Pietro Delli Guanti sotto la lente di ingrandimento di papà Roberto: "Ha fame di vittoria, arriverà lontano"

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Un pilota che sicuramente non ha i mezzi economici degli altri, che prova meno degli altri, che corre meno degli altri, ma che qui, ha il comando dell'Autodromo più famoso d'Italia. Quì, a staccare, lunghissimo, per impedire a Gabriel Bortoleto di vincere la corsa. Fuma, la vettura di Pietro Delli Guanti. Eroico, riesce e vince la sua prima gara in Formula 4. Pietro Delli Guanti davanti a Gabriel Bortoleto". E' tutta in questa telecronaca da brividi la storia di Pietro Delli Guanti. Classe 2004, originario di Vico del Gargano. Oggi è senza dubbio uno dei top driver del panorama kartistico nazionale e internazionale. Due titoli italiani - Mini ROK e Senior ROK - e un titolo iridato - Senior ROK. Ha fatto parte di team blasonati in cui si è sempre distinto per professionalità, impegno e dedizione. Ha maturato velocità ed esperienza. Veloce e talentuoso, si è sempre posizionato nella Top 10 assoluta, primeggiando tra i Rockie e vincendo quella manche bellissima sul tracciato di Monza.Mentre Pietro si prepara ora al salto nelle categorie superiori, incontriamo Roberto Delli Guanti, suo padre, anch'egli pilota con alle spalle una carriera notevole. Che ha spaziato sia nel motociclismo, sia nel mondo delle potenti vetture Gt. Pietro invece lo seguiva già da piccolo, e in lui Roberto ha intravisto delle potenzialità e lo ha messo al volante dei piccoli e velocissimi 60 mini kart. La loro avventura comincia così: un gioco che diventa passione, e mette insieme sogni e talento.Aver fiutato da subito le doti di Pietro è stata una fortuna.Noi genitori spesso siamo presi dalla passione, e ci facciamo trascinare dall'amore che ci fa pensare che i nostri figli siano tutti campioni. Non è facile effettivamente scindere le due cose, però da buon appassionato e da protagonista di questo mondo, ho acquisito esperienza tale da poter intuire che lui poteva avere dei numeri e delle capacità per fare di questo sport una professione.Ricorda il momento in cui è successo? Quando ha riconosciuto il talento e ha capito che poteva essere di più che una passione?Assolutamente sì. Noi da gentleman abbiamo avuto bisogno, essendo adulti, quando abbiamo fatto delle gare importanti, di coach che ci dessero indicazioni particolari per poter fare poi la gara al meglio e per poterci comportare in pista nel migliore dei modi. Queste nozioni a lui non sono state date da piccolino, ma ho visto che comunque le metteva in pratica da solo. E' stato così che ho capito in anticipo che aveva le qualità per poter andare avanti.Che tipo è Pietro?Ha un carattere freddo e molto controllato. A fare la differenza in pista è il suo temperamento. Fin da piccolo, dalle prime gare a cui ha partecipato, ha sempre mostrato una calma glaciale ed impressionante, e questa qualità credo che sia alla base del suo successo. E' un aspetto notato soprattutto da chi gli sta vicino: ingegneri, tecnici, meccanici.Tutto parte dalla sua passione trasmessagli, e che poi si trasferisce a livello agonistico, partendo dai kart nei vari circuiti nazionali e poi internazionali.Abbiamo corso ai massimi livelli in tante categorie. Pietro ha vinto un campionato italiano del mondo a 14 anni in categoria Senior Rok, a 15 anni abbiamo iniziato a muovere i primi passi in auto, in Formula 4, per poi andare alla formula Regional, che è il campionato a cui lui parteciperà quest'anno. Per finire in Formula 3 e Formula 2. Solo per pochi eletti, invece, ci sarà la Formula1.E' questo il vostro sogno?E resta un sogno agonistico per tutti, ma c'è la consapevolezza che ci arrivano solo in pochi, quindi restiamo con i piedi ben saldi per terra. Viviamo al momento quello che la disponibilità economica ci permette di fare.Ed è questo il più grande limite attuale, l'ostacolo da superare? Si. Assolutamente sì. Da qui in avanti si fa fatica a programmare un futuro agonistico a lungo termine nelle categorie successive. Uno dei più grossi limiti di questa disciplina è rappresentato dai costi da sopportare. Per partire, nei primi anni, nell'ottica che possa diventare un'attività futura, bisogna far bene i conti perché motori, team, macchine, trasferte, costano tanto. E quando si parte ci vogliono budget enormi a disposizione. A livello economico viviamo dei disagi, inutile nasconderlo. In genere siamo sostenuti da aziende-sponsor, ma in questi ultimi due anni stiamo facendo molta fatica. Diversi di questi sponsor sono legati a Pietro da sempre e non lo abbandonano, ma per le aziende com'è noto il momento è particolarmente delicato. Quindi...L'ultima stagione è stata molto sui generis, ma Pietro si è messo in mostra lo stesso vincendo anche una gara e mostrando tanta forza di volontà...Sì, al punto che gli è arrivata una proposta per una macchina; parte del budget che serve per farlo correre lo metterà la squadra. Si tratta di una bella notizia. Abbiamo già iniziato a fare i primi test in pista a Imola e siamo rimasti nelle prime dieci posizioni su 30 piloti. Si tratta di un