Foggia, 400 case popolari di cui non si sa nulla: Comune non sa chi vive e cosa accade in alloggi sua proprietà

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A Foggia esiste un patrimonio pubblico di cui l’amministrazione conosce solo metà della realtà. Circa 800 alloggi popolari di proprietà comunale, ma soltanto 400 effettivamente censiti. Sugli altri, il vuoto riguarda identità degli occupanti, titoli di assegnazione e regolarità dei pagamenti. È qui che si apre una delle principali criticità amministrative degli ultimi anni, rimasta sospesa dopo dicembre 2023, quando il procedimento avviato dalla dirigente Silvana Salvemini si è di fatto arrestato col suo trasferimento. L’azione della dirigente si era sviluppata lungo due direttrici distinte ma strettamente connesse. Da un lato la ricostruzione e l’aggiornamento della graduatoria generale per l’assegnazione degli alloggi ERP, dall’altro l’avvio di un censimento sistematico degli immobili comunali, necessario per riportare sotto controllo un patrimonio di fatto opaco. Sul primo fronte, nel 2021 si era chiusa la stagione del vecchio bando con l’approvazione della graduatoria provvisoria e, successivamente, della graduatoria definitiva. Una svolta tecnica e amministrativa, con l’addio alle domande cartacee sostituite da una piattaforma digitale sviluppata da una società incaricata, diventata l’unico canale di accesso al bando. Circa 600 le istanze raccolte, elaborate e tradotte prima in graduatoria provvisoria e poi in quella definitiva, tuttora valida. Ma è sul piano operativo che emergono le criticità. Pur in presenza di una graduatoria definitiva, il sistema ha continuato a registrare rallentamenti e difficoltà, legati alle verifiche, ai controlli e alla gestione complessiva del patrimonio disponibile. Un passaggio chiave, perché senza un utilizzo pieno ed efficiente della graduatoria non si riescono ad assegnare gli alloggi in modo tempestivo, né quelli comunali né quelli di proprietà di Arca Capitanata. Il punto spesso frainteso riguarda la distinzione tra proprietà e competenza all’assegnazione. Che si tratti di alloggi comunali o di Arca, è sempre il Comune a individuare gli assegnatari attraverso la graduatoria. Arca gestisce ma non assegna. Una distinzione normativa che rende ancora più evidente il peso delle difficoltà amministrative. In questo quadro si inserisce anche la vicenda della casa riconsegnata dall’assessore Davide Emanuele, un alloggio di proprietà Arca che ha riportato l’attenzione pubblica su questa filiera decisionale. Il caso evidenzia il punto critico. Anche quando l’immobile non è comunale, è il Comune che deve assegnarlo sulla base della graduatoria. Se il sistema non funziona in modo lineare, l’intero meccanismo si inceppa con effetti concreti sui tempi e sulla legittimità delle assegnazioni. Ma c’è un elemento che più di altri fotografa l’anomalia. Una procedura che, per sua natura, dovrebbe essere rapida, si trascina con tempi lunghi e risultati parziali. Un ritardo che non è fisiologico e segnala una disfunzione amministrativa evidente. Parallelamente, Salvemini aveva aperto un secondo fronte, meno visibile ma forse più incisivo. Il censimento degli alloggi comunali, non quelli ERP in generale già tracciati da Arca, ma quelli direttamente di proprietà del Comune di Foggia, su cui mancava una mappatura affidabile. Quanti sono? Dove si trovano? In che condizioni versano? E soprattutto, chi li occupa? Domande rimaste per anni senza risposta. Da qui la decisione di avviare un censimento strutturato, supportato da un software dedicato e affidato a una società esterna.

L’obiettivo era duplice. Ricostruire il patrimonio e verificare la legittimità delle occupazioni, incrociando dati su assegnazioni, presenze effettive e pagamenti dei canoni. I risultati, seppur parziali, hanno già restituito un quadro significativo. Su circa 800 immobili, ne sono stati censiti all’incirca 400. Per questi è stato possibile identificare gli occupanti e avviare la regolarizzazione dei rapporti, inclusa l’emissione dei canoni di locazione. Un passaggio tutt’altro che secondario, considerando l’impatto sulle entrate comunali e sulla gestione complessiva del patrimonio. Ma resta l’altra metà. Altri 400 alloggi di cui il Comune non ha un quadro aggiornato. Un vuoto amministrativo che si traduce in incertezza giuridica e perdita di controllo pubblico. Chi vive in quegli immobili? Sono assegnatari legittimi o occupanti senza titolo? Pagano un canone oppure no?

Il censimento avrebbe dovuto rispondere a queste domande, ma si è fermato. Con esso si è fermata anche la possibilità di intervenire in modo strutturato su situazioni critiche, come quelle di interi edifici simbolo, dal noto palazzone ex Onpi ad altri complessi dove la presenza degli occupanti non è pienamente tracciata. Il risultato è una fotografia a metà, con una città segnata da una fortissima domanda abitativa, una graduatoria definitiva esistente ma un patrimonio pubblico solo parzialmente conosciuto e gestito. Il nodo non è solo tecnico, ma politico e amministrativo. Senza completare il censimento e senza una piena attuazione della graduatoria, il sistema delle case popolari resta fragile, con cittadini in attesa di un alloggio e immobili che potrebbero essere occupati senza titolo o gestiti fuori da ogni controllo effettivo. È su questo terreno concreto che si misura la tanto decantata legalità, ed è qui che si gioca la credibilità delle istituzioni locali dopo gli anni di commissariamento successivi allo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose. La procedura avviata da Salvemini aveva iniziato a colmare questo vuoto. Oggi, a distanza di oltre due anni, resta una domanda aperta. Perché, dopo il suo trasferimento, si è fermata a metà?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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