Ha accettato a scatola chiusa. Perché aveva troppa voglia di tornare a sentirsi allenatore. E’ un Delio Rossi che non ti aspetti quello che dopo un lungo corteggiamento, ha accettato le avances di Nicola Canonico: “Dei programmi parleremo a tempo debito”, una delle poche frasi che il 65enne tecnico romagnolo si è lasciato sfuggire in queste ore, giusto per avallare le voci che si facevano insistenti su un suo possibile ritorno a Foggia. Uno squarcio nel buio, dopo le recenti incertezze.
Il 20 giugno del ‘23 Rossi se ne era andato col groppone in gola, ammettendo che non se la sentiva più di guidare la squadra del cuore, perché troppo coinvolto emotivamente. Cosa sarà cambiato in questi due anni che lo ha portato a rivedere le sue posizioni e a tornare sui suoi passi non lo sapremo mai. Anche perché l’indole dell’uomo è schiva, e raramente lascia spazio ai sentimenti: ma è chiaro che in questo lasso di tempo il buon Delio avrà rimuginato su quella che è stata la sua ultima parentesi in rossonero. Ed è probabile che su alcune intime convinzioni si sia ricreduto.
Il signor Rossi ripartirà dal fido Fedele Limone, suo storico secondo, e al suo fianco con molta probabilità si ritroverà il neo ds Alex Pizzoli, che in fatto di scouting sa il fatto suo. Difficile, invece, che ritrovi il suo ex allievo Beppe Di Bari, che ha allenato nella sua prima esperienza in rossonero nel ‘95 in B. “ Mai contattato, nè credo mai lo sarò”, confermava ieri il diretto interessato che già a gennaio scorso riferì al patron di non essere interessato a progetti annuali.
Ecco perché riaccettare quella panchina in uno dei momenti più delicati della storia del Foggia per Delio Rossi è stato un atto di amore al quale non ha saputo rinunciare, e Canonico è stato abile e scaltro a cogliere il momento di debolezza del tecnico di Rimini per ingolosirlo al punto giusto in quella che potrebbe essere l’ultima esperienza professionale di una carriera che gli ha regalato gioie e dolori. Ma che resta di spessore assoluto.
Ormai 35 anni fa Rossi intraprendeva il percorso da allenatore sulle orme del suo modello calcistico, Zdenek Zeman, incoraggiato dal ds Pavone. Debuttava sulla panchina del Torremaggiore, prima di allenare per due anni la Primavera del Foggia, tra il ‘91 e il ‘93. Quindi la parentesi a Salerno, dove vincerà il campionato di C al suo primo anno da allenatore professionista, e l’anno successivo andrà ad un soffio dal salto in A, poi nel ‘95 è ancora a Foggia – questa volta sulla panchina della prima squadra (con un esonero mai dimenticato) – e successivamente Pescara.
Dopo l’esperienza abruzzese, tornerà in Campania per sedere nuovamente sulla panchina granata: Delio Rossi con la Salernitana centrerà una storica promozione in Serie A grazie al successo nel campionato cadetto nella stagione ‘97-98. L’anno seguente, però, il debutto in A sarà indigesto, e per tornare a gioire Rossi dovrà attendere l’approdo a Roma nel ‘05, sulla sponda biancoceleste del Tevere. In mezzo una retrocessione in corsa a Lecce in A e l’immediato ritorno nella massima serie che vedrà i salentini piazzarsi decimi, e la breve avventura con l’Atalanta, che non riuscirà a salvare nella stagione ‘04-05.
Quella alla Lazio è stata la sua parentesi più longeva, in termini di anni consecutivi sulla stessa panchina: con la società biancoceleste, infatti, trascorrerà quattro anni coronati dalla vittoria della Coppa Italia nel ‘09, nella finale vinta ai calci di rigore contro la Sampdoria allenata da Walter Mazzarri. Quel successo segnerà anche la fine del matrimonio tra Delio Rossi e la Lazio. L’allenatore romagnolo volerà infatti a Palermo, dove sfiorerà il bis in Coppa Italia, sfumato per mano dell’Inter in finale nel ‘11.
Dopo i due burrascosi anni siciliani, caratterizzati da ripetuti tira e molla con il presidente Zamparini, Rossi ripartirà da Firenze, alla guida della Viola, dove prenderà il posto, nel novembre del ‘11, dell’esonerato Siniša Mihajlović. Anche questa esperienza risulterà piuttosto controversa, soprattutto alla luce di un episodio, quello della lite con il suo giocatore Adam Ljajić. Durante il match interno col Novara Rossi sostituisce Ljajić, che non la prende bene e si lascia scappare qualche parola di troppo. L’allenatore reagirà aggredendo fisicamente il calciatore serbo, una reazione scomposta che gli costerà la panchina.
Dopo Firenze per Delio Rossi comincerà una nuova girandola di panchine, avara peraltro di soddisfazioni: prima Genova sponda Sampdoria, poi Bologna (con promozione in A ai playoff), quindi Sofia sulla panchina del Levski, il ritorno a Palermo prima della breve e sfortunata avventura ad Ascoli. Apripista del sogno infranto nella finalissima playoff col Foggia contro il Lecco nel ‘23. In una carriera lunga 35 anni, fatta di alti e bassi, la certezza di Delio Rossi è sempre stata la passione per il calcio, molto più che un semplice lavoro.
Una passione che lo ha sostenuto anche nei momenti più difficili e che lo ha reso uno degli allenatori più longevi del panorama calcistico nazionale.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).