Da Foggia per ripulire la zona degli eremi di Pulsano: in tre portano via carcassa di auto lì da vari decenni

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Lo spirito generoso del volontario può realmente cambiare lo stato delle cose e il volto dei luoghi. Dove non arrivano gli enti preposti sono talvolta i privati cittadini che, assistiti da pazienza e abnegazione oltre ad amore per l’ambiente, riescono a fare piccoli miracoli. E’ quanto è avvenuto nello splendido scenario naturalistico dell’abbazia e degli eremi di Pulsano, a Monte Sant’Angelo. Un posto unico al mondo, che anni fa vinse il censimento nazionale FAI dei luoghi del cuore da salvare ma dove per decenni i valloni aspri al momento da parere inaccessibili sono stati utilizzati per gettare carcasse di auto rubate e cannibalizzate. Domenica scorsa, sul sentiero naturalistico realizzato dal GAL Daunofantino che conduce dalla frazione Tomaiuolo a Pulsano, l’Attacco ha incontrato tre uomini intenti a portar via il telaio di vecchissima Fiat Seicento, che giaceva da tempo immemorabile a mostrare come l’uomo sia capace di violentare l’ambiente nelle maniere più indecenti. Si trattava di tre amici, tutti foggiani, fra cui Francesco Salemme, noto anche come consigliere comunale M5S nell’ente capoluogo, l’appassionato di cammini Luciano Paolantonio e Rosario Lo Gerfo. “Una sveglia alle ore 07.00 di domenica mattina, uno dei posti più belli del Gargano quali gli eremi di Pulsano, una carcassa d'auto rubata degli anni ‘80, un’ascia, una discutibile carrucola delle dimensioni di uno smartwatch, un Flex a batterie usato pochissimo ma in punti in cui non ne avremmo potuto fare a meno, un piccone, una pala, una zappa, qualche chiave qua e là nelle buste, tre uomini armati di sorriso e un po' di forza di volontà. Sono gli ingredienti di un piccolo risultato: eremo pulito”, è stato il commento felice e soddisfatto di Salemme, in arte Cisky. “Siamo camminatori, amiamo il trekking e le escursioni”, spiega Salemme a l’Attacco. “Io e Luciano abbiamo camminato insieme, ad esempio, da San Nicandro Garganico a Vieste, passando per Mattinata e Monte Sant’Angelo, toccando le grotte di San Michele Arcangelo. L’idea di ripulire Pulsano da una delle auto ci è sorta dopo aver fatto trekking lungo quel sentiero. Non so quante altre carcasse ci siano lì, di sicuro c’è un’auto bianca pure abbandonata da molti decenni. Quello spettacolo ci è sembrato un vero e proprio scempio rispetto alla bellezza del posto. Abbiamo voluto evitare gli sterili piagnistei, piuttosto ci siamo rimboccati le maniche sperando nel nostro piccolo di poter essere di esempio per altri”.

Un dono alla comunità garganica sicuramente faticoso sul piano fisico, visto che ci sono volute sette ore. “E’ stato un trekking un po’ più pesante”, commenta sorridendo Salemme, pronto coi suoi amici a replicare la lodevole iniziativa. “Se camminando troveremo altri mezzi su cui sarà possibile intervenire lo faremo”. Domenica scorsa i pezzi del telaio sono stati dapprima tirati su e poggiati sul sentiero, per poi essere caricati a bordo dell’auto e portati via.

L’intervento, pienamente riuscito, ha determinato un aggiornamento della mappa delle segnalazioni delle carcasse di auto e moto abbandonate sul Gargano, una delle mille iniziative in cui profonde il proprio impegno il carpinese Domenico Sergio Antonacci, tra i più validi conoscitori del Promontorio Sacro e fondatore di Gargano Natour. “E’ una raccolta delle segnalazioni dei veicoli abbandonati inviate dagli escursionisti e dai cittadini”, spiega Antonacci. “Molte delle auto si trovano in luoghi impervi, un tempo raggiungibili ma oggi avvolte dalla vegetazione, segno che il fenomeno oggi è in forte decremento. Non a caso i modelli di auto denotano, per lo più, un’appartenenza al periodo compreso tra gli anni Sessanta e i Novanta”, conclude Antonacci.  

Instaurata sul colle di Pulsano nel VI secolo per opera del monaco-papa San Gregorio Magno, l’abbazia Santa Maria di Pulsano, con i suoi eremi circostanti, è stata sino ad oggi, con alterne vicende storiche, luogo di monaci, anacoreti e cenobiti, orientali e latini. Dopo il primo insediamento dei monaci di S. Equizio, legato alla famiglia Anicia cui S. Gregorio Magno apparteneva, l’originario monastero eremo passò, per un breve periodo, a ridosso del X secolo, sotto la giurisdizione cluniacense.

Distrutto successivamente da incursioni saracene, agli inizi del XII secolo fu ricostruito ad opera di San Giovanni da Matera, pellegrino al celebre santuario micaelico di Monte Sant’Angelo, ove “una donna, degnissima di venerazione per l’aspetto di serena pietà, con la mano gli indicò dove dovesse andare per edificare una chiesa”: è la Madre di Dio – secondo il canone iconografico – odigitria, “colei che indica la via”, la perpetua custode di Pulsano, che in seguito sarebbe sempre stata venerata con grandissima devozione dalle popolazioni locali, anche nei periodi di abbandono da parte dei monaci.

Nei dintorni dell’abbazia si trovano dodici eremi, taluni ubicati su luoghi davvero inaccessibili. In alcuni casi sono costituiti da una semplice grotta, lungo la parete scoscesa del fianco del vallone, in altri invece da piccole costruzioni solitarie su dirupi impervi. Gli eremiti che abitavano queste celle erano senz’altro in comunicazione tra di loro, dal momento che alcuni di questi eremitaggi erano dedicati alla vita comunitaria (di culto e di abitazione) e al lavoro collettivo (un eremo è stato persino adibito a mulino!); inoltre i vari eremi sono collegati da una rete viaria di sentieri e scalinate, nonché da una vera e propria “rete idrica” di canali scavati nella roccia per convogliare le acque in cisterne, terrazzamenti e singole celle. Si può immaginare una sorta di villaggio decentrato che rispecchiava la comunità eremitica nata in Egitto intorno a S. Antonio, il padre dei monaci. Non si sa con esattezza, al livello attuale degli studi, in quale periodo gli eremi fossero abitati: si suppone che lo fossero presumibilmente già dai primi insediamenti daunici nella regione e che furono abbandonati non prima dell’era moderna, considerati i deliziosi affreschi che adornano alcune celle, ancora oggi visibili. Questi eremi, proprio perché meno visibili, sono il cuore più intimo di Pulsano, e il silenzio e il mistero che li avvolgono fanno da contrappunto alla trasbordante ricchezza di vicende storiche che ha caratterizzato la vicina abbazia.

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