I timori però che il calcio alle falde dell'Etna scompaia sono concreti: "Se il Catania è nelle condizioni di sopravvivere? Per andare avanti si possono trovare altri capitali - ha detto ancora Palma -, immettere nuova liquidità, ma noi vogliamo il sogno. Fare, cioè, in modo che la società torni a competere a certi livelli. Per quelli che sono i numeri dell'indebitamento totale e gli investimenti da realizzare ci vogliono dei capitali che purtroppo la Sigi non ha. La società l'abbiamo portata avanti con tanti sacrifici finora".
Il contratto preliminare di cessione con Tacopina resta in stand-by: "Non lo abbiamo interrotto noi. Visto che tra le condizioni inserite a gennaio alcune erano per tanti motivi irrealizzabili, volevamo avere un nuovo incontro per capire i tempi reali e fare un addendum al contratto che potesse garantire l'avvenimento del passaggio di consegne. L'investitore invece ha deciso di non procedere in questo senso. Se ci sono condizioni diverse non previste in quel contratto che Tacopina deciderebbe d'inserire, valutiamo di potergli dare un mano. C'è apertura da parte nostra ed ho una grande stima di lui".
All'orizzonte, oltre a Tacopina, non si intravedono altre possibili soluzioni: "Fino a quando c'era un contratto in esclusiva, nessuno si è avvicinato. In questa fase c'è stato qualche contatto ma non possiamo perdere troppo tempo. Dobbiamo concretizzare con grande pragmatismo, verificare subito e siamo disposti a rischiare anche noi sui programmi futuri dell'investitore. Nessuno vuole prendere la borsa e scappare. Qui in Sigi ho conosciuto una realtà di tante persone, anche con qualche disappunto come succede in tutte le famiglie, che lavorano senza percepire un euro, dando il proprio aiuto solo perchè tifosi del Catana. Persone straordinarie".
Futuro, quindi, più che mai a rischio, e in uno scenario del genere le vicende del campo lasciano inevitabilmente il tempo che trovano. Ecco perché il Foggia dovrà provare ad approfittarne: "Siamo in una fase molto difficile, stiamo cercando di vedere come andare avanti. Riusciamo a sopravvivere senza un investitore, ma sopravvivere non è vivere. In questi lunghi mesi si sperava che i creditori istituzionali potessero darci risposte a breve termine, qualche investitore di Tacopina magari ha pensato che era meglio investire da altre parti. Questo non lo so con certezza. Difficile che gli investitori attendano tanti mesi per un progetto. L'interesse di Sigi era quello di ridurre al massimo il debito, noi non potevamo uscire dal contratto a differenza di Tacopina. Poi se quel tipo di contratto allo stato attuale non gli piace più e ne vuole fare un altro, rientra nelle sue possibilità".
Pino Autunno
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