Perdente di... successo. Nicola Canonico a Foggia finora è stato questo. Nei tre anni e mezzo di gestione dell’imprenditore di Paolo del Colle le inversioni ad U sono state frequenti. E non certamente dettate da una chiara prospettiva di calcio dal punto di vista organizzativo e tecnico, ma piuttosto da repentini cambi di umore, spesso legati alla contingenza del momento. Il progetto-Brambilla ne è l’ultima riprova: presentato in pompa magna nei primi giorni di luglio con il placet del ds Domenico Roma, è miseramente naufragato dopo appena sei turni di campionato senza tener conto delle tante attenuanti che dovevano essere concesse al tecnico di Vimercate.
“Sono convinto che con Roma e Brambilla si possa aprire un ciclo. La cosa che mi ha fatto piacere è che Brambilla lo abbiamo scelto insieme ed era l’unico nome che avevamo in cima alla lista dei desideri”, così parlò Canonico alla presentazione del tecnico proveniente dalla Juventus Next Gen. Allestita una rosa che aveva bisogno di tempo per essere portata ad una condizione fisica accettabile per volere dei vertici societari, appare chiaro come tra allenatore e società presto si sia creata una frattura, diventata insanabile dopo le prime battute a vuoto della squadra.
“Sulle scelte tecniche non siamo entrati nel merito. Mio padre fa il mercato con il DS ed il tecnico”, disse Emanuele Canonico nella sessione di mercato invernale della scorsa stagione. Una contraddizione di fondo evidente: il Presidente non entra nelle scelte tecniche, eppure fa il mercato in prima persona.
Pare essere proprio questo il vulnus attorno al quale il Foggia sembra non riuscire a districarsi. Solitamente le scelte tecniche vengono operate da un direttore sportivo su indicazione dell’allenatore, magari sotto la supervisione di un direttore generale capace ed esperto, con il presidente che deve avallare le operazioni dal punto di vista economico dando ai propri collaborati un budget di riferimento. Se tale prassi viene in qualche modo contaminata da ingerenze e manie di protagonismo, si assiste ai continui cambi di rotta.
Gli stessi ai quali siamo stati abituati in queste ultime stagioni. Si era partiti da Zeman e Pavone (silurati perché non intendevano scendere a compromessi), passando per i cinque tecnici della stagione ‘22/23 che hanno portato in maniera fortuita e casuale alla sciagurata doppia finale di Lecco per la promozione in B, fino alla tragicomica scorsa stagione con Cudini chiamato a guidare un gruppo eterogeneo e mal assortito, e poi rispedito a casa a dicembre per dare libero sfogo ai mal di pancia di uno spogliatoio che si era schierato dalla parte di Vacca e Coletti. I quali avrebbero dato vita ad uno degli interregni più scombinati della storia rossonera. Quindi a fine gennaio il dietrofront con il ritorno di Cudini per salvare una barca che stava pericolosamente sprofondando in classifica.
In estate si pensava che gli errori del passato avessero portato ad un ravvedimento della sfera sportiva, ma dopo appena sei gare si è tornati all’antico: cambiare, senza nessuna prospettiva.
Abortito in poco più di due mesi il “ciclo Brambilla” si è scelto di puntare su un tecnico che ha una visione diametralmente opposta a quella del tecnico brianzolo, Eziolino Capuano di sicuro mira più alla concretezza ed al risultato rispetto all’estetica. Ma la domanda che sorge spontanea è: la rosa costruita per Brambilla, sarà adatta al calcio che vuole attuare Capuano?
Una cosa è certa: il tecnico nativo di Salerno non è persona che scende a compromessi, e di sicuro quando ha deciso di sedersi al tavolo con patron Canonico avrà posto delle condizioni anche su quello che sarà il mercato di gennaio, che gioco-forza comporterà l’ennesima rivoluzione dell’organico per adattare il gruppo squadra alle idee dell’ex timoniere del Taranto, condotto al secondo posto in classifica sul campo nell’ultimo campionato.
In questo momento le lacune appaiono evidenti: appare abbastanza chiara la mancanza di un centrale di difesa per poter attuare in maniera concreta la difesa a 3, uno dei marchi di fabbrica del calcio di Capuano. Ecco perché si starebbe rivalutando la posizione di Marzupio, al momento fuori lista ed ancora alle prese con il recupero dall’infortunio patito più di un anno fa.
Il club in queste ore starebbe valutando se il calciatore in tempi brevi possa tornare realmente a disposizione, prima di ricorrere eventualmente al mercato di riparazione.
A centrocampo manca poi un giocatore capace di dettare il cambio di passo ed alla costruzione, con gli attuali effettivi tutti dotati dal punto di vista tecnico ma poco inclini a dettare le trame in mezzo al campo.
Davanti, infine, si registra una preoccupante ammucchiata, con otto uomini in lizza per tre posti. Alcuni di questi probabilmente sono fin da ora destinati a cambiare aria, su tutti i giovani Ascione e Sarr che difficilmente Venezia ed Inter lasceranno in Capitanata, visto il loro scarso impiego. Alle viste tra poco più di due mesi l’ennesima rivoluzione, con il lungo elenco dei calciatori passati da Foggia che sarà necessario aggiornare.
Dopo una decina di allenatori, 5 direttori sportivi e circa 120 calciatori con almeno una presenza all’attivo, ancora non è chiaro che tipo di progetto calcistico si intende costruire.
(Foto F. Antonellis)
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