Si sono tenuti ieri, a San Severo, i funerali della signora Tatjana Koskelewa, vedova di Salvatore di Cristino, venuta a mancare all’età di 102 anni. Conosciuta da tanti, ricordata da tutti, quale figura emblematica della comunità sanseverese, la levatrice, l’ostetrica per antonomasia, visto che ha fatto nascere non meno di 9.000 bambini nei suoi anni di attività (tra il 1952 e il 1992), quando si nasceva “rigorosamente” in casa e almeno fino mezzo secolo fa. Una storia di vita, di un grande amore, legata alla guerra e ai campi di prigionia. Una donna che arrivava dal semisconosciuto Est dell’Europa, che aveva studiato, che guidava l’auto, che conosceva l’igiene e la profilassi, situazioni per cui, in una città del Sud del dopoguerra, non poteva che farla sembrare “un’aliena” dalle mani d’oro. Per tutti i sanseveresi era 'A russëjènë e se ci fossero stati i cellulari è pensabile che fosse stato sempre a squillare. Nata l’8 febbraio 1923 (insieme al suo gemello Ivan) a Sumi ex URSS, dove ha vissuto sino a circa sei anni; poi con tutta la famiglia s’è trasferita in Ucraina a Makiivka per frequentare le scuole successive alle elementari, per poi studiare medicina presso un istituto professionale nel momento dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Nell’aprile del 1942 il paese in cui viveva è stato assediato dai tedeschi che hanno costretto tutti i giovani come lei (dai 18 anni in su) ad andare a lavorare nelle loro fabbriche. Ma, com’è noto, i nazisti intendevano “lavoro” tutt’altro. Raggiunta la città di Bielefeld, scesa dal treno (dopo giorni di viaggio in un vagone merci), Tatjana e gli altri ragazzi, si sono ritrovati in un campo di prigionia-lavoro, circondato da un recinto dal quale non si poteva uscire, con due baracche adibite a dormitorio (maschile e femminile) con letti a castello. Nel campo si lavorava per la realizzazione e la pulizia di armi che erano da rimettere in funzione. Ed è qui che arriva Cupido, malgrado la sofferenza e la tristezza, perché durante la prigionia è nato l’amore, con Salvatore di Cristino, nato a San Severo il 2 gennaio del 1922 (da lei sempre chiamato Italo). Seppur separato nello stesso campo vi erano gli italiani che lavoravano e Salvatore di Cristino faceva da interprete tra i tedeschi e gli italiani.
“I miei nonni si sono sposati prima in Germania durante la prigionia e poi in Italia a San Severo, dove sono riusciti ad arrivare avendo vissuto numerose disavventure superate solo grazie alla forza dell’amore che li ha visti uniti da sempre sino al 10 marzo 1983, giorno in cui è venuto a mancare mio nonno”, aveva detto a l’Attacco, la nipote, Ljudmilla Venditti, quando sono stati festeggiati i cento anni della nonna. Donna straordinaria, resterà per sempre nella memoria collettiva, non solo perché veniva da una terra lontana ma per il fatto che fu la prima donna ad indossare i pantaloni, la prima ad andare in bicicletta, la prima a con seguire la patente e guidare l’auto, trovando la singolare e meravigliosa accoglienza della popolazione sanseverese. Ecco che, la città dovrebbe esserle riconoscente. Per la circostanza, il consigliere comunale, Francesco Sderlenga, ha presentato una richiesta formale all’Amministrazione comunale per il conferimento di un riconoscimento alla memoria della signora Tatjana Koskelewa, venuta a mancare lunedì scorso. “Come levatrice, ha accompagnato alla nascita intere generazioni di sanseveresi, svolgendo il proprio ruolo con dedizione, umanità e spirito di servizio in un tempo in cui la cura era prima di tutto vicinanza e solidarietà. La sua lunga vita ha attraversato epoche e profondi cambiamenti storici, ma Tatjana Koskelewa è rimasta una presenza costante, riconoscibile e preziosa. In moltissime famiglie sanseveresi il suo nome è legato a un ricordo personale e intimo, divenendo parte integrante della memoria collettiva cittadina. – ha dichiarato Francesco Sderlenga –. Ricordarla, significa rendere omaggio a una donna che ha custodito la vita e accompagnato la nascita di migliaia di nostri concittadini. Un riconoscimento alla sua memoria sarebbe un gesto di gratitudine verso una figura che ha incarnato, con semplicità e dedizione, i valori più autentici della nostra comunità”. La richiesta invita l’Amministrazione comunale a valutare l’attribuzione di un riconoscimento ufficiale alla memoria, affinché l’esempio e il suo nome restino patrimonio vivo della città di San Severo. Ricordata anche nelle chiare parole della Sindaca, Lidya Colangelo: “È volata in cielo Tatjana Koskelewa. Era una delle nonnine della nostra città, ma in assoluto la ‘mamma’ di tantissimi sanseveresi, perché per decenni è stata una levatrice, ostetrica ante litteram ed ha aiutato un’enormità di mamme e bimbi nel momento più bello della vita”.
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