Ottocentosessantasette chilometri ed 8 ore di viaggio abbondanti dividono Foggia da Biella, la più lunga trasferta della stagione. Probabilmente anche la più insignificante ai fini della classifica, coi rossoneri che non hanno più nulla da chiedere. Se non di chiudere dignitosamente, senza rimetterci pure la faccia. Biella è la casa della Juventus Next Gen, che gioca le sue gare interne davanti a pochi intimi, in media abbondantemente al di sotto delle mille unità, ma col Foggia la soglia potrebbe essere superata perché da Torino e zone limitrofe sono tanti i tifosi rossoneri residenti al Nord che potrebbero essere presenti al Pozzo-La Marmora. In ogni caso molti di meno di quelli che avrebbero potuto essere se la formazione di Zauri non fosse in caduta libera.
Incrocio in ogni caso pericoloso quello di Biella, il Foggia sta per ritrovare Massimo Brambilla, il tecnico col quale avrebbe dovuto intraprendere l'estate scorsa un percorso virtuoso, eppure accantonato in tutta fretta dopo solo 6 giornate di campionato. E la miseria di 5 punti, che hanno suggerito di correre ai ripari per invertire il trend negativo.
Era il 25 settembre scorso quando il Foggia dopo il 4-0 di Benevento, nel turno infrasettimanale allo Zaccheria cadeva sotto i colpi del Giugliano (1-2), e patron Nicola Canonico nel post-gara in diretta TV dava il benservito al suo allenatore: “Non devo analizzare solo la gara di oggi, anche se abbiamo lottato fino alla fine. Siamo la peggior difesa con 12 gol subiti. Penso di aver allestito un organico importante. I complimenti mi sono arrivati da fuori: essere umiliati in questo modo, no. Mandare via Brambilla è una scelta obbligata. Mi sarei aspettato le sue dimissioni dopo queste brutte figure, invece così non è. Prendere tanti gol e subite tre sconfitte in sei partite è da folli per la squadra che abbiamo. Un esonero è sempre un fallimento del club. Chiedo scusa ai nostri tifosi, con la massima umiltà. Ci siamo rialzati dopo Boscaglia e ci rialzeremo anche dopo Brambilla. Ora però occorre un allenatore che abbia personalità e dominio dello spogliatoio”.
Canonico aveva già deciso di virare su Capuano, Brambilla rappresentava il passato ancor prima di affrontare il Giugliano, l'intesa sulla parola con Eziolino era stata già raggiunta ad inizio settimana a Manfredonia. E l’inopportuna presenza in tribuna del tecnico lucano la sera del match coi campani suonava come bocciatura anticipata per Brambilla.
Un film già visto a Foggia, solo il 21 giugno precedente il tecnico brianzolo avviava la sua nuova avventura in rossonero. E dopo appena 97 giorni gli veniva sbattuta la porta in faccia. Secondo un consolidato cliché, sarebbero ricadute su di lui tutte le responsabilità dell'avvio-horror del Foggia in campionato. Per tutti pagava Brambilla, che aveva l'unica grande colpa di aver assecondato in estate scelte di mercato inadeguate e di essersi ritrovato a dover gestire da solo uno spogliatoio che aveva registrato qualche mal di pancia di troppo. Con un ds come Roma ed un responsabile dell'area tecnica come Belviso incapaci di dare un adeguato supporto ad un allenatore giovane ed inesperto, e che pure a sprazzi aveva dato una identità ad un gruppo eterogeneo ed incompleto in alcuni ruoli-cardine.
Brambilla avrebbe meritato di essere sostenuto nel suo percorso di crescita professionale e non mandato allo sbaraglio, rimbombano ancora le parole del patron in quel 5 luglio scorso che sembrava inaugurare una nuova era in casa Foggia: “La società sarà vicino al ds e all’allenatore soprattutto nei momenti di difficoltà. Abbiamo un’esperienza pregressa di 4 anni, abbiamo un quadro di idee molto chiaro. Senza le ambizioni non si va da nessuna parte. Con Brambilla vogliamo tornare ad essere ambiziosi”. Così parlava Canonico dopo aver rilanciato il suo progetto che nelle premesse pareva intrigante. E che poi si sarebbe rivelato un flop. Soprattutto perché ad un allenatore in rampa di lancio avrebbe affiancato figure di secondo piano, affidandosi al proprio istinto e investendo su professionalità sbagliate. Ci ricascava puntualmente il patron, e ne avrebbe pagato le inevitabili conseguenze.
Il destino talvolta però è ineluttabile, nessuno avrebbe mai immaginato che la cacciata di Brambilla da Foggia avrebbe potuto riaprirgli le porte della Juve. Accade infatti che i bianconeri proprio nel giorno del debutto di Zauri incappino allo Zaccheria nell'ennesima sconfitta, che finisce col costare l'esonero di Paolo Montero. Curiosamente la scelta sul nome del suo sostituto ricade sull'ex tecnico del Foggia. Fresco di esonero, ma con tanta voglia di rivalsa.
E così il ritorno di Massimo Brambilla in quattro e quattr’otto restituisce alla formazione bianconera quella solidità perduta nei mesi precedenti. E i numeri dal suo ritorno marchiano una netta inversione di tendenza: tra fine settembre e inizio novembre la Juve era reduce da sei ko di fila che avevano relegato la squadra al fondo della classifica.
Col Brambilla-bis la svolta: la rentrée si inaugura con un altro ko col Crotone (2-1), ma da quel momento in poi arriva una striscia di 13 risultati utili che rimettono in carreggiata la squadra e la rilanciano prepotentemente in classifica. Fino ad aprirle l'opzione playoff. Che le tre sconfitte nelle ultime tre (con Avellino, Team Altamura e Latina) hanno appena scalfito.
La decima piazza al momento solo per differenza reti è ad appannaggio della Cavese, domani il match con il Foggia è una occasione troppo grande per lasciarsela sfuggire. Per Brambilla invece questi 90’ serviranno anche a smentire chi non ha creduto in lui. A Canonico staranno fischiando le orecchie…
(Foto: Juventus.com)
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