Foggia Calcio, si fermano in troppi e Rossi perde pezzi: 8 indisponibili e 6 per problemi fisici, c’è un perché

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C’è sempre una spiegazione a tutto. Anche alla lunga sequela di infortuni che stanno tartassando il Foggia, e costringendo Delio Rossi ad “inventarsi” soluzioni alternative in condizioni di assoluta emergenza. A Caravaggio, dove i rossoneri si sono schierati con un inconsueto 3-4-2-1, in panchina con sé il tecnico romagnolo ha portato solo 8 elementi, il che significa che al momento ci sono soli 16 elementi di movimento a disposizione in rosa. 

Sono 8 i rossoneri ai quali Rossi, suo malgrado, sta rinunciando, e di questi solo due (Rizzo e Byar) non sono alle prese con infortuni muscolari: il primo ha infatti rimediato la frattura dello zigomo ed è reduce da un intervento chirurgico al quale si è appena sottoposto a San Giovanni Rotondo; il secondo invece è attualmente impegnato con la propria nazionale U20 del Marocco ai Mondiali in Cile. 

Tutti gli altri (a cominciare da Petermann e proseguendo con Castorri, Morelli e D’Amico, per finire a Fossati e Bignami) sono alle prese con problemi fisici strettamente correlati oltre che alle loro rispettive condizioni generali anche alle superfici di gioco utilizzate. 

Quando Delio Rossi dice che “sul recupero degli infortunati procediamo giorno per giorno: non è solo questione di riaverli a disposizione, ma anche di riportarli in condizione”, il tecnico del Foggia ammette implicitamente di allenare giocatori che non sono tutti al meglio: c’è chi è più avanti (perché ha giocato con continuità nell’ultima stagione), e chi meno (in quanto poco utilizzato). Ed è normale quindi che in generale si possa incorrere in qualche inevitabile incidente di percorso: oltretutto il Foggia, è bene non dimenticarlo, è partito con grave ritardo rispetto a tutte le avversarie. Ed ha urgenza dunque di recuperare il terreno perduto,  fisiologico che una preparazione forzata e a ritmi sostenuti per raggiungere il prima possibile una condizione standard si porti dietro qualche inghippo di troppo. 

Si chiamano traumi da stress, e sono evidentemente collegati ad una condizione approssimativa che pare interessi più di qualche rossonero. Il quale, oltretutto, non avendo svolto il ritiro pre-campionato ha dovuto accelerare per mettersi al pari degli altri compagni che sono arrivati a Foggia qualche settimana prima del gong del mercato estivo.

Rossi con il suo staff fin dal 2 settembre scorso sta pigiando sull’acceleratore, ed è scontato che sia così perché il campionato non può attendere, e restare attardati in classifica potrebbe diventare fin troppo deleterio. Oltretutto i metodi e le tecniche di allenamento dell’allenatore che ha deciso di tornare sulla panchina del Foggia a distanza di tre stagioni sono notoriamente dispendiosi sul piano fisico e mentale, Rossi ha una cura maniacale dei particolari che sono quelli che fanno realmente la differenza e consentono di dare alla squadra, non solo un’organizzazione di gioco, ma anche fluidità ed efficacia. E  così accade che dopo le due ore canoniche di seduta atletica e tecnica, il tecnico romagnolo decida poi di fermarsi con i singoli per migliorarli sul piano squisitamente tattico. Un surplus di lavoro che non tutti, evidentemente, riescono alla distanza a reggere.

C’è poi la questione legata ai campi utilizzati per gli allenamenti giornalieri: il Foggia, com’è noto, dallo scorso 24 luglio ha stabilito il suo quartiere generale a Trinitapoli ed utilizza una superficie sintetica di ultima generazione. Le superfici sintetiche possono facilitare alcuni tipi di infortuni, come le distorsioni alla caviglia e i traumi legamentosi, per quanto le erbe sintetiche di ultima generazione sono più sicure e offrono prestazioni simili all'erba naturale. Il rischio complessivo può variare in base al tipo di superficie utilizzata, alla generazione della tecnologia e alla preparazione degli atleti, quindi è fondamentale utilizzare programmi di prevenzione specifici e fare un adattamento graduale quando si passa da un terreno all'altro. 

Tutto questo spiegherebbe probabilmente anche perché Delio Rossi stia insistendo per tornare ad allenarsi in città: primo per evitare al suo gruppo continui spostamenti che incidono negativamente sulla qualità del lavoro svolto. E secondo per disporre di una struttura come quella di Croci Nord il cui terreno di gioco per caratteristiche tecniche rappresenterebbe l’optimum. 

Domandina impertinente finale: ma era proprio il caso di trasferirsi a Trinitapoli l’estate scorsa se poi è questo il prezzo da pagare?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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