Foggia più forte della penalizzazione

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La risposta è arrivata dal campo. Ed è stata la migliore possibile: il Foggia alla fine ha messo tutti a tacere con quei secondi 45’ tutti foga e cuore che hanno dato un senso anche alla lunga trasferta in Sicilia alla quale si sono sottoposti quel centinaio di irriducibili giunti dal capoluogo per dare un segnale di vicinanza alla squadra, dopo lo scarabocchio di fine settimana che era stato un terribile fendente al cuore.

“Uniti si vince”, vero. Soprattutto quando a dirlo sono i diretti protagonisti, gli unici ad aver titolo a parlare. Gli altri no, sono semplice contorno e farebbero meglio a tacere, anzichè fomentare continuando a sparare nel mucchio.
Il Foggia che faticosamente sta provando a mettersi alle spalle i pasticci che sono costati l’onta del -4, non ha certo bisogno dei loro piagnistei per sentirsi protetto.

Ci vorrebbe ben altro per sollevarsi dalle miserie degli ultimi giorni che hanno riportato tristemente il club nel mirino della giustizia sportiva, e messo al centro dell’attenzione un presidente sin troppo autoreferenziale che crede di fare e disfare a proprio piacimento, e che non conosce le regole del buonsenso.

La penalizzazione è un macigno che pesa maledettamente, e solo Zeman sa cosa dovrà mettere in campo di quì in avanti per convincere i suoi che, nonostante tutto, si può voltare lo sguardo verso l’alto.
Da Catania, intanto, torna una squadra che ha ritrovato alcune certezze che temeva di aver smarrito, e che sul piano dell’autostima fa un bel passo in avanti.
Aver ribaltato l’iniziale 1-0 del Massimino è un grande merito di Curcio (pardon, Sciacca) e compagni, che avranno anche approfittato del fatto che gli etnei alla distanza sono crollati sul piano fisico, ma che anche quando sembrava che il match potesse prendere una brutta piega hanno stretto i denti e resistito. Rimanendo dentro al match anche facendo leva su un pizzico di fortuna (che non guasta mai).

Poi come sempre sono gli episodi, che molto spesso indirizzano il corso di una gara, ed il Foggia è stato bravo a saperli indirizzare a proprio favore.
Contro un Catania che, a dispetto dei guai che sta fronteggiando sta mostrando una insospettabile vitalità, la squadra di Zeman dopo un primo tempo soporifero nel corso del quale ha sofferto terribilmente in mezzo al campo le ripartenze dell’avversario che riusciva sempre ad avere la meglio nei duelli uno contro uno con Maselli e Garofalo, nella ripresa complici i cambi è salita in cattedra.
La remuntada è arrivata dalla panchina, l’ingresso di Gallo e Ferrante ha dato la sveglia ai rossoneri, che si sono riversati nella metà campo avversaria sempre con maggiore determinazione trovando l’uno-due che ha messo al tappeto il Catania. Tre punti di platino, che se da un lato fanno ritrovare il sorriso, dall’altro aumentano i rimpianti per una classifica che senza l’handicap del -4 vedrebbe ora il Foggia a ridosso delle primissime.
Resta la bella reazione del gruppo che, seppure ridotto ai minimi termini, ha dato prova di compattezza.

Zeman può tirare un grande sospiro di sollievo, se questa non è ancora la squadra dei suoi desideri, comunque può essere più che soddisfatto dello spirito di sacrificio del gruppo. Che avrà pure degli evidenti limiti sul piano tecnico, ma che per impegno ed abnegazione non è secondo a nessuno.
Fallito l’esperimento Maselli, utilizzato ai lati del rientrante Petermann senza concreti risultati, e verificata l’evanescenza di Merkaj che al centro dell’attacco è stato praticamente impalpabile, adesso il boemo dovrà stringere i tempi per recuperare in fretta quanti più effettivi, l’infermeria è ancora affollata e in vista della seconda trasferta consecutiva di Campobasso di domenica prossima serviranno forze fresche per allungare la serie positiva che nel frattempo è salita a sei turni.
Per il momento, però, vale la pena godersi il successo del Massimino giunto sui titoli di coda e che proprio perché giunto in extremis ha procurato ancora maggiore soddisfazione.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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