Ei fu. Alessio Curcio saluta e se ne va. C’è il Catanzaro pronto ad accoglierlo a braccia aperte e ad offrirgli un contratto sontuoso per la C. E meno male che solo dieci giorni fa in ritiro patron Canonico dava praticamente data per certa la sua permanenza...
Epilogo sotto certi versi scontato, come largamente anticipato da l’Attacco, era ormai da qualche mese che il matrimonio era in crisi, la conclusione dell'idillio fra il Foggia e Zeman è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo che le frizioni fra il giocatore ed il presidente nel corso dell’ultima stagione avevano lasciato presagire che la convivenza fra i due non sarebbe stata facile.
L'addio tumultuoso del boemo alla base della decisione di Curcio di dire basta e cambiare aria. Il Maestro ha segnato l’ultima parentesi del giocatore a Foggia. E quando il tecnico di Praga nello scorso giugno è stato messo nella condizione di andarsene, ha capito che anche lui aveva ormai fatto il suo tempo.
Certo, i soldi contano. E credere che non abbiano influito nella sua scelta finale sarebbe ingiusto. Ma oggettivamente ha fatto poco il Foggia per trattenere il suo elemento più rappresentativo, e così alla fine ha puntato i piedi Curcio, che ha mal digerito la svolta dettata dalla proprietà. Con la quale, peraltro, non c'è mai stato feeling.
Si trasferisce in Calabria a titolo definitivo, niente rescissione consensuale come invece pareva in un primo momento. Il che lascerebbe presupporre che, se non altro, per la cessione del suo capitano (il cui contratto sarebbe scaduto il 30 giugno del 2023), il Foggia avrà monetizzato qualcosa dal club giallorosso.
Va a rinforzare una potenziale concorrente nella corsa alla B il fantasista romano, il Catanzaro ha messo sul piatto della bilancia un contratto biennale da 150 mila euro. Troppi per il Foggia e Canonico, che pare fosse disposto ad alzare la posta ma non di molto per soddisfare le richieste dell'ormai suo ex capitano.
Curcio oggettivamente non ha tutti i torti: la scorsa stagione era il leader del gruppo. Oltre che il calciatore più pagato. O quasi. Lo scenario adesso è profondamente mutato: con gli ingaggi d'oro e i contratti biennali disseminati a destra e manca, il fantasista si è ritrovato dall’oggi al domani in una situazione di comprensibile disagio, e con il contratto in scadenza.
Inevitabile che abbia bussato a denari e chiesto un robusto ritocco. A maggior ragione dopo che Catanzaro e Pescara si sono insistentemente fatte avanti promettendogli ponti d’oro. E così se ne va senza rimpianti colui che è stato il leader incontrastato dell'ultimo biennio da queste parti con le 75 gare cumulate ed i 29 gol realizzati, che sono stati linfa vitale per il Foggia: sostituirlo non sarà semplice.
E non tanto nel cuore dei tifosi, che presto se ne faranno una ragione nel nome dell'attaccamento a quella maglia che non consente di avere idoli. Quanto sul piano squisitamente tattico, perché ora nel 4-2-3-1 di Boscaglia anche se sarà l'ultimo arrivato Schenetti ad ereditarne ruolo e compiti, nella trequarti da sogno che pareva potesse prendere forma, ora c'è un buco che va colmato.
E non certo con un giocatore qualunque. Curcio per il Foggia è stato estro e fantasia, l'uomo che con le sue giocate era in grado di decidere gare che andavano appiattendosi. Pochi in C come lui.
Oltretutto la sua partenza imporrà al club di cautelarsi anche nel ruolo di punta vertice con l'arrivo di un attaccante col vizio del gol per essere realmente competitivi ai massimi livelli.
Ma l'addio di Curcio presta il fianco anche a un altro tipo di risvolto che si presta ad un’altra inevitabile riflessione: dodici mesi dopo si chiude inesorabilmente la parentesi che Zeman aveva inaugurato nel segno delle idee e del rinnovamento.
Praticamente azzerato il progetto tecnico con le mancate riconferme di Alastra, Martino, Rocca, Garofalo, Di Paolantonio, Gallo, Merola e Ferrante. E di cui Curcio è stato fino a ieri l'ultimo baluardo.
Squadra smembrata e ricostruita dalle fondamenta, con l'obiettivo dichiarato di migliorare il settimo posto finale dell'ultima stagione e di puntare ad una stagione di vertice. Questo almeno nei propositi della vigilia.
Dopo il divorzio da Curcio, ora sul tavolo restano da discutere i rinnovi di Petermann, Sciacca e Di Pasquale, il trio di pezzi pregiati dell’ultima stagione che il Foggia ha tolto per tempo dal mercato. E coi quali adesso bisognerà trovare un’intesa per evitare nuovi e dolorosi mal di pancia.
Il campo dirà se le scelte premieranno la strategia messa in campo dal patron. Che di coraggio ne ha da vendere, ma che ora a poco meno di 20 giorni dalla chiusura della prima fase di mercato deve dare segnali di vitalità e di concretezza. Lo meritano soprattutto i 3mila abbonati che ad oggi hanno dato un segnale importante di vicinanza al Foggia. E a Canonico.
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