Foggia Calcio, non è finita finché non è finita: ultimi 180’ ripreso per capelli 2 gare che parevano compromesse

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Non è finita finché non è finita. Il Foggia targato Enrico Barilari pare adesso voglia ispirarsi  alla celebre citazione del giocatore di baseball americano Yogi Berra, in cui si evidenzia che ogni situazione non va considerata conclusa finché non è ufficialmente terminata. E che incoraggia, dunque, a non arrendersi fino all'ultimo momento. Col Cosenza prima e col Siracusa poi i rossoneri hanno fatto loro alla lettera il concetto, conquistando 4 sul filo del gong 4 preziosissimi punti quando tutto lasciava presupporre che ne sarebbe arrivato uno solo. 

Al minuto 100 Winkelmann coi calabresi allo Zaccheria otto giorni fa, al 97’ capitan Garofalo con gli aretusei che già pregustavano la vittoria: c’è più gusto nelle rimonte all’ultimo respiro del Foggia, che da un paio di settimane a questa parte, senza brillare più di tanto, dà comunque incoraggianti segnali di riscossa.
 
Certo, se dalla sfida salvezza di sabato scorso fosse uscito sconfitto, e per giunta in superiorità numerica, i più avrebbero giustamente intonato il de profundis perché perdere uno scontro diretto e in quel modo avrebbe voluto dire arrendersi all’idea della retrocessione. Così invece perlomeno si alimenta la speranza di restare a galla fino in fondo e di potersela giocare con le più dirette concorrenti. Fermo restando che così com’è, però, questo Foggia difficilmente potrà tirarsi fuori dalla lotta playout. Perché le magagne c’erano e restano tutte. E solo un mercato di riparazione oculato può mettere un freno alle falle che puntuali vengono a galla. 

Anche a Siracusa la squadra per lunghi tratti è apparsa sfilacciata e poco reattiva, incapace soprattutto di far valere l’uomo in più in campo  di cui ha goduto per oltre un’ora. Lo stesso Barilari con grande onestà nel post-gara ha evidenziato le pecche dei suoi senza tanti giri di parole: “Da una parte siamo contenti per il pareggio, ma dall'altra c'è il rammarico di non aver gestito la superiorità numerica - ha sottolineato -. Abbiamo mostrato ancora delle ingenuità su cui dobbiamo lavorare”. 

Limiti congeniti di un gruppo che si prepara adesso a passare sotto le forche caudine di un mercato di riparazione che non si sa bene quali e quante sorprese potrà riservare sia in entrata che in uscita. Anche se la sensazione è che si stia preparando l’ennesima rivoluzione di gennaio. 

Barilari spera in non meno di 3-4 rinforzi veri per puntellare l’organico e dare finalmente una identità precisa ad una squadra che comunque, da quando è subentrato in panchina a Delio Rossi, se non altro appare più propositiva e concreta sottorete: negli ultimi 180’ sono infatti cresciute esponenzialmente le conclusioni verso la porta avversaria, a conferma di come il tecnico ligure si stia sforzando di far capire ai suoi quanto sia importante presidiare la metà campo avversaria ed andare alla ad conclusione anche sfruttando opzioni alternative, che prevedono l’inserimento più frequente dei centrocampisti in zona-gol. Cosa puntualmente avvenuta nella costruzione del 2-2 che ha portato Garofalo alla conclusione vincente sotto misura. 

Per il resto non c’è molto altro da esaltare in una prestazione che difetta di contenuti e nella quale oltre che l’applicazione unita alla buona volontà e ad una condizione fisica che si va affinando, non c’è molto altro da salvare. 

La difesa ha sofferto l’assenza dello squalificato Buttaro, pedina imprescindibile del reparto; in mezzo al campo qualcosina in più oltre al semplice compitino lo ha fatto Pazienza, che però alla distanza è sparito dalla scena, impalpabile invece Oliva, che quasi mai è entrato nel vivo del match. A differenza di capitan Garofalo, alla sua prima doppietta in rossonero, e che ha spinto con discreta continuità pur se con scarsa precisione. In avanti solita musica: detto che per la prima volta Barilari ha schierato il tridente dal 1’, Winkelmann è parso più incisivo e più a proprio agio utilizzato in un ruolo che sente più suo; evanescenti invece sia Fossati che D’Amico che spesso e volentieri in trasferta si eclissano. 

Strada sempre lunga e tutta in salita per il Foggia. Dura venirne fuori. Chi di dovere se ne sarà finalmente reso conto?

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testatina dillo al direttore WEB

 



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