scorso 5 dicembre ha nominato per tale incarico Nicola Curatolo, i cui dati identificativi sono stati poi comunicati alla Corte dei conti. Ed è proprio dalla magistratura contabile - Sezione seconda giurisdizionale centrale d’appello - che è arrivata - a settembre scorso ma mai resa nota dall’ente municipale - la sentenza che, definitivamente pronunciando in parziale accoglimento dell’appello, ha dichiarato l'irregolarità del conto giudiziale relativo alla gestione economale del Comune di Foggia per l’anno 2019 e condannato l’allora economo comunale Michele Manca al pagamento in favore del Comune della somma di 98.463,70 euro, nonché al pagamento delle spese di questo grado di giudizio. L’ex funzionario comunale, oggi in pensione, aveva proposto appello contro la Procura generale della Corte dei conti e la Procura regionale della Corte dei conti rispetto alla sentenza n. 31/2024 della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la regione Puglia. Con quella sentenza era stato giudicato irregolare il conto giudiziale n. 16075, relativo alla gestione economale 2019 del Comune di Foggia, con condanna dell’agente contabile, Michele Manca, al pagamento complessivo di 111.677 euro.

I profili di irregolarità rilevati riguardavano l’omessa acquisizione delle determine trimestrali di discarico, il mancato pareggio del conto economale alla fine dell’esercizio 2019 con un ammanco di 2.231,42 euro, irregolarità dovuta alla formazione di residui, irregolarità della gestione economale dovuta all’utilizzo di somme impegnate in esercizi precedenti, irregolarità della gestione economale derivante dal pagamento di spese sostenute in esercizi precedenti, irregolarità della gestione economale dovuta al superamento del limite di spesa previsto dal regolamento, irregolarità della gestione economale dovuta all’insussistenza del requisito dell’urgenza della spesa, irregolarità delle spese effettuate dall’economo in ragione della disciplina regolamentare della cassa economale (come la presenza di richieste di fornitura firmate dallo stesso economo, generiche e non numerate, la presenza di richieste di fornitura non accompagnate dall'autorizzazione del titolare della spesa, del responsabile o del dirigente del servizio, la presenza di molteplici scontrini non parlanti implicante la non riconducibilità della spesa ai fini istituzionali dell’ente, il rimborso di spese del servizio di avvocatura in favore di soggetti non identificati, il pagamento di telepass senza identificazione dell'auto istituzionale e dello scopo istituzionale del viaggio con pedaggio a pagamento, il pagamento delle tasse di iscrizione ad ordini professionali per i dipendenti comunali, non previste dal regolamento). Per tali motivi il magistrato relatore aveva chiesto al collegio di dichiarare il conto irregolare con addebito all’economo della somma di 127.136,17 euro, di cui 2.231,42 euro quale ammanco accertato alla data del 31 dicembre 2019 e 124.904,75 euro corrispondenti alla somma dei buoni non ammessi a discarico, in quanto non riconducibili ai fini istituzionali dell’ente. In primo grado il giudice contabile aveva confermato tutte le irregolarità evidenziate dal magistrato relatore riducendo, tuttavia, l’addebito dell’economo a 111.677 euro, ritenendo di dover discaricare ulteriori spese per complessivi 15.459,17 euro, considerate inerenti ai fini istituzionali dell’ente pur con le evidenziate irregolarità formali. A maggio 2024 Manca aveva poi chiesto l’annullamento o la riforma della sentenza, sottolineando in primis che nessun pregiudizio economico è conseguito dalle contestate e presunte irregolarità, sicché sarebbe viziata la sentenza nella parte in cui ha statuito una condanna a carico del contabile. Ma anche questa ulteriore sentenza ha confermato l’irregolarità della gestione economale e la condanna dell’ex economo. “Indubbiamente, si tratta di una irregolarità che non ha causato ammanchi alle casse dell’ente sicché, in questo senso, può condividersi l’assunto difensivo secondo cui quella accertata è una irregolarità formale”, ha stabilito il collegio. “Tuttavia, anche in assenza di un ammanco, ma in presenza di una gestione posta in violazione delle disposizioni regolamentari, deve trovare conferma la declaratoria di irregolarità”. Però, “a prescindere dalla indiscussa irregolarità, ritiene questo collegio di non condividere sul punto la statuizione di condanna del contabile per l’ammanco di 2.231,42 euro. La differenza è pertanto esattamente quella indicata dall’economo pari a 13.225,85 euro”, ovvero la somma decurtata dalla condanna di Manca. L’ex economo è stato oggetto delle cronache, a fine ottobre, per esser stato uno dei testi ascoltati nel processo, in corso di svolgimento presso il Tribunale daunio, sulle presunte tangenti in Comune, che vede tra gli imputati anche l’ex sindaco Franco Landella e l’ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino. Manca, ricordando la propria attività di responsabile dell’ufficio economato, raccontò in aula che per la gestione dell’ufficio di presidenza per acquisti – dalla cancelleria al materiale informatico – era previsto un importo di 30mila euro e detto che alcune spese non erano autorizzate, ammettendo i problemi con Iaccarino per alcuni rimborsi e autorizzazioni.

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