Nicola Canonico contro tutti. Il presidente dimissionario che dallo scorso 1 aprile ha posto al vertice del Foggia l’amministratore unico Michele Bitetto e che starebbe meditando la messa in liquidazione del club non iscrivendolo al prossimo campionato, ormai veste i panni della vittima. E non perde occasione per replicare a chiunque ne evidenzi le frequenti magagne.
Ieri l’ormai ex patron si è scagliato anche contro la Rai e i contenuti di un servizio andato in onda lunedì sera nel corso di 90° Minuto: “Ritengo doveroso, attraverso il presente comunicato, ristabilire la verità dinanzi a un racconto televisivo vomitevolmente distorto, omissivo e lesivo della mia persona e del mio operato. Il servizio in questione ha diffuso un’immagine falsa e manipolata del mio percorso alla guida del Foggia, descrivendomi come un presidente che “chiude i rubinetti” e “abbandona la squadra”, senza alcuna contestualizzazione, e soprattutto ignorando deliberatamente fatti gravi, oggettivi e penalmente rilevanti. Chi oggi parla con leggerezza di “contestazioni della tifoseria” dimentica – o finge di dimenticare – che quanto accaduto negli ultimi mesi non ha nulla a che vedere con la critica sportiva. Ciò che io e la mia famiglia abbiamo subito è stato un attacco personale continuo, violento, volgare e disumano. Mi sono trovato davanti a striscioni e cori offensivi, insulti personali, messaggi pieni di odio, diffusi con sistematicità e tollerati in modo colpevole - prosegue Canonico -. Un clima di odio sociale che ha superato ogni limite, trasformando la gestione di una squadra di calcio in una questione di sopravvivenza umana e familiare. Questo non è calcio. Non è tifo. Non è passione. È violenza psicologica travestita da dissenso, e chi ha contribuito a legittimarla porta su di sé una responsabilità storica e civile pesantissima. In questo clima nessun imprenditore, nessun padre, nessun essere umano può proseguire serenamente. Ecco perché – al netto degli attacchi giornalistici – ho scelto di chiudere il mio ciclo, lasciando una società sana e in regola, ma prendendo le distanze da un ambiente diventato inaccettabile”.
Un presidente dimissionario che replica attraverso una nota ufficiale del club si configura come l’ennesima contraddizione dell’imprenditore di Palo del Colle. Che prova ad aggrapparsi sugli specchi dopo che anche ieri ha ribadito di non rispettare gli impegni e la scadenza fissata su emolumenti e contributi di febbraio. E che ora costeranno verosimilmente al Foggia 2 punti di penalizzazione, da scontarsi nella prossima stagione agonistica.
Tutto molto verosimile, anche se proprio nella serata di ieri si rincorrevano voci di un ripensamento dell’ultima ora legata ad una possibile cessione del club che si starebbe concretizzando nelle ultime ore. Sussurri tutti da verificare, oggi se ne saprà di più, perché il termine perentorio della mezzanotte consentiva comunque al patron di intervenire sul filo del gong e di scongiurare il peggio.
Vada come vada, Canonico nelle sue esternazioni continua a riversare sulla presunta assenza dell’imprenditoria locale responsabilità che viceversa sono solo e soltanto sue: “Nessuna proposta ufficiale mi è stata formulata, né mi è finora giunta alcuna controproposta”, si difende l’imprenditore barese, che dopo aver gettato la spugna si rifiuta di ammettere che un paio di offerte sul suo tavolo sono arrivate perché intimamente vuole che Sansone muoia con tutti i Filistei.
Chiaro il messaggio che l’ex presidente vuol far passare nel caso in cui nessuno si presenti alla sua porta soddisfacendo le sue pretese, alla fine la colpa sarà solo e soltanto degli altri se il Foggia dovrà ammainare bandiera bianca. Nella fattispecie degli imprenditori locali che non hanno assecondato le sue folli richieste. E così la tifoseria saprà su chi riversare tutta la sua rabbia e delusione, se le cose andranno in un certo verso.
In realtà le responsabilità di un fallimento sotto certi versi annunciato vanno ricercate a monte, in un ambiente che per 4 anni ha deciso di schierarsi e di essere dalla parte di Canonico, assecondandone la stolta politica con la sottoscrizione di abbonamenti e laute sponsorizzazioni che gli hanno consentito di gestire il Foggia senza esborsi particolari. Giocando sulla passione di chi ha sempre fatto pesare il senso di appartenenza alla maglia rossonera.
Se oggi Canonico decide di farsi da parte con l’obiettivo di dismettere il Foggia non è certo per il clima ostile che si è creato inevitabilmente nei suoi riguardi, per le contestazioni (peraltro tardive), le critiche, o i presunti ostracismi che hanno generato in lui quella che ha definito “nausea da calcio”.
Le ragioni, invece, sono di ben altra natura e vanno ricercate altrove, più espressamente sono di natura economico-finanziaria: ci sono infatti due milioni di euro da corrispondere all’Agenzia delle Entrate entro i prossimi 12 mesi, più un altro milione nell’anno successivo, cifre che a loro tempo furono oggetto di rinvio per la normativa Covid-19 a sostegno delle imprese.
Non c’è nessun altro motivo dietro il disimpegno del patron. Piaccia o non piaccia.
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