Stasera c’è Cerignola-Foggia, due mondi agli antipodi: padroni di casa favoriti ma occhio a Salines&Co

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Brividi. Un derby di Capitanata così non si è mai visto finora, e stasera (ore 20.45) al Monterisi Cerignola e Foggia promettono scintille. Da una parte c'è una squadra, quella di casa, che sorprendentemente è in testa e sogna ad occhi aperti la B, dall'altra c'è la formazione rossonera che è a distanza siderale dalla capolista, ma che almeno per una notte vorrebbe tanto dimostrare che lo scettro della leadership di provincia, ceduto nelle mani dei cugini, è solo una questione temporanea. 

Ci sono al momento 28 punti che dividono le due formazioni in classifica, ed è in questa forbice che si condensa la stagione di due squadre che oggi sono agli antipodi in tutto e per tutto. 

Di là c'è una realtà che in questi anni ha fatto passi da gigante e che adesso viene disegnata come un’isola felice nel panorama di terza serie: in soli dieci anni Cerignola ha scalato le classifiche risalendo dalla Prima Categoria fino alla C che sono valse anche quattro promozioni. La quinta, che diventerebbe storica, spera di raggiungerla entro il prossimo aprile, possibilmente senza passare attraverso la lotteria dei playoff. 

Una intima speranza che non è detto non si materializzi in una progressione impressionante nata nel segno della famiglia Grieco, che ha saputo con lungimirante programmazione portare il calcio ofantino lì dove mai si era issato. Struttura agile e moderna quella dell’Audace, che fa leva su pochi ma qualificati professionisti, così è stato possibile nell'ultimo quadriennio non solo azzerare il gap storico  con Foggia, ma diventare punto di riferimento principale in Capitanata. 

Un decennio fa, nel '14, Foggia in C sotto la presidenza di Fabio Verile tornava ad infiammarsi di entusiasmo grazie all’empatia straripante di un tecnico in rampa di lancio come Roberto De Zerbi, che pareva poter aprire un ciclo di nuovi successi. E così sarebbe stato, se di mezzo non si fosse messo il fato che in qualche modo ha cambiato il corso della storia con il repentino cambio di proprietà e l'avvento dei fratelli Sannella, il doloroso avvicendamento in panchina con Stroppa ed il ritorno in B. 

Prima dell'eclissi totale e di un nuovo ed inevitabile fallimento che ha chiuso il breve periodo del Rinascimento del calcio foggiano. Epilogo amarissimo prima del buio e dell'inerzia che arriva fino ai giorni nostri e a una inarrestabile discesa che l'ultimo quadriennio della gestione Canonico ha reso ancora più evidente.  

Fra il primo posto del Cerignola ed il tredicesimo attuale del Foggia ci sono due mondi opposti: il sorpasso oltre che nei numeri è nei fatti, ed il timore che il declino del calcio a strisce rossonere sia destinato a non arrestarsi è sempre più concreto.  

Se oltretutto 6 delle ultime 7 sfide fra rossoneri e gialloblù hanno puntualmente registrato la vittoria dei cugini ofantini qualcosa vorrà pur dire: a parte il ribaltone della stagione '22-23 nella gara di ritorno dei playoff, infatti, solo delusioni a ripetizione per il Foggia che, si sia giocato al Monterisi o allo Zaccheria, ha sempre ceduto l'intera posta in palio. 

Curiosamente nel computo recente nemmeno un pari, che pure nel derby è un risultato spesso usuale, sono addirittura 16 i gol finiti sul groppone del Foggia in quest'ultimo scorcio che è tutto da dimenticare. 

È ormai dal '19 che i satanelli non passano al Monterisi (0-1 in D, gol di Campagna, era il 29 settembre), da quando le due squadre si sono ritrovate in C è stato un autentico supplizio per i dauni. Un segno inequivocabile dei tempi che cambiano, e di una inversione di tendenza che parte da lontano. Da una visione complessiva nettamente antitetica fra due piazze che mai avrebbero pensato un giorno di entrare in competizione. 

