Come il 25 aprile. Il giorno dopo è ancora più...friccicarello. E a prevalere è quel senso di sollievo che segue ad un periodo di sofferenza. L'abbandono di Nicola Canonico, che giunge con il Foggia impelagato a pieno titolo nella lotta per evitare i playout, se da un lato inquieta perché apre scenari ancora tutti da scrivere sul futuro rossonero, dall'altro ha il sapore della liberazione. Per un ambiente che ormai era saturo, e non ne poteva più dei continui inciampi di una proprietà che in questo quadriennio si è distinta soprattutto per la sua presunzione ed arroganza. Anche al culmine della sua impopolarità Canonico anziché assumersi le proprie responsabilità ha scaricato su altri colpe di cui dovrebbe farsi carico. E a finire sotto gli strali dell'ormai ex presidente sono stati Luca Leone e Luciano Zauri, gli uomini chiamati ad invertire il pericoloso trend della prima parte di stagione che il patron aveva chiamato al capezzale del Foggia dopo la breve e sanguinosa parentesi di Eziolino Capuano ("il più grande errore della mia gestione", l'ha definito l'imprenditore di Palo del Colle).
Toccherà proprio a ds e tecnico in questa fase di vuoto societario ricompattare una squadra che, sarà anche un caso, proprio da quando ha fiutato la precarietà dei due suoi principali punti di riferimento ai quali si era aggrappata da novembre in poi, è evaporata. Con il disimpegno di Canonico che ricorda in tutto e per tutto nel suo epilogo le sue precedenti e poco edificanti avventure calcistiche, si apre adesso un frangente assai delicato in casa Foggia. In cui da un lato bisognerà guardare con preoccupazione al campo e agli ultimi tre impegni nei quali Salines e soci dovranno racimolare almeno altri 3 punti per mettere al sicuro la salvezza, e dall'altro comincino a delinearsi quelli che potrebbero essere i possibili futuri assetti societari.
Fino alla fine Canonico ha negato qualunque tipo di approccio che apra spiragli incoraggianti, ma è chiaro che ha bleffato perché nell’ombra qualcosa di concreto ha cominciato a prendere forma. A dispetto delle sue previsioni catastrofiche. È chiaro che adesso bisogna passare alle vie di fatto, è in questo momento che deve emergere l'orgoglio foggiano e di una imprenditoria che finora è stata silente, ma che sottotraccia non ha mai smesso di guardare al Foggia con un trasporto emotivo particolare. Il momento è propizio per dettare la svolta, pur con tutti gli incagli del caso. Ed i paletti fissati da Canonico, che per togliere definitivamente il disturbo chiede la luna.
Stiamo parlando di una cifra molto vicina ai 6 milioni di euro che, non è escluso, è destinata a lievitare. E dietro la quale si nascondono inevitabili alcuni coni d’ombra che andranno chiariti nelle sedi opportune. Come ad esempio l’1.8 milioni di euro fissato come risarcimento dovuto per subentrare e che Canonico vorrebbe far passare come la cifra sborsata all’epoca per rilevare il pacchetto di maggioranza di Maria Assunta Pintus. Cifra in realtà mai onorata, in quanto all’imprenditrice sarda fu riconosciuta solo una tranche di 500mila euro prima di intraprendere il tortuoso iter giudiziario ancora in essere.
Bisogna in ogni caso fare presto, perché alle porte c'è già una scadenza che bussa ed è quella del 16 aprile prossimo in cui dovranno essere versati emolumenti e contributi che dovrebbero ammontare a oltre 200mila euro. Impegno che l’attuale proprietà disattenderà e che farebbe scattare una penalizzazione da scontarsi però nella prossima stagione. Una sorta di ricatto rispetto ad una deadline della quale dovrebbero farsi carico i possibili nuovi investitori che finora sono stati semplici spettatori e che a breve dovrebbero diventare attori protagonisti. Con tanto di proposta ufficiale alla quale dovrà essere tolta i veli e che sarà necessario sbandierare ufficialmente.
Canonico, che anche nel giorno dell'addio è stato irrispettoso nei riguardi di una città e di una tifoseria che pure lo avevano accolto a braccia aperte dribblando la contestazione e la sala-stampa per un confronto in presenza, da Modugno lunedì sera è stato categorico: "Mollo, ma il Foggia non lo regalo". Una minaccia che ora inevitabilmente aprirà un braccio di ferro con gli interlocutori che, si spera, si paleseranno all'orizzonte per tentare la scalata al club. Quanto tempo occorrerà per una schiarita è difficile dirlo, importante nel frattempo che si sia aperto un fronte sul quale adesso si potrà lavorare di lena e in prospettiva.
Il patron, nel frattempo, ha lanciato il suo personale guanto di sfida all'ambiente, convinto com'é che dopo di lui ci sia il nulla. Ecco perché ora serve un atto d'amore e di fede. Ma fino al 26 aprile la precedenza assoluta va data al campo, perché c'è da preservare la categoria, innanzitutto. Poi sarà tempo che anche le istituzioni diano il loro contributo per facilitare un cambio al vertice che, si spera, riconsegni il Foggia ai foggiani.
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