Giugno è passato, e con esso anche le ultime ore utili per decidere l’iscrizione al prossimo campionato di Serie D. Sul destino del Manfredonia Calcio aleggia ancora il silenzio. Ma un fatto appare chiaro: se iscrizione sarà, non potrà che avvenire sotto l’egida di un progetto serio, solido e sostenibile, che punti sui giovani. Non ci sarà spazio per soluzioni improvvisate o nostalgiche legate ad un passato che ha prodotto solo disequilibri e divisioni.
Alla luce delle dichiarazioni dell’attuale patron Gianni Rotice, e degli eventi che hanno segnato l’ultima stagione – dalle tensioni con una parte della tifoseria agli striscioni, fino alle offerte giudicate “irrispettose” e prive di concretezza –, la volontà di cedere non è mai venuta meno. Ma non a qualunque prezzo. E un’offerta seria di acquisto non è mai arrivata.
Chiunque intenda rilevare le sorti del Manfredonia - anche solo su un piano tecnico/programmatico - dovrà dimostrare di avere un progetto sportivo compatibile con la sostenibilità economica, libero da logiche personalistiche che troppo spesso hanno affossato il vero spirito del calcio sipontino.
La domanda che oggi si pongono i tifosi e gli appassionati è semplice: il Donia parteciperà alla prossima Serie D? La risposta dipenderà non solo dalla volontà dell’attuale proprietà, ma anche dalla maturità e dalla credibilità di chi vorrà davvero fare calcio.
Le iscrizioni al campionato di D sono ufficialmente aperte, ma la finestra temporale per completare l’iter burocratico si fa ogni giorno più stretta. Chi intende iscrivere il Manfredonia Calcio deve aver già avviato oggi – e concretamente – tutte le procedure necessarie.
La natura complessa della documentazione da presentare, tra garanzie economiche, fideiussioni e adempimenti federali, non consente infatti improvvisazioni dell’ultimo minuto. Se un progetto esiste davvero, dev’essere già stato intrapreso. In caso contrario, ogni attesa rischia di trasformarsi in un’illusione.
In queste settimane di silenzio, non essendo pervenuta nessuna offerta seria, Rotice — da sempre più incline ai fatti che alle parole — ha lavorato lontano dai riflettori per valutare se fosse possibile dare vita a un progetto solido e calcisticamente credibile. Perché la Serie D, sebbene formalmente dilettantistica, è ormai un campionato che richiede standard da professionismo: dentro e fuori dal campo.
Non c’è spazio per l’improvvisazione. Ogni passo dev’essere ponderato, ogni scelta coerente con una visione d’insieme. Anche la critica, anche la narrazione sportiva, meritano un livello più alto, una dignità pari a quella di chi investe risorse, tempo e reputazione. Rotice lo sa. E se deciderà di esserci ancora, lo farà (e forse lo sta già facendo) solo a queste condizioni.
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