A Cerignola ora c'è un direttore sportivo che risponde al nome di Elio Di Toro che dopo la parentesi di Pazienza ha investito con successo su Raffaele, dopo il passaggio a vuoto di Ivan Tisci che non ha risposto alle aspettative. Da un anno ormai il tecnico siciliano guida con mano sicura un gruppo che, mattone dopo mattone, è diventato altamente competitivo. Al punto da diventare il più autorevole candidato al salto di categorie. Al fianco del ds illuminato c’è Gianni Francavilla, l'eminenza grigia del club, il dirigente che ha sotto controllo i conti e che è una risorsa preziosissima per la proprietà. Che ha investito sugli uomini e sulle professionalità, prima di badare all’allestimento di una rosa di livello. 

Di Toro e Francavilla avrebbero fatto comodo, molto comodo al Foggia in un frangente in cui si gettavano le basi per la ripartenza. E invece pur avendo i due significativi trascorsi in rossonero, si è preferito farli emigrare altrove. 

Se a 35 km dal capoluogo ora un po’ tutti fanno la fila per esserci, da Foggia gli uomini di calcio da qualche tempo scappano: è stato così con Zeman e Pavone prima, poi con Gallo e Lauriola, fino a Delio Rossi. Andrà a finire così anche con Luca Leone e Luciano Zauri, è già scritto. 

Risorse che avrebbero potuto dettare la svolta e che si è messi nella condizione di battere in ritirata. Sette tecnici e 5 direttori sportivi a libro paga la dicono lunga su un progetto che è abortito ancor prima di partire. 

Certo poi c’è il rovescio della medaglia, Cerignola non è Foggia, il bacino di utenza nel centro ofantino è quello che è, ed è forse l'unico vero cruccio col quale deve fare i conti patron Nicola Grieco che a fronte degli investimenti e delle ricadute positive sul territorio si aspettava  un riscontro diverso dai circa 3mila aficionados che sostengono abitualmente l’Audace. 

In compenso c'è una imprenditoria fertile che non fa mancare il suo sostegno, sono numerosi e fedeli negli anni i partner che abbinano il loro nome a quello dell’Audace Cerignola,  rendendo così più agevole e sostenibile lo sforzo dei Grieco. Che guardano a Foggia sempre come ad un Eldorado inesplorato e con un pizzico di nostalgia, perché nel capoluogo hanno mosso i primi passi nella loro fiorente attività, e perché a questa squadra e a questa maglia restano sempre sentimentalmente legati. 

Il passato non si dimentica, ma il presente è un tuffo al cuore che regala emozioni inenarrabili perché questo Cerignola è adesso orgoglio di famiglia e va protetto da qualunque tipo di contaminazione. Una bella favola che fa bene a questo calcio malato di cui proprio la terza serie è specchio fedele. 

Al netto di tutte le possibili narrazioni e valutazioni possibili, il gap che in questo momento storico il Foggia deve colmare coi cugini è ampio, e va oltre quella che dice l'attuale posizione di classifica delle due squadre. E Nicola Canonico c’entra fino ad un certo punto: quì, dove un tempo un certo Arrigo Sacchi ai tempi di Zemanlandia disse che albergava l'Università del Calcio ora ci sono solo macerie. A dispetto di una tifoseria che imperterrita continua a credere alla favola di una risalita che ogni anno si fa sempre più dura ed impervia. 

"Il periodo d’oro del Cerignola è destinato presto ad esaurirsi, accadrà come per il Manfredonia di qualche anno fa, presto le gerarchie saranno ristabilite", è il refrain che spesso ultimamente si fa largo negli ambienti rossoneri che vivono il magic-moment dell'Audace con un pizzico di comprensibile gelosia.
Sarà davvero così? 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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