L'allarme “Bullismo” lanciato a San Giovanni Rotondo in seguito all'aggressione di un tredicenne in Piazza Padre Pio si fa più concreto con l'emergere di nuove, dettagliate testimonianze. Dopo l'episodio in cui una baby gang ha bloccato, picchiato e denudato un coetaneo, si delinea un quadro più chiaro della dinamica e delle sue preoccupanti ramificazioni. E’ doveroso premettere che i diretti interessati hanno espresso di non apparire con il proprio nome, pertanto abbiamo deciso di tenere riservati i nomi dei protagonisti di questa vicenda, garantendo loro la massima privacy. Il padre del bambino aggredito ha rotto il silenzio, fornendo un racconto che rivela una storia di prevaricazioni ben più lunga dell'ultimo episodio. “Mio figlio ci ha raccontato di essere stato accerchiato da sei o sette bambini che conosceva già, perché spesso giocava con loro”, ha dichiarato il genitore. “Non era la prima volta: in precedenza, in una villetta pubblica del paese, era già stato aggredito dagli stessi bulli (amici). All'epoca ero intervenuto e la situazione sembrava essersi calmata per un po'. Hanno finto di riaccoglierlo nel gruppo, ma poi hanno ricominciato a bullizzarlo. A scuola lo spingevano per le scale e gli lanciavano lo zainetto”. Il padre ha poi evidenziato una grave lacuna nel sistema di protezione del figlio: “Siamo andati a parlare con le maestre, che hanno messo i bambini in punizione. Tuttavia, i genitori dei bulli non sono mai stati contattati dalle insegnanti”. La scoperta dell'ultima aggressione è avvenuta in maniera inaspettata: “Siamo venuti a sapere dell'ultimo episodio di aggressione a nostro figlio in seguito a un post pubblicato sui social network, che riportava la notizia di un bambino aggredito. È stato allora che nostro figlio, che ha tredici anni, ci ha confidato di essere stato lui la vittima. Ha raccontato di essere stato accerchiato, picchiato e denudato”.
Nonostante la gravità dell'accaduto, la famiglia sta cercando di reagire: “I Carabinieri stanno già indagando, perché mia moglie ha scritto sui social dell'aggressione subita da nostro figlio. Ora il bambino si sta riprendendo e vuole imparare la difesa personale attraverso uno sport. Il bullo è anche venuto a scusarsi con noi”.
Una testimone presente in Piazza Padre Pio al momento dell'aggressione ha fornito dettagli sulla dinamica, sottolineando la sorprendente discrezione con cui è avvenuto l'atto di violenza: “Ero seduta su una panchina in Piazza Padre Pio a fumare una sigaretta, saranno state circa le 20:00. Non c'era molta gente, solo un'altra signora che parlava al telefono e che, pur avendo visto la scena, non ha reagito”.
La paura di intervenire da sola ha spinto la donna a chiedere aiuto ad un uomo che era non molto distante da lei, con il suo nipotino. “Lui è intervenuto. Il signore non si era accorto di nulla perché hanno fatto tutto in silenzio, non riesco ancora a spiegarmi il motivo. Non hanno urlato, altrimenti chiunque sarebbe intervenuto. Inoltre, la scena si è svolta dietro dei cespugli” racconta la testimone.
“L'uomo li ha separati e il bambino bullizzato è scappato subito, indossava una felpa color grigio scuro, con cappuccio. Erano tutti maschietti. C'era un bambino con una notevole massa muscolare che rispondeva a sproposito ed è stato quello che ha aggredito maggiormente il povero bambino. L'aggressione è iniziata con una spinta alle spalle, pensavo finisse lì, invece gli hanno abbassato i pantaloni. Il bambino si è girato e cercava di tirarsi su i pantaloni con una mano e difendersi con l'altra, ma è stato bloccato dai bulli che l'hanno steso a terra con calci e pugni” aggiunge la testimone.
Conclude la sua deposizione con un senso di malessere: “Me ne sono andata quando la rissa è finita, erano circa le 21:30. Non ero tranquilla, ma ero dispiaciuta per l'accaduto. I Carabinieri mi hanno contattata e spero davvero che questa situazione si risolva al meglio”.
L'episodio di Piazza Padre Pio è un campanello d'allarme che San Giovanni Rotondo non può ignorare. La gravità delle testimonianze e la visione dei Servizi Sociali sottolineano l'imperativo di agire con fermezza e coordinazione per tutelare i più giovani e ripristinare la serenità nella comunità. La sinergia tra amministrazione, famiglie e forze dell'ordine sarà cruciale per affrontare questo fenomeno e garantire che le piazze tornino a essere luoghi sicuri e inclusivi per tutti i bambini. La nostra redazione continuerà a seguire da vicino il caso, fornendo aggiornamenti non appena disponibili.
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