Più giù, più in fondo, ancora giù… Il Foggia scivola al quart’ultimo posto, e non ci volevano certo le prime nove giornate di campionato ed il Crotone per inquadrare compiutamente il tipo di stagione che attende i rossoneri. Che, è ormai acclarato, non potrà che essere di sofferenza allo stato puro. Ma il responso decretato dal campo sabato scorso è impietoso oltremisura, e mette spalle al muro le responsabilità di chi credeva che sarebbe stato sufficiente affidarsi a Delio Rossi per fare le nozze coi fichi secchi. Il Foggia col Crotone oltre che la gara ha perso pure la faccia. Lo 0-3 con cui la squadra calabrese ha mortificato i rossoneri va oltre una sconfitta che fin dalla vigilia era nell’aria e che, visto il divario esistente fra le due formazioni può pure starci. C’è oggettivamente una categoria di differenza oggi a separare il Foggia ed dal Crotone. Ed è palese che le prime della classe per i rossoneri siano praticamente ingiocabili, troppo netto il gap da colmare. Ma il divario emerso negli ultimi 90’ è imbarazzante, e riporta a galla i limiti strutturali di un organico sempre meno competitivo per la categoria. E quando si è appena a metà ottobre, con un mercato di riparazione che dista due mesi e con ancora undici gare da affrontare, trovare soluzioni che possano arginare una caduta che rischia di diventare verticale diventa davvero una impresa. Non c’è niente da salvare dopo una sconfitta così netta, in cui l’avversario è sembrato letteralmente di un altro pianeta: il Foggia è stato sovrastato in ogni angolo del campo, incapace di reggere il confronto con un Crotone in grande spolvero, destinato a stretto giro ad inserirsi nel discorso promozione diretta. Chi ha ambizioni di primato in classifica dovrà vedersela coi rossoblù che possono vantare una produzione offensiva di primissimo livello e che hanno in Zunno e Murano (due ex sabato scorso fin troppo rimpianti) che per le difese avversarie sono due aculei velenosissimi.
Di contro, modestissima ed impalpabile è stata la cifra di gioco prodotta da Garofalo e compagni, mai in grado di farsi realmente minacciosi dalle parti di Merelli, che nel deserto dello Zaccheria ha vissuto un pomeriggio di assoluto relax. Lo sconsolato Delio Rossi ormai lo va ripetendo in tutte le salse e le lingue che di questo passo il suo Foggia di strada è destinato a farne poca, l’organico è rabberciato e numericamente stringato, a centrocampo ha gli uomini contati e in avanti non c’è un solo attaccante che riesca ad inquadrare la porta con continuità. Ma le lamentele del tecnico riminese sembrano cadere nel vuoto, perché all’orizzonte non paiono profilarsi aggiustamenti in corsa che possano restituirgli un briciolo di tranquillità in più. Proseguire su questa falsariga e attendere fino a gennaio la riapertura del mercato prima di correre ai ripari potrebbe risultare oltremodo tardivo. In un gruppo giovane ed acerbo al tempo stesso in cui peraltro qualche discreta individualità non manca, servirebbero guide esperte che non disperdano quelle poche certezze che si cerca di preservare: perso per strada Petermann che resterà fuori ancora a lungo, il Foggia è praticamente orfano di riferimenti adeguati: nessun leader a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, inevitabile andare incontro a figuracce come quella rimediata sabato scorso col Crotone. Di questo passo, insomma, sarà difficile centrare la salvezza diretta se non si corre da subito ai ripari. Il mercato degli svincolati a questo punto è un rischio che va corso, a prescindere: servono subito un paio di innesti a centrocampo e in attacco che diano sostanza a due reparti che sono in evidente affanno. Al Foggia servono giocatori veri, e pazienza se bisognerà attendere che entrino in condizione prima che diano il loro contributo. In squadra ce ne sono già diversi in ritardo, urge mettere nella condizione Rossi di lavorare con un materiale umano adeguato per la categoria. Altrimenti sarà l’annata degli alibi per tutti.
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