“Se l’uomo non spera l’insperabile non lo troverà”. Il celebre frammento del filosofo Eraclito sintetizza mirabilmente la condizione attuale del Foggia. La volata finale comincia domani (oggi, ndr) pomeriggio allo Zaccheria: i rossoneri inaugurano il trittico che chiuderà la regular season affrontando il Siracusa in una sfida che somiglia all’ultimo chilometro di una maratona, quando conta solo la testa. Per la formazione di Pazienza è la prova più importante dell’anno, e non soltanto per la classifica: c’è in ballo la credibilità di un percorso societario appena iniziato, la tenuta emotiva di un gruppo e la possibilità di indirizzare il finale di stagione in modo migliore.
Lo sanno bene i patron Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto, che hanno scelto di aprire le porte dello stadio a tutti gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Foggia. Un gesto simbolico e strategico insieme, pensato per restituire alla squadra quel dodicesimo uomo in campo che troppo spesso è mancato.
Garofalo e soci sono chiamati a vincere: non esistono alternative. Sospeso tra l’incudine e il martello, solo i tre punti possono tenere accesa la possibilità di agganciare il treno play-out e, soprattutto, evitare che il distacco dal Giugliano – oggi fissato a 8 lunghezze – si amplifichi ulteriormente. Un dettaglio tutt’altro che marginale: il regolamento stabilisce che, con un divario superiore agli otto punti, il play-out non si disputa.
Dall’altra parte c’è un Siracusa ultimo in classifica soltanto per via degli undici punti di penalizzazione inflitti dal Tribunale Federale. Particolare che non deve ingannare: gli aretusei arrivano allo Zaccheria con un trend migliore rispetto a tutte le squadre di bassa classifica.
Analizzando le ultime cinque giornate, il Foggia di Michele Pazienza conferma il suo rapporto complicato con la porta avversaria. Una sola rete segnata - quella decisiva contro il Trapani, sugli sviluppi di un calcio d’angolo - è un dato che non ha bisogno di commenti. L’efficienza realizzativa è il vero tallone d’Achille: un gol ogni 16 tiri nello specchio. L’unica nota incoraggiante arriva dalla fase difensiva: appena tre reti subite nelle ultime cinque gare, numeri che collocano la retroguardia rossonera tra le migliori della parte bassa della classifica. Ma senza gol, la solidità non basta.
Se il Foggia soffre, il Siracusa invece è in ottima salute. Sette punti nelle ultime cinque partite, una media di un gol a gara e un potenziale offensivo nettamente superiore: una rete ogni 3 tiri in porta. I rossoneri hanno il compito più arduo: invertire il destino già scritto dalle statistiche.
Domani (oggi, ndr), oltre a tenere gli occhi puntati sul campo, lo sguardo si poserà anche sullo stadio Antonio D’Angelo, dove andrà in scena Altamura-Giugliano, una sfida che può pesare quanto quella del Foggia. I padroni di casa si giocano l’ingresso nei playoff, mentre i campani cercano punti fondamentali per la salvezza automatica. Il Giugliano arriva all’appuntamento con un trend leggermente migliore: due vittorie e tre sconfitte nelle ultime cinque gare, contro l’unico successo e le quattro battute d’arresto dell’Altamura. Ma c’è un dato che riequilibra tutto: i gialloblù faticano molto lontano da casa, e questo potrebbe incidere in una partita che promette tensione, ritmo e posta altissima.
La porta d’ingresso ai play‑out si chiama Siracusa: una vittoria renderebbe meno pesanti, soprattutto sul piano psicologico, la trasferta di Monopoli e l’ultima gara interna contro la Salernitana. Paradossalmente, l’ultima volta in cui i rossoneri sono riusciti a mettere insieme tre risultati utili consecutivi (Cosenza, Siracusa e Monopoli) risale alla fase finale del girone d’andata con Barilari in panchina.
(Gianni Gliatta - l’Attacco; Foto: Calcio Foggia 1920)
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