Tabula rasa. Il disastro tecnico dell’annata che passerà alla storia come la più nefasta in assoluto inevitabilmente avrà ripercussioni a tutti i livelli. E in primis comporterà l’azzeramento dell’apparato-squadra. Resettare e ripartire sarà il leit-motiv che accompagnerà i giorni della rifondazione in casa Foggia, e che darà corso ad un giro di vite senza precedenti. La riprova la si sta avendo proprio in questa delicata fase post-retrocessione, in cui il club è al lavoro per ottenere la risoluzione consensuale di tutti i contratti in essere. Giovanni Bucaro e Carmine Cagnazzo ormai da una settimana stanno programmando tutta una serie di incontri con i tesserati (ed i loro agenti) per trovare una intesa sulla interruzione del rapporto che prevede la rinuncia alle due ultime mensilità, ma almeno per ora il risultato conseguito non è in linea con i desiderata della società società, i rossoneri coi contratti più onerosi (il riferimento, a parte Petermann, è ai presunti rinforzi de gennaio, ndr) com’era facilmente prevedibile sono recalcitranti a scendere a più miti consigli, si va dunque verso un inevitabile braccio di ferro che non è escluso possa protrarsi fino al 30 giugno, giorno in cui tutti i contratti si azzereranno. A differenza del tesseramento che resterà invece ancora in essere e che potrebbe avere un suo peso specifico in caso di ripescaggio o di riammissione.
I RINFORZI PER MODO DI DIRE. Ed è proprio sugli ultimi arrivati dal mercato di riparazione che inevitabilmente finiscono con l’accendersi i riflettori (e le critiche): rappresentano infatti il grande flop di stagione in casa Foggia, una ferita difficile da rimarginare. Da Giron a Cangiano, passando per Tommasini e Liguori, per finire a Brosco e Romeo, tutti (o quasi) si sono rivelati inadeguati sotto il profilo del rendimento. E soprattutto della personalità, tasto sul quale più di tutti il Foggia è stato assente ingiustificato. Impalpabile anche capitan Brosco, al quale pure è stato riservato un biennale da nababbo per la categoria, e che giunto per far lievitare il tasso tecnico della difesa, ha invece ampiamente deluso, complice anche un infortunio. Fra i pochissimi ad elevarsi dal grigiore generale è stato Eric Biasiol, prelevato in D dall’Heraclea, anch’egli infortunatosi nel momento decisivo della stagione, ma che se non altro ha garantito maggiore equilibrio a quello che è stato il peggiore reparto in assoluto del girone C.
Proprio il fatto che il solo a non salire sul banco degli imputati sia il croato, solleva una questione di fondo che deve far riflettere: il mercato di gennaio del Foggia si è caratterizzato per il fatto che sia sia puntato su calciatori che la stagione precedente avevano conseguito la promozione in B (come nel caso di Cangiano, Brosco e Liguori). Profili che poi non hanno però saputo calarsi nel clima della lotta salvezza che ha visto i rossoneri impelagati fino al collo praticamente per tutto il corso della stagione. Un imperdonabile errore di valutazione fatto a monte dalla nuova proprietà, che probabilmente si era illusa di potersi tirare fuori dai playout con largo anticipo, e magari di alzare lo sguardo verso altri obiettivi.
LA RINASCITA DEI PARTENTI. Il paradosso è che diversi di coloro che sono stati sacrificati nella finestra del mercato suppletivo, lontano da Foggia sono inaspettatamente rinati, contribuendo al raggiungimento del risultato finale delle rispettive formazioni in cui si sono trasferiti a stagione in corso. E’ il caso di Panico (salvo col Giugliano), o di Ilicic, che con l’Orijent Rijeka in Croazia ha realizzato 6 gol in 12 presenze. Per non parlare di Olivieri, ancora in corsa nei playoff con il Campobasso e schierato stabilmente fra i titolari. Oppure di Winkelmann, che seppure retrocesso con il Trapani, spesso si è preso la scena risultando in alcuni casi anche decisivo in zona-gol.
Emblematico poi il caso di Youssouph Sylla, che nei suoi mesi permanenza a Foggia ha fatto tanta panchina, e che invece a Latina oltre che a contribuire alla salvezza si è ritagliato un posto al sole al fianco di attaccanti di razza del calibro di Parigi. Realizzando anche un gol (peraltro inutile) nella finale di Coppa di Lega Pro contro il Potenza all’andata. Solo misteri del calcio?
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