Un riferimento statistico per inquadrare il momento-Foggia: il Potenza allo Zaccheria prima di domenica scorsa aveva vinto una sola volta nella sua storia, ormai 87 anni fa (24 aprile ‘38, Foggia-Potenza 0-1).
Certo poi le statistiche sono fatte per essere smentite, ma essere incappati in una sconfitta così beffarda, che brucia per il modo in cui è arrivata contro una squadra che si è confermata di statura superiore a quella rossonera, accresce i rimpianti.
Ma accorcia anche sensibilmente la forbice che storicamente è sempre esistita fra le due formazioni. Un preoccupante segnale dei tempi che cambiano e che non depone certamente a favore del Foggia. Che da ormai qualche stagione sta perdendo appeal, e che nel rocambolesco 3-4 di domenica scorsa ci ha messo molto del suo.
Andare inizialmente sotto di due gol, poi riuscire a ribaltarla, restare colpevolmente in nove e concedere sul filo del gong il controsorpasso a un Potenza che in avvio di ripresa sembrava alle corde, ha infatti fornito con l’evidenziare una volta di più i limiti caratteriali (oltre che strutturali) di una squadra alla quale Luciano Zauri sta tentando di infondere nuove certezze. Che si scontrano però con alcune carenze d’organico che qua e là emergono distintamente.
Col Potenza il Foggia ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, la prestazione di Salines e soci in alcuni frangenti è stata commovente per impegno ed ardore agonistico. Non era per nulla semplice rimettere in sesto una gara che dopo mezz’ora pareva virtualmente chiusa, eppure i rossoneri nel giro di 120” erano riusciti a riprenderla per i capelli accendendo l’entusiasmo dei tifosi che, dopo l’Avellino, speravano di veder cadere un’altra big del girone.
Sul 3-2 in avvio di ripresa nessuno avrebbe scommesso un cent sulla riscossa dei lucani, eppure lo sforzo del Foggia non è bastato, perché ancora una volta sono stati gli errori dei singoli a determinare una sconfitta che avrebbe potuto tranquillamente essere evitata. Ed è inutile aggrapparsi ad alcuni presunti torti arbitrali che avrebbero orientato il risultato finale (i dubbi su almeno una espulsione e sul gol del possibile 4-2 annullato a Parodi persistono, ndr), perché c’è stato un momento in cui il Foggia poteva portare dal suo lato l'inerzia del match, ed invece colpevolmente non ha saputo approfittarne. Prima con Emmausso, subito dopo aver agguantato il 2-2, e poi con Gala: in entrambi i casi gli errori sottomisura sono stati madornali ed hanno graziato un Potenza che dopo una prima mezz'ora scintillante era sensibilmente calato al punto da ridursi col fiatone.
Il rovescio della medaglia dice anche altro: nella lettura della partita, infatti, si perpetuano disattenzioni che costano puntualmente caro. Il Foggia continua a prendere gol in fotocopia, anche col Potenza è arrivata l’immancabile rete subita sugli sviluppi di un calcio d’angolo e poi con palla persa in ripartenza e con la squadra sbilanciata nella metà campo avversaria.
Situazioni che inevitabilmente chiamano in causa Zauri che sinora non è riuscito a correggere gli errori e che per la verità negli ultimi 90’ non è stato nemmeno più di tanto tempestivo nel sostituire Felicioli, che sin dalle prime battute del match era apparso a malpartito col diretto avversario soffrendone la personalità. E che poi ha pagato a caro prezzo quella leggerezza difensiva che in avvio di ripresa gli è costata l’espulsione.
Il tecnico abruzzese ha poi ammesso nel post-gara con grande onestà le proprie responsabilità, ma ciò non toglie che dalla panchina la sua lettura avrebbe dovuto essere più efficace. Soprattutto nei frangenti in cui la gara può prendere una determinata piega anziché un’altra una lettura anticipata può fare la differenza.
Resta la delusione per un ko che inevitabilmente si porterà dietro qualche polemica di troppo, lo stop col Potenza probabilmente scrive anche la parola fine ad un possibile inserimento dei rossoneri nella griglia playoff. Che al momento dista 4 punti, divario che tutto sommato con 10 gare ancora da giocare potrebbe essere ancora colmabile. Ma tutto in questo frangente resta aleatorio, in considerazione del terremoto che a breve sconvolgerà la classifica e che, a meno di clamorose sorprese, a seguito dell’esclusione contemporanea di Taranto e Turris dovrebbe privare i rossoneri di 9 punti. Che riscriveranno con ogni probabilità una stagione che già di per sé è tutta da dimenticare e che indirizzeranno verso l’unico reale obiettivo perseguibile fino alla fine: la salvezza.
Difficile, oggettivamente pensare ad altro. Alla luce di un tredicesimo posto attuale che tiene i rossoneri sì al di sopra della linea di galleggiamento. Ma che è ampiamente al di sotto delle aspettative iniziali, che avrebbero dovuto vedere Salines e compagni competere per le posizioni di vertice, e non certo per quelle di rincalzo.
Ma se il Potenza passa a Foggia dopo 87 anni e precede adesso i rossoneri addirittura di 11 lunghezze, qualcosa vorrà pur dire. Oppure no?
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