Sono state rese note ieri in serata le motivazioni che hanno indotto il Tribunale Federale Nazionale della Figc lo scorso 11 novembre a sanzionare il Foggia con quattro punti di penalizzazione, da scontarsi nel campionato in corso.
C’era curiosità di conoscere nel dettaglio le ragioni che hanno spinto l’organo giudicante ad usare la mano pesante nei confronti del club di Nicola Canonico, che era a conoscenza del deferimento fin dal 14 ottobre scorso e che ha preferito restare nell’ombra forse sperando in una sanzione più morbida che potesse così evitare di far deflagrare il caso.
A Viale Ofanto già da qualche settimana sono al lavoro per smontare il castello accusatorio del TFN che oggettivamente sembra esagerato rispetto alle irregolarità mosse, e che pure hanno una loro logica nel rispetto di quanto prevedono le Noif, le norme organizzative interne della Figc. Il provvedimento, come si ricorderà, è scattato a seguito della cessione delle quote del club avvenuta l’state scorsa fra Maria Assunta Pintus e Canonico: due punti sono stati comminati per il ritardato deposito (24 ore) dell’atto notarile attestante il passaggio di proprietà, e altri due punti per non aver prodotto nei tempi previsti perentoriamente i documenti relativi al casellario giudiziale e ai carichi pendenti del neo-patron rossonero, e per i quali il club ha preferito produrre invece una autocertificazione.
In più il presidente Canonico è stato inibito per 6 mesi, 4 invece i mesi inflitti al vice-presidente Pintus.
L’avvocato Edoardo Chiacchio, esperto in diritto sportivo, difenderà il Foggia in appello, il secondo grado di giudizio nel quale la società rossonera spera di ottenere una sensibile riduzione della pena. “Stiamo parlando di una questione più di forma che di sostanza”, ha argomentato l’avvocato Chiacchio, che confida nella clemenza della giustizia sportiva puntando l’indice su una norma che è mutata soltanto nello scorso aprile, e che ha indotto in errore numerosi club.
Si prevedono tempi piuttosto lunghi prima di arrivare al verdetto definitivo, quello che però è certo fin da questo momento è che il club di Viale Ofanto potrà ricorrere fino, e non oltre, il giudizio di terzo grado davanti al Collegio di Garanzia del Coni.
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