Il Liceo Galilei‑Moro di Manfredonia torna al centro del dibattito cittadino, politico e istituzionale. Dopo giorni di proteste, sit‑in, assemblee straordinarie e comunicati incrociati, la comunità scolastica si prepara oggi a rientrare nella sede di via dei Mandorli. Ma il rientro non cancella le domande, né attenua le perplessità: studenti, famiglie e docenti chiedono certezze, documenti, trasparenza e un percorso chiaro verso la nuova scuola promessa da anni. L’assemblea d’istituto del 12 gennaio, convocata nell’auditorium Cristanziano Serricchio di Palazzo dei Celestini - perché la sede dell’istituto scolastico era ancora interessata dai lavori - è stata il momento in cui gli studenti hanno fatto il punto della situazione. A raccontare il loro stato d’animo è Lorenzo Bordo, uno dei quattro rappresentanti d’istituto insieme a Valentina D’Apolito, Giovanni Grieco Troiano e Pasquale Sdanga. “Abbiamo scioperato sabato perché aspettavamo una risposta dalla Provincia di Foggia sull’agibilità o l’eventuale inagibilità della struttura della nostra scuola”, spiega a l’Attacco. “Il presidente della Provincia (Giuseppe Nobiletti, ndr) ha scritto e ha detto che la nostra scuola strutturalmente è agibile. Però i lavori che stavano facendo erano incompatibili con la nostra presenza”. Da qui la decisione di dare una diversa collocazione temporale alle lavorazioni, visto che “per garantire di andare a scuola in sicurezza, i lavori sono stati spostati al pomeriggio. Mentre noi da domani (oggi, ndr) andremo a scuola la mattina in maniera quasi del tutto regolare: facendo cinque ore di lezione”. Ma il rientro non basta a rassicurare gli studenti, che riferiscono di aspettarsi “una scuola innanzitutto strutturalmente solida, sicura e agibile, dove possiamo svolgere le nostre lezioni tranquillamente. E poi ci aspettiamo dei progressi dal punto di vista dei lavori”. Gli studenti non vogliono più essere spettatori passivi e Bordo lo dice chiaramente: “Abbiamo richiesto un incontro con tutto il Consiglio d’istituto – genitori, professori, presidenza e noi rappresentanti degli alunni – insieme al Comune di Manfredonia e alla Provincia di Foggia”. Un tavolo che, nelle loro intenzioni, dovrebbe essere permanente e non episodico. Ad ogni buon conto, notizia arrivata proprio nel corso dell’assemblea d’istituto, l’incontro richiesto si terrà nei prossimi giorni presso Palazzo San Domenico.
Il tema più delicato è quello della prospettiva. Il Galilei‑Moro è un edificio vetusto, segnato da infiltrazioni, controsoffitti crollati, impianti obsoleti. E gli studenti lo sanno bene. “Con il sit‑in abbiamo ottenuto risultati per i prossimi giorni – dichiarano all’unisono i rappresentanti d’istituto -. Ora dobbiamo guardare in prospettiva e aspettare il progetto di ristrutturazione della nostra scuola. È chiaro: agibilità o meno, noi abbiamo bisogno di una nuova scuola e la vogliamo il prima possibile”.
Se gli studenti hanno mostrato compattezza e chiarezza nelle loro richieste, il fronte politico e istituzionale si è mosso in modo più frammentato, con dichiarazioni che spesso hanno finito per sovrapporsi, contraddirsi o alimentare ulteriori dubbi. La vicenda ha infatti acceso un dibattito politico acceso, spesso aspro. L’ex Sindaco Angelo Riccardi, in qualità di genitore di uno degli studenti, ha criticato in un lungo intervento la gestione comunicativa del Comune contestando l’uso del termine “agibile” da parte dell’attuale primo cittadino Domenico la Marca e ha denunciato la confusione generata da dichiarazioni politiche non supportate da atti.
“Non si può giocare a fare gli ingegneri per interposta persona. Si mostrino gli atti: relazioni, sopralluoghi, verifiche, note tecniche. Non parole scelte bene”, il suo pensiero.
Il Comune di Manfredonia ha scelto di intervenire dopo le critiche arrivate da più fronti, rivendicando un ruolo attivo sin dall’inizio della vicenda. In una nota ufficiale, il Sindaco e l’assessora all’Istruzione Cecilia Simone hanno sottolineato di aver seguito la situazione “dal primo giorno”. La loro presenza al sit‑in degli studenti è stata presentata come un segnale di vicinanza e responsabilità, così come la richiesta immediata di un sopralluogo tecnico per verificare le condizioni dell’immobile.
La Provincia di Foggia, dal canto suo, ha scelto una strategia comunicativa più ampia e dettagliata, pubblicando una lunga nota con l’obiettivo dichiarato di “ricondurre la discussione alla realtà dei fatti”. Nella ricostruzione dell’ente, le infiltrazioni e i disagi degli ultimi giorni sarebbero stati aggravati da condizioni meteorologiche eccezionalmente avverse, che avrebbero rallentato o complicato le lavorazioni in corso.
Ma il passaggio più significativo della nota riguarda il futuro: l’ente ha confermato che la soluzione definitiva non potrà che essere la demolizione e ricostruzione dell’edificio, per la quale è già stato redatto un progetto di fattibilità da 25 milioni di euro. Un progetto ambizioso, che però richiede finanziamenti ancora da individuare e tempi inevitabilmente lunghi.
Come ha ricordato Riccardi, “la serenità non nasce dai comunicati, ma dalla trasparenza”. E, come hanno dimostrato gli studenti, la partecipazione civica non è un fastidio: è una risorsa.
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