Oggettivamente non era difficile fare meglio del derby, la squadra ci ha messo cuore e volontà, ed alla fine avrebbe anche meritato i 3 punti.
Ma la sostanza delle cose non sarebbe cambiata, perché le idee latitano, Gavazzi e soci sono sulle gambe. E il gruppo ha perso la brillantezza e la spensieratezza che nella fase centrale del girone di andata a tratti l'avevano reso irresistibile.
Cosa si nasconda dietro la crisi di gioco e di risultati del Foggia è difficile stabilirlo. Certo è che dopo la sosta natalizia i rossoneri non sono stati più brillanti, ed hanno cominciato a girare a vuoto: inizialmente si pensava che il tutto dipendesse dai carichi di lavoro ai quali il gruppo era stato sottoposto prima della ripresa del campionato, in realtà lo smalto esibito nel segmento di gare che avevano sospinto la squadra fino al quarto posto in solitaria in classifica non si è più rivisto.
Ed anche gli infortuni che a ruota hanno interessato Del Prete, Rocca e Curcio da soli non giustificano la preoccupante involuzione che ha portato l'undici rossonero a perdere dall'11 gennaio scorso cinque delle ultime 11 gare, nel corso delle quali sono stati racimolati solo 10 punti (media risicata da salvezza), e messi a segno addirittura soltanto 4 gol.
Questione di testa o di gambe? L'una e l'altra cosa assieme, perché da una parte potrebbe anche essere comprensibile che in prossimità del traguardo salvezza sia subentrato un pizzico di appagamento in una formazione che in avvio di stagione era unanimemente accreditata a soffrire fino in fondo per salvarsi.
Ma non è plausibile, viceversa, lo scadimento generale di forma evidenziato dai singoli. E che è ingigantito dalle oggettive difficoltà che il Foggia evidenzia a trovare la via della rete.
Non c'è movimento, si gioca sotto-ritmo, e così di una squadra come quella rossonera che viceversa punta molto sull'intensità balzano agli occhi i difetti strutturali. Che aveva fin dall'inizio, e che pure per lunghi tratti della stagione sono stati nascosti dall'atteggiamento esibito in campo.
Cosa attendersi dunque in questo finale di stagione?
Al di là dei punti che ancora necessitano per tagliare quota 41-42 e che consentono di raggiungere anzitempo il porto della salvezza, diventa difficile ipotizzare il raggiungimento di altri traguardi più ammiccanti. Il calendario sotto questo punto di vista sembra poter dare una mano al Foggia, che è atteso da confronti abbordabili.
Ma si dà il caso che nel girone di ritorno i punti valgano il doppio, ed affrontare squadre con l'acqua alla gola che hanno necessità di andare a punti per mettersi in salvo, può rappresentare una insidia in più.
Meglio, dunque, non farsi illusioni, anche se c'è stato un momento in cui è sembrato che il Foggia potesse essere protagonista fino in fondo.
Il cambio al vertice del club, infine, non è stato indolore come si potrebbe pensare.
Perché negli ultimi tempi la voce del padrone è venuta meno per via di un passaggio di consegne che ha tardato a materializzarsi, e che alla lunga qualche danno lo ha prodotto.
L'addio di Felleca non poteva passare inosservato in uno spogliatoio che è stato forgiato dal suo braccio destro Corda, l'uomo e l'amico che più di tutti lo ha supportato nella sua avventura in Puglia.
Il suo successore Pintus eredita una situazione che per fortuna non è ancora debordata, ma che va ripresa ed orientata nel verso desiderato senza ulteriori tentennamenti.
Alcuni segnali di insofferenza del gruppo e la recente ramanzina di Marchionni alla squadra nell'immediato post gara di Bari prima di rientrare negli spogliatoi esprimono un disagio che non deve passare inosservato.
E che costringe la nuova proprietà ad un pronto e risolutivo intervento.
Pino Autunno
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).