“Non entro nel merito di ciò che è accaduto, non avrei i mezzi per valutare. Posso dire che quando entri dopo un tecnico come Rossi, trovi una squadra predisposta al lavoro, allenata bene, a prescindere dai risultati. Percepisci che i ragazzi hanno avuto una figura importante di riferimento. Per me è un onore essere qua al suo posto”. Si è presentato così Enrico Barilari, l’erede di Delio Rossi sulla panchina del Foggia, chiamato al capezzale dei rossoneri per ricostruire un ambiente provato da tensioni ed instabilità. In Puglia il tecnico ligure ritrova il direttore sportivo Musa, con lui al Sestri Levante, e l’attaccante Daniel Fossati, alle sue dipendenze con i corsari.
Prima ancora dell’ufficialità, il club aveva già messo sotto contratto il nuovo preparatore atletico: Renzo Ricci, volto noto al patron Canonico, con cui aveva collaborato ai tempi del Bisceglie nella stagione ‘17/18. Ricci vanta anche un’esperienza significativa al fianco di Zdenek Zeman nella stagione ‘22/23 a Pescara. A completare lo staff Leonardo Bitetto, che nella seconda parte della scorsa stagione ha guidato il Costa d’Amalfi in Serie D.
Il diciassettesimo tecnico dell’era Canonico è un artigiano del calcio, uno di quelli che costruiscono identità, prima ancora che risultati. È il simbolo di una generazione che ha fatto del calcio una vocazione, spesso coltivata tra sacrifici e doppie vite.
Classe ‘74, originario di Levanto nella provincia spezzina, è nato lo stesso giorno (7 marzo) di Luciano Spalletti, a cui si ispira. Per trent’anni Barilari ha gestito un negozio di alimentari, allenando con la stessa dedizione con cui serviva i clienti. “Il mio sogno è vivere di calcio”, ripeteva spesso. E alla fine ci è riuscito, anche se prima ha dovuto abbandonare definitivamente il commercio per dedicarsi completamente alla panchina, grazie alla fiducia ricevuta dal Sestri Levante.
Coi liguri, nonostante le mille difficoltà, è riuscito a riportare la squadra prima tra i professionisti, dopo una cavalcata memorabile, e poi in serie C culminata con la salvezza e una dignitosa chiusura di stagione. Dopo aver conquistato la promozione l’anno precedente, Barilari ha saputo affrontare le difficoltà di una categoria superiore con lucidità e spirito di sacrificio.
Ha preso in mano il Sestri Levante nel ‘22, guidandolo dalla Serie D alla terza serie nazionale facendo leva su un gruppo giovane, affiatato e determinato. La stagione ‘23/24, nonostante le difficoltà logistiche e strutturali da fronteggiare, ha visto la squadra lottare con orgoglio e conquistare, con una giornata di anticipo, una salvezza che ha avuto il sapore dell’impresa. Era l’obiettivo dichiarato da Delio Rossi sbandierato durante la sua conferenza stampa di presentazione lo scorso 24 luglio: “Raggiungere la salvezza con il Foggia una giornata prima della fine del campionato”.
L’impresa di Barilari a Sestri vale doppio, se si considera che la squadra non ha mai giocato davanti ai propri tifosi perché lo stadio Giuseppe Sivori non era disponibile a causa dei lavori per la ristrutturazione che si sono conclusi nell’estate del ‘24.
Centrato l’obiettivo, la decisione di lasciare la Liguria: “Non potevo rischiare di rovinare una favola”, ha spiegato che il 51enne tecnico ligure che dopo due anni intensi e ricchi di emozioni, sentiva il bisogno di dire basta, e di non oltrepassare il confine dove l’ambizione può oscurare il buon senso. La sua scelta non nasceva dalla stanchezza, ma da rispetto per il percorso compiuto, oltre che per l’identità del club.
A Sorrento la sua esperienza durerà poco: sarà esonerato il 19 gennaio dopo aver raccolto un solo punto in 6 gare, ma con la squadra al nono posto in piena corsa per i playoff. “Mi era stato chiesto di salvare la squadra non di vincere il campionato”, ha ricordato proprio sabato scorso nella sala-conferenze dello Zaccheria.
Prima di approdare al calcio professionistico, Enrico Barilari ha maturato una significativa esperienza nei settori giovanili di Spezia e Lavagnese, dove ha contribuito alla crescita di talenti come Mannini e Bertolini. Considera quel periodo il più formativo della sua carriera, sottolineando come la Serie C e la D rappresentino oggi contesti ideali per allenatori che abbiano alle spalle solide competenze educative e metodologiche.
Tatticamente, oltre che a Spalletti, Barilari si ispira a Zeman, e quindi il suo modulo preferito è il 4-3-3, anche se in carriera ha adottato diversi sistemi di gioco in base alle esigenze e alle qualità tecniche dei giocatori a disposizione.
“Attualmente il Foggia non può giocare con il 4-3-3”, ha messo le mani avanti il neo allenatore rossonero, che evidentemente ha ben chiaro il materiale che si ritrova a disposizione.
Il tecnico ligure rappresenta un modello di allenatore che va oltre la tattica. È un educatore, un motivatore, un costruttore di senso. Il suo calcio è fatto di idee, ma anche di emozioni. Di rispetto per il gioco e per le persone.
In un’epoca in cui spesso si corre dietro al risultato, la sua storia ci ricorda che il valore di un tecnico si misura anche nella capacità di lasciare un’eredità, di ispirare, di costruire qualcosa che duri nel tempo. Esattamente quello che servirebbe al Foggia, da troppo tempo senza uno straccio di progetto tecnico e di una visione proiettata nel tempo.
(Gianni Gliatta - l’Attacco)
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