A poche ore dalle due straordinarie prodezze diTokyo,Antonella Bevilacqua(che in fatto diOlimpiadise ne intende), prendendo spunto dagli ultimi due sontuosi risultati che rilanciano prepotentemente l'atletica azzurra, racconta le sue personali esperienze olimpiche diBarcellona1992e diAtlanta1996. Ripercorrendo la sua vita di atleta e di tecnico. Ricordi che qua e là galleggiano e che si ripropongono sempre vividi.Sorpresa dalle straordinarie imprese diTamberieJacobs?
Sotto un certo punto di vista sì. Erano veramente tanti anni che non si vivevano emozioni così forti. Probabilmente dalleOlimpiadidiMosca, quando il più grande velocista di tutti i tempiPietro Menneavinceva nei200 metri, eSara Simeoniconquistava l'oro nel salto in alto. Intravedo molte analogie in questi risultati così distanti fra di loro, considerato che nel frattempo sono trascorsi41 anni. Una vita praticamente... Ma mi piace sottolineare come di fondamentale importanza sia la guida tecnica e umana per raggiungere il traguardo olimpico, e la resilienza necessaria per superare ogni difficoltà.Quella diTamberi, soprattutto, sembra una bellissima favola a lieto fine.
Vero, e nel suo straordinario risultato rivedo più di una similitudine con quello che è stato il mio percorso di atleta. Io al mio fianco avevo mia madreMaria Siggillinoex velocista, che mi ha allenato sin da quando ero bambina e portato ai vertici mondiali del salto in alto.Gimbosi è affidato nelle mani del padreMarco, e l'alchimia che si è creata fra i due alla fine è risultata vincente. Ma vi posso assicurare che non è per nulla semplice allenare i propri figli e calarsi in un ruolo che richiede freddezza e lucidità nelle valutazioni. Bisogna non farsi condizionare da quel cordone ombelicale che lega i genitori ai propri figli, quello che hanno saputo fare con grande destrezza ed abilità sia miamadrecheMarco Tamberi. Entrambi sono stati capaci di innestare quel seme dell'allenamento e soprattutto del sacrificio che è la base per raggiungere grandi risultati.
Spesso si pensa che i campioni abbiano tutto a disposizione fin dal loro esordio. In molti casi però non è proprio così.
Già, i tecnici devono spesso arrangiarsi, arrivando anche a costruirsi gli attrezzi necessari per far svolgere al meglio la preparazione, e gli atleti adattarsi ad allenarsi in condizioni disagevoli. Avete vistoGianmarcovincere e piangere stringendo in pedana ilgessodel suo infortunio alla vigilia diRio2016. A volte fallire un'Olimpiadeo un grande evento è il motore per costruire altri successi.Un po' quello che è successo adAntonella Bevilacqua, no?
Già, aBarcellona1992restai fuori dalla finale per un malessere; un anno dopo il primato italiano un grave infortunio domestico compromise la schiena.Atlanta1996è stato il frutto degli allenamenti, di queste esperienze e della forza che solo il sogno di una finale olimpica può darti ed io, comeGianmarco, mi ripromisi che la finale olimpica sarebbe stata mia. Quando ai miei tempi riferivo della mia preparazione mentale a supporto dei miei risultati, alcuni sorridevano. Oggi per fortuna molti atleti, e non solo ad alti livelli, hanno compreso l'importanza del training autogeno e della PNL.Grandi sacrifici per raggiungere i vertici, e poi ecco i casi della vita come l'infamante accusa di uso di sostanze stimolanti.
Accadesse oggi non avrebbe alcun tipo di ripercussione, allora erano normalmente inserite in prodotti alimentari erboristici. Solo dopo il mio caso si è obbligato tutti i produttori di indicare con chiarezza il contenuto del prodotto. Per quantoassolta due volte dalla procura federale, che ha accertato la miaassoluta buona fedeevidenziando che in alcun modo i miei risultati potessero essere inficiati da tali sostanze, per me non è stato per niente facile reagire. Mi sentivo schiacciata da un qualcosa che mai avrei pensato di poter vivere in prima persona.Una vicenda che ha finito col segnarti.
Inevitabilmente, ma con l'aiuto di chi mi è stata vicino, ho trovato la voglia di continuare a lottare con ancora maggiore forza per arrivare poi quarta ad unaOlimpiadestabilendo il mio limite di1,99mt.Bevilacqua, insomma, ha saputo reagire a tutte le avversità, così come conviene ad una campionessa del suo calibro.
Penso che un atleta debba essere anche in grado di trasferire le sue esperienze ed emozioni soprattutto ai più giovani. In questi ultimi anni ho avuto la fortuna di incontrare centinaia di bambini visitando le scuole di tutta la provincia per presentare il progetto ideato dal professorDi Molfettae dall'avvocatoRondinone"Dalla Scuola alleOlimpiadi". Vedere i bambini e le bambine che in molti casi non sapevano nemmeno chi fossi, rimanere affascinati e colpiti dalle mie parole e dai filmati della mia carriera, penso sia stata una delle esperienze più belle e stimolanti della mia vita.La scuola può tornare ad avere un ruolo attivo per la formazione dei giovani talenti?
Credo di sì, ho incrociato potenziali campioncini che spero trovino nello sport la loro strada; non nascondo che in alcuni casi avrei tanto voluto invitarli a saltare con me. Io sono stato il frutto di un'incredibile "genetica" coincidenza: il talento per il salto in alto, e una mamma allenatrice competente capace di esaltare le mie qualità. Ma sono consapevole che se il nostro territorio vorrà individuare nuovi talenti, dovrà necessariamente investire nella impiantistica sportiva e nella divulgazione della cultura sportiva. E non affidarsi al caso e alla capacità di pochi di tollerare disagi e sacrifici sempre maggiori di quanti non già la pratica sportiva richieda. LaAntonella Bevilacquadel post-agonismo?
Da atleta vivi grandi e irripetibili emozioni, e poi ti interroghi sul futuro: sebbene siagrafica pubblicitaria e web designer, mia madre in tempi non sospetti mi disse che avrei amato allenare tanto quanto amavo saltare, e che un giorno sarei tornata allo sport. Aveva ragione. Ho iniziato ad allenare nel settoreatletica leggera, per poi seguire le giovanili dibaskete laLega Duemaschile, passando per laAdilettanti maschile, dove tra l'altro ero l'unica donna. Disputammo iplay-offcon un gruppo coeso e determinato. Dal2013sono preparatrice fisica di tennis per laGieffedel tecnico nazionaleLuigi Fiordelisi, e come tecnico di atletica per laGiovane Atletiseguo lanciatori, velocisti e saltatori. Penso che le competenze debbano essere spese e raccolte in più discipline.
Cosa ci sta insegnando quest'ultimaOlimpiade?Direi che innanzitutto ci hanno ricordato quanto la componente psicologica sia fondamentale per raggiungere i risultati, domando la componente emotiva ed ottimizzando la preparazione. Ma ci ha anche raccontato che alcune alchimie sono possibili ed efficaci, vedi quelle di un fortissimo ex saltatorePaolo Camossiche allenal'uomo più veloce d'Europa ed oro olimpico, e di un padre che guida tecnicamente con grande equilibrio suo figlio alla vittoria. Per poi finalmente commuoversi come allenatore e come padre fino alle lacrime. Meraviglioso!
Pino Autunno
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