Uno Zaccheria così spettrale non lo si vedeva da tempo. Probabilmente da quando furoreggiava il Covid-19, e gli stadi erano praticamente “blindati”. Venerdì sera mentre i club organizzati davanti alla Prefettura proseguivano nella loro protesta per il caro-prezzi imposto dalla Società, gli spalti presentavano larghi vuoti: con le due curve in sciopero e la Tribuna Est che non brilla certo in fatto di presenze, i 1484 aficionados che hanno assistito al match col Latina erano sparpagliati qua e là nei diversi settori, Tribuna Ovest compresa. Complessivamente erano un centinaio in più dei 1372 presenti al debutto interno col Sorrento di due settimane prima.
Era andata invece decisamente meglio il 16 agosto scorso, nel primo turno di Coppa col Siracusa, quando furono 2605 i paganti. Ma da allora è montata la protesta, e da quel momento la media di poco superiore ai 4mila spettatori fatta registrare nelle due ultime stagioni si è vertiginosamente abbassata.
All’appello mancano i 3mila e passa curvaioli che in massa hanno deciso di fare un passo indietro, e che chissà come e quando rimetteranno piede allo Zaccheria se nel frattempo non arriveranno segnali distensivi da una parte e dall’altra.
Fallimentare anche il lancio dei mini-abbonamenti per i due match interni con Latina e Casertana, in pochi hanno risposto all’iniziativa del club che ha provato a correggere il tiro dopo aver fissato a 15 euro il prezzo dei settori popolari (che diventano 18 coi diritti di prevendita, ndr).
Ovviamente la fuga dallo stadio non si spiega solo con la politica societaria che in concomitanza dei lavori di restyling dello Zaccheria ha inteso rinunciare alla campagna abbonamenti preferendo ritoccare verso l’alto il prezzo dei biglietti. Ma si giustifica soprattutto con una presa di coscienza da parte della tifoseria che non si riconosce più nella sua squadra e che lentamente sta smarrendo quel senso di appartenenza alla maglia che viceversa in passato ha fatto sempre la differenza.
Un fenomeno preoccupante quest’ultimo, che non va trascurato e che rischia di avere pesanti riflessi sulla stagione del Foggia di Delio Rossi. Che dopo tutte le traversie estive, invece, avrebbe bisogno del sostegno convinto della sua gente per garantirsi un’annata senza troppi patemi.
Disaffezione e malcontento, dunque, alla base del crollo delle presenze allo Zac, che finisce col mettere inesorabilmente spalle al muro le responsabilità di una proprietà che soprattutto nell’ultimo biennio non ha mai brillato in lungimiranza nell’accattivarsi le simpatie dei suoi supporters.
Perché mai optare per il caro-prezzi proprio nella stagione in cui sarebbe stato indispensabile avvicinare il più possibile il tifoso ad una squadra giovane che per crescere avrebbe bisogno di sentirsi coccolata? Interrogativo che probabilmente non troverà mai risposta, ma sul quale il club dovrebbe riflettere per correre ai ripari il prima possibile: si tratta infatti uno di quegli step che occorre fissare sulla strada della normalizzazione, e che non potrebbe che giovare ad un ambiente depresso, che soffre sempre più la distanza dalla sua squadra, e che reclama a gran voce un cambio di passo a tutto tondo.
Il paradosso che inquadra quello che è il momento in casa Foggia è il dato che si registra al botteghino in occasione delle gare interne dell’Heraclea, che com’è noto utilizza l’impianto di viale Ofanto per questa stagione: non c’è grande differenza fra due realtà che pure dovrebbero essere agli antipodi, da Candela alla domenica si spostano masse sempre più numerose di tifosi che raggiungono la città capoluogo, erano più di 1200 per il debutto stagionale in D col Real Aversa, saranno molti di più sabato prossimo per lo scontro al vertice con il Fasano.
Proprio così, dovesse proseguire il trend anche per le prossime settimane, non è detto che in tempi brevi non si possa giungere al clamoroso sorpasso: l’Heraclea nel suo campionato viaggia col vento in poppa ed addirittura è al comando della classifica dopo le prime due giornate.
Il Foggia, invece, in C non ha ancora trovato la sua dimensione e, almeno per il momento, naviga nei quartieri bassi della graduatoria. Quando la categoria diventa un dettaglio e la passione cresce in maniera esponenziale, possono realizzarsi anche di questi miracoli.
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