ottimo risultato. Ora siamo in giro, a Barcellona, in Francia, in attesa della prima gara che si terrà a Imola il 17 e il 18 aprile prossimi. Questa gara la faremo in concomitanza con la Formula1.Quindi sarà una vetrina importante.Ci saranno altri due appuntamenti in concomitanza con la Formula1, di cui uno a Barcellona, e poi la gara più attesa da tutti i piloti, la vetrina per eccellenza di Montecarlo. Ma ci saranno anche gli altri circuiti europei.Un investimento non di poco conto in ottica futura.Fare kart a livello professionistico è costoso. Le cifre nelle prime categorie si aggirano fra i 70-80-90 mila euro l'anno, nelle categorie superiori saliamo a 150, 200. In Formula 4 si parte da 300 e si arriva fino a 400mila euro. Quest'anno per la Formula Regionale Europea si parla di budget vincono ai 500mila euro. Sì, si tratta di un investimento a tutti gli effetti, speriamo di poter arrivare il più avanti possibile.Per Pietro la sua passione si è trasformata in un vero e proprio lavoro. Come riesce a conciliare la sua vita di 17enne con la sua carriera? E' riuscito sempre a ritagliarsi lo spazio giusto per la scuola, per allenarsi e per l'attività sportiva. Da studente ha sempre avuto ottimi risultati. Il poco tempo libero che ha a disposizione lo utilizza per concentrarsi negli studi. Anche durante i viaggi di ritorno dall'Europa in camper, di domenica pomeriggio, quando si ripartiva dai circuiti, durante la notte studiava per recuperare il tempo perso. Si sta davvero sacrificando molto.Com'è il vostro rapporto?Strano. Molto professionale.Anche lei è freddo e controllato? No. Non riesco. Anche se non lo do a vedere. Soprattutto in quest'ultimo periodo, in questi ultimi test, questi passaggi di categoria è più difficile contenere l'entusiasmo. Adesso sono più in tensione di lui, ma è più che altro stress da prestazione, visti gli investimenti che continuiamo a fare. Sperare che possa dare sempre il massimo, e stare davanti è il chiodo fisso.In che senso avete uno strano rapporto?Perché Pietro è mio figlio ed è ancora molto giovane. Con lui sto portando avanti un progetto importante: a volte non mi sembra di parlare con mio figlio, con un ragazzino. E' come confrontarsi con un collega di lavoro: non parliamo mai di cose sue private, perché è molto riservato, ed io rispetto la sua privacy. Sulla sua vita, quella legata ai suoi amici, non si sbottona ed io lo lascio tranquillo per quanto riguarda invece il Motor Sport siamo a tuti gli effetti colleghi di lavoro. Le strategie, come comportarci ed è molto strano perché non mi confronto con un estraneo, ma sto parlando con mio figlio, che tra l'altro è un diciassettenne. E questa storia ormai va avanti da quando aveva 10, 11 anni. Dai tempi del kart. Lì vedi questi bambini che si atteggiano già da adulti. Ma poi non ci metti molto a capire che non è che si atteggiano, ma in realtà sono già adulti. Il percorso di apprendistato che iniziano già da 8, 9 anni li porta a ritrovarsi affiancati dagli ingegneri, ed è quindi inevitabile che l'approccio sia da subito serioso. Oggi capisce più lui di me: sono io che chiedo a lui, e lui mi spiega.E' orgoglioso di suo figlio? Certo, è' una parte di me. E una parte di me è sempre in macchina con lui.Come si concilia la riservatezza di Pietro con la vita a Vico del Gargano, che è un paese abbastanza piccolo per passare inosservato?E' come avesse un interruttore che mette su on e off. Quando siamo a Vico non vuole parlare di lavoro. Stacca la spina. E' in modalità off. E' Pietro. Niente auto, moto, motori, trasferte. Professionale al massimo quando si ritrova in pista per le foto, per gli sponsor, fin da quando era più piccolo; socievole con chi gli ha permesso di fare tutto questo, ma quando torna a casa non parla del suo lavoro, neanche con gli amici. Quale sia la sua attività lo si sa dai social. E' molto riservato. Ora lo sanno in tanti che lui corre, ma lui la vive in modo riservato.Quale è stata la cosa più difficile da spiegargli ed insegnargli? Questo mondo è frequentato principalmente da gente con una grandissima disponibilità economica. Non a caso piloti italiani ce ne sono pochi in giro. Della sua stessa età sono rimasti in tutto sei o sette piloti. In Italia sotto questo punto di vista non stiamo vivendo un grandissimo momento. La stragrande maggioranza delle nuove leve che provengono dal kart sono stranieri. Arrivano dai paesi dell'Est, Russia, America, Nord Europa, Polonia. Economicamente ti accorgi che sono forti, che sono in grado di andare molto avanti, perché in grado di essere sostenuti economicamente. E quindi vivono la loro attività in modo più sereno. Con Pietro ho dovuto sempre sottolineare questo aspetto. Che abbiamo cioè bisogno di sostegno per poter proseguire. Lo possiamo fare solo se. contemporaneamente a quello che lui fa in pista, facciamo attenzione al marketing e all'immagine. Mio figlio è maturato un po' di più rispetto agli altri anche per questo. Lui da sempre è un po' più serio degli altri. Ha fame di vittorie, e questo può portarlo molto lontano.
Tommi Guerrieri

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