Padalino: il rosso, il nero e... l’azzurro

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L’unico e solo a tutt’oggi oggi ad aver indossato la maglia della nazionale maggiore. Basta e avanza per garantirgli un posto al sole nel Foggia dei foggiani. Pasquale Padalino con la sua città ha un legame indissolubile, un cordone ombelicale impossibile da recidere.

E il suo percorso in rossonero ricorda molto da vicino quello di un altro grande ex del passato, Vincenzo Marsico, prima colonna del Foggia degli anni ‘40 e poi anche allenatore della squadra della sua città. Proprio come Padalino, che in due momenti diversi della sua carriera di allenatore si è anche accomodato anche in panchina.

Tira i primi calci nella Juventus San Michele e a 12 anni entra nel settore giovanile del Foggia. Inizialmente gioca mezzala di centrocampo, ha visione di gioco, il lancio lungo e un gran tiro, oltre a un'indiscutibile abilità nel gioco aereo. I suoi primi maestri sono Mimì Cosmano, Vittorio Nocera, il bomber del mitico Foggia&Incedit degli anni ‘60, e Roberto Balestri.

Padalino completa il suo percorso nelle giovanili rossonere con la squadra Primavera nell’88, e nella stessa stagione approda in prima squadra grazie a Caramanno, che un giorno lo vede in azione e chiede al ds Pavone chi sia quel ragazzino che in campo gioca con tanta personalità. Il giovanissimo difensore foggiano si ritrova così davanti la strada spianata, e in una stagione magica per il Foggia, che conquisterà la promozione in B, Padalino farà il suo esordio assoluto nel calcio professionistico all'età di 16 anni il 30 aprile dell’89 in un Monopoli-Foggia finito 1-1. Non sarà un esordio memorabile, ma intanto iniziava a bruciare le tappe e rompeva il ghiaccio.

La stagione successiva segna il ritorno di Zdenek Zeman a Foggia. Il boemo non ci mette molto a cambiargli posizione in campo, lo inventa difensore centrale in alternativa all’ormai stagionato Ferrante, ruolo in cui può sfruttare il suo calcio potente e la sua visione di gioco per impostare l'azione. Padalino non è un fulmine di guerra in velocità, ma sopperisce con il senso tattico, la rapidità di pensiero e la grande determinazione. Dopo 20 presenze in B, diventa titolarissimo nella stagione ‘90/91, l'anno dell'ascesa dalla B alla A in cui colleziona 25 presenze, e nella stagione seguente corona il sogno di giocare in Serie A.

L’esordio è datato 27 ottobre ‘91, quando, allo Stadio Olimpico di Roma, entra in campo all'86' per avvicendare Rambaudi. Stenta però a imporsi nella massima serie, con Zeman che gli preferisce stabilmente il più esperto Consagra. Mette insieme comunque 15 presenze, con il Foggia-rivelazione che si piazza al 9° posto finale. La stagione ‘92/93 potrebbe essere quella della definitiva consacrazione, invece nel precampionato qualcosa fra il giocatore e Zeman si rompe.

Padalino, assieme a Rosin, Codispoti e Consagra finisce addirittura fuori rosa. È il punto di non ritorno, al mercato autunnale Padalino sarà ceduto al Bologna in B, un club che gravita nell’orbita-Casillo. I felsinei attraversano un momento difficile della loro storia e a fine campionato retrocedono in C1. Il libero foggiano, che disputa 18 gare, tuttavia continua ad avere i suoi estimatori e nell'estate del ‘93 si trasferisce al Lecce, facendo così ritorno in A.

La stagione in Salento è positiva sul piano personale, visto che sarà uno dei pochi giallorossi a salvarsi dal naufragio generale. Arriva poi il momento di fare ritorno a casa, Zeman non c’è più, a guidare il Foggia ora c’è Enrico Catuzzi. Le cose però andranno male, i dauni partono bene ma poi chiudono al 16° posto e scivolano in Serie B. Per Padalino a quel punto ci sarà il passaggio in una squadra ambiziosa come la Fiorentina di Cecchi Gori: sono anni di grande crescita per i viola, che diventeranno una delle cosiddette 'sette sorelle' del calcio italiano e saranno anche le stagioni migliori della carriera di Padalino, che alla prova del nove dimostrerà tutto il suo valore.

Sotto la guida di Claudio Ranieri vince nel ‘96 la Coppa Italia e successivamente anche la Supercoppa italiana grazie all'1-2 sul Milan, partita che però non lo vede fra i protagonisti per via di un infortunio. Con i suoi compagni il difensore centrale è protagonista della cavalcata europea in Coppa delle Coppe fino alle semifinali, col Barcellona.

Le prestazioni di alto livello con la Fiorentina sospingono Padalino fino alle soglie della nazionale maggiore: indosserà la maglia azzurra durante la gestione di Arrigo Sacchi. Il Profeta di Fusignano convoca il difensore viola con l'Italia per l'amichevole di Sarajevo con la Bosnia del novembre ‘96. Mai un foggiano prima di allora si era spinto così in alto.

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