Peccato si giochi a Caravaggio, la casa dell’Atalanta U23 per le gare casalinghe, a soli 26 km. e 40’ da Bergamo, altrimenti il ritorno di Delio Rossi nella città della Dea sarebbe stata strappalacrime. Proprio così, 20 anni fa il 22 maggio (data storica per i tifosi nerazzurri che quello stesso giorno nel ‘24 a Dublino contro il Bayer Leverkusen hanno messo in bacheca l’Europa League, ndr) veniva scritta una delle pagine più struggenti del calcio bergamasco. Da ritenersi tale perché non collegato ad un successo sul campo. Quel pomeriggio si compiva il ritorno dell’Atalanta in B, ma c’era tutto uno stadio in piedi ad applaudire il signor Rossi ed i suoi straordinari ragazzi, che fino in fondo avevano tenuta accesa la speranza della salvezza. “Ultimi in classifica: dalla prima giornata fino all’ultima, e siamo stati stimati non solo in Italia, ma in Europa”. Lo ha detto Claudio Galimberti, portavoce della Curva Nord, durante la Festa della Dea del ‘05, racchiudendo ciò che è stata una stagione da ultima ruota del campionato e l’orgoglio, come popolo, di essere stati sempre presente sugli spalti. Il 22 maggio ‘05 l’Atalanta, ultima in classifica dall’inizio alla fine, retrocedeva sommersa dagli applausi dei suoi tifosi, in un contesto che racchiudeva il concetto di atalantinità. Era stata una stagione complicata dentro e fuori dal campo: niente budget per rinforzare una squadra neopromossa, i 7 punti in 14 gare con Mandorlini (senza vincere), le continue frizioni tra il patron Ruggeri e i tifosi fino alle dimissioni del presidente che passava momentaneamente il timone a Randazzo. La svolta si registra dopo l’esonero di Mandorlini: al suo posto arriva Delio Rossi, che prende in mano l’Atalanta già condannata alla B, e che dal nulla avrebbe materializzato una cavalcata entusiasmante.
Nel girone di ritorno i nerazzurri incassano 24 punti trascinati dai goal e dalle capriole di Makinwa, il bomber nigeriano simbolo della speranza. Il colpo esterno contro la Sampdoria, 3-0 contro il Chievo Verona, la vittoria nel finale grazie a Sala ai danni del Palermo, il siluro di Bernardini contro il Messina: Atalanta a -4 e in 180’ si gioca la salvezza. Il 22 maggio a Bergamo arriva la Roma di Francesco Totti: stadio esaurito, coreografia e voglia di trasformare quel miracolo in realtà. I nerazzurri attaccano senza pietà, la beffa però è dietro l’angolo con la rete di Cassano che per gli ospiti vale la vittoria. L’Atalanta è così retrocessa in Serie B. E’ a quel punto che accade qualcosa di speciale: contestazione? Insulti? Macchè... Le emozioni che hanno saputo regalare Rossi ed i suoi ragazzi sono state incredibili, ed hanno rispecchiato quello che è il concetto che racchiude l’Atalanta: “La Maglia Sudata Sempre”. Nessuno si muove sugli spalti, i giocatori vengono applauditi come se avessero vinto lo scudetto. Sotto la Curva Pisani si arriva di corsa, con le lacrime addirittura di Delio Rossi, che più avanti definirà quel momento come uno dei più belli della sua carriera. Un miracolo solo accarezzato il suo, a gennaio gli portarono via per fare cassa un Pazzini in fiore, dandogli in cambio Makinwa, e per poco non sfiorò l’impresa. All’allenatore riminese, tra i primi profeti della zona in Italia a immagine e somiglianza di Zdenek Zeman che l’aveva avuto al Foggia nella stagione 1986-1987, resterà per sempre ascritto il merito di aver rivoltato come un guanto una Atalanta che con Mandorlini era morta e sepolta, e che dal suo arrivo avrebbe cambiato pelle. Sei mesi in tutto resterà Rossi a Bergamo, comunque sufficienti per lasciare una traccia indelebile del suo passaggio. Da quelle parti non ha vinto nulla, ma ha saputo infondere nella squadra lo spirito necessario per inseguire fino alla fine un sogno. E così si è guadagnato i favori di un popolo poco incline a manifestare le sue simpatie. Il presidente Ivan Ruggeri ed il ds Lele Messina (con Rossi nell’85-86 compagni di squadra a Foggia) decisero dopo la caduta in B di voltare pagina, per l’operazione risalita sarebbe approdato sulla panchina nerazzurra Stefano Colantuono. Ma Rossi per quella mezza stagione da retrocessi mai in discussione, all’Atalanta ha lasciato il cuore.
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