Vieste, rimosso lo striscione con la scritta "La salute è un diritto" al festival “Il Libro possibile”

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L'accaduto visto con gli occhi della professoressa Teresa Maria Rauzino: "Durante l’ultima serata del festival letterario “Il Libro Possibile”, evento da oltre 220.000 euro di fondi pubblici, è accaduto un fatto tanto simbolico quanto preoccupante: uno striscione con la scritta “La salute è un diritto”, esposto pacificamente da alcuni cittadini del Comitato per la Sanità Negata, è stato rimosso dalle forze dell’ordine. Lo striscione, che riportava un principio sancito dalla Costituzione (art. 32), non conteneva slogan violenti né messaggi politici. Era il segno tangibile di una richiesta civile e disperata, sostenuta da ben 5.846 firme, per denunciare le gravi carenze dell’assistenza sanitaria sul territorio. Ma evidentemente, anche solo ricordare un diritto basilare può diventare "scomodo" se rischia di incrinare l’immagine patinata e instagrammabile di una città che vuole apparire perfetta".

"Una manifestazione silenziosa, non una protesta. La richiesta del Comitato, guidato dal dott. Giovanni Denittis, era semplice: esporre in silenzio, senza disturbare l’evento, un messaggio che parlasse a chi era seduto sul palco. In platea c’erano l’assessore regionale alla Sanità, il sindaco di Vieste (nonché presidente della Provincia) e l’assessora comunale alla Cultura. Nessuna contestazione, nessun disturbo: solo una presenza silenziosa, portatrice di una questione reale e urgente. Invece, secondo quanto denunciato da alcuni presenti e confermato dallo stesso Denittis, le forze dell’ordine hanno chiesto e ottenuto la rimozione dello striscione. Nessuna spiegazione ufficiale. Nessun cenno di solidarietà o apertura al dialogo da parte delle istituzioni presenti. Anzi, il presidente del comitato riferisce di essere stato persino maltrattato verbalmente".

"Una cartolina che cancella i cittadini. In un paese normale, o forse solo in uno più maturo, dal palco si sarebbe potuto dire: “Ringraziamo chi ci ricorda, con rispetto, che la sanità a Vieste è un’emergenza. È anche grazie a chi solleva temi difficili che possiamo migliorare.” Invece, nulla. Troppa democrazia, si sa, rovina la scenografia. A Vieste, sempre più trasformata in location turistica e sempre meno città vissuta, sembra non esserci spazio per chi ricorda che il turismo non può essere l’unico orizzonte. I diritti fondamentali — salute, accesso alle cure, libertà di pensiero — non possono essere sospesi per far spazio alle passerelle estive, agli outfit coordinati o agli aperitivi in riva al mare".

"Una città da cartolina, ma per chi? È davvero tollerabile che, mentre si parla sul palco di procreazione assistita, si censuri una voce che chiede solo una cosa: poter ricevere un’ambulanza in tempo? È normale che un cittadino debba morire dopo 45 minuti d’attesa, come è accaduto al fratello di Ludovico Ragno, che oggi continua a chiedere risposte in nome della memoria e della giustizia? A Vieste non è in discussione solo la qualità dei servizi sanitari. È in discussione il diritto stesso di chiederne il miglioramento".

"Una domanda scomoda: su ordine di chi? A Sanremo si dà spazio alle associazioni che rivendicano diritti negati. A Vieste, invece, lo spazio viene tolto. Ma la domanda resta: chi ha ordinato la rimozione dello striscione? Su quali basi legali, dato che non vi era alcun intralcio né alcuna protesta attiva? Le leggi italiane tutelano sia la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21) sia il diritto alla salute (art. 32). Nessun decreto sicurezza, finora, li ha abrogati. Un messaggio pericoloso. Se un semplice striscione scritto a mano viene trattato come una minaccia, che messaggio stiamo dando ai cittadini? Che esprimere dissenso, anche in silenzio, è pericoloso? Che la realtà va nascosta se non si adatta alla vetrina? Questa non è più solo una questione locale. È un campanello d’allarme per tutti: quando i diritti fondamentali iniziano a essere considerati “disturbo”, significa che la democrazia comincia a scricchiolare. E in quel caso, il problema non è lo striscione. Il problema è chi lo rimuove".

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testatina dillo al direttore WEB

 

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