Foggia Calcio in caduta verticale, spettro playout dietro l’angolo: c’è spazio e tempo per rimediare

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La caduta è verticale. Ed appare ormai chiaro che sia figlia della strategia occulta di una proprietà che con i suoi ricatti tiene sotto scacco una città ed una tifoseria. Che assistono impotenti all’inarrestabile declino della loro squadra. Il Foggia non c’è più, è dal derby col Cerignola che si è volatilizzato, da quando cioè il patron ha inferto la spallata decisiva alle ambizioni di un gruppo che, pur fra mille difficoltà, sperava ancora di rientrare nel giro playoff. 

Il caso-Vezzoni esploso all’improvviso, nel mentre i rossoneri stavano profondendo il massimo sforzo per rientrare fra le prime dieci, è emblematico del clima che si respira all’interno di uno spogliatoio che è una polveriera, sempre in fibrillazione e alla ricerca di un equilibrio interno. 

Una stagione racchiusa in 180’: si è ridotto a questo il Foggia di Luciano Zauri che lunedì sera ha infilato il quinto ko consecutivo  e che si ritrova ora nella condizione di giocarsi tutto contro Messina e Picerno, le due ultime avversarie di stagione che propone il calendario. 

Situazione delicatissima in casa rossonera, come non la si ricorda da tempo, e che presenta diverse analogie con la stagione ‘09-10 l’ultima della gestione Capobianco & co. Che ebbe il suo epilogo nel drammatico play out col Pescina col guizzo sui titoli di coda di Caraccio che evitò il tracollo in D.  

A Crotone (così come precedentemente a Cerignola) e a Biella con la Juventus Next Gen lo stop era prevedibile. E’ con Cavese e Casertana, due avversarie sulla carta abbordabili, che bisognava andare a punti. E invece sono arrivati altri due pesanti rovesci che hanno fatto scattare l’allarme, il gruppo sempre più isolato ed in preda ad una crisi di rigetto è caduto in trance, anche perché nel frattempo Canonico ha fatto come Ponzio Pilato scaricando su squadra e staff tecnico precise responsabilità che invece sono tutte sue. Inevitabile il patatrac.  

Lunedì sera a Crotone il Foggia ha retto per un tempo, durante il quale non è dispiaciuto per applicazione e atteggiamento: ma di fronte alle prime difficoltà si è disunito commettendo i soliti banali errori che stanno punteggiando questa parte finale di stagione. E così il Crotone, senza strafare, ne ha approfittato, mettendo a nudo i limiti di una formazione che nell’ultimo mese è andata incontro ad una imprevedibile involuzione che ha minato tutte le certezze di Salines e compagni. I quali, nonostante tutto, credono di chiudere il cerchio sabato prossimo: “Battere il Messina a questo punto diventa un obbligo nei riguardi della città e dei tifosi”, ha detto il capitano lunedì sera nel post-gara di Crotone, alimentando così le speranze di una salvezza che a questo punto, se arriverà, sarà solo per il rotto della cuffia.

Svuotato e in preda ad una crisi di identità, il Foggia adesso deve dar fondo alle residue risorse psico-fisiche per evitare che l’ennesima stagione dei tormenti si trasformi in un vero e proprio incubo. Venirne fuori non sarà semplice, sabato prossimo col Messina sarà una sorta di finale senza appello da non fallire assolutamente. Perché deve portare in dote quei punti necessari per garantirsi la sopravvivenza. Prima ancora che la permanenza in C.

Sarà fondamentale la tenuta mentale di un gruppo che, com’è noto, non ha grande personalità e che dovrà reggere le pressioni che inevitabilmente affioreranno nei giorni a venire. 

C’è ancora spazio e tempo per rimediare alle nefandezze di una annata tutta da dimenticare,  ma a questo punto è la squadra che deve farsi carico della responsabilità di mettere definitivamente sottochiave la salvezza. 

Da qualunque angolazione la si guardi, la sfida col Messina mette i brividi.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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