Grazia Romito perde pure in appello contro Comune di Manfredonia e al centro di polemiche per Sanitaservice

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“Quando la stessa persona fisica, già sottoposta a verifica antimafia, tuttora “in corso di validità” (come attestato nel caso di specie dalla nota prefettizia dell’11 marzo 2024), riveste - nell’arco temporale di validità del provvedimento interdittivo antimafia già adottato - più ruoli rilevanti, i limiti e divieti che sono effetto dell’interdittiva operano nei confronti di tutte le imprese nelle quali la medesima persona fisica è coinvolta”. E’ questa la ragione per cui anche in appello il giudice amministrativo ha rigettato il ricorso contro il diniego di autorizzazione presentato dalla sipontina Grazia Romito, titolare dell’agenzia di pompe funebri Santa Lucia. La vicenda è stata ampiamente raccontata da l’Attacco, che nel 2019 diede in esclusiva la notizia dell’interdittiva antimafia adottata dal prefetto di Foggia nei confronti della sorella del boss Mario Luciano Romito (ucciso nel quadruplice omicidio mafioso del 9 agosto 2017) e di Michele Romito (ex ristorante Guarda che luna, oggi alla sbarra nel processo Giù le mani), la quale era dal 1993 titolare dell’agenzia di onoranze funebri Grazia Romito. 

A gennaio scorso, sempre su queste colonne, si diede conto della sentenza del TAR Puglia, firmata dal presidente Orazio Ciliberti, che diede ragione alla Prefettura foggiana e rigettato il ricorso della donna contro il diniego di autorizzazione per l’agenzia Santa Lucia, costituita ad aprile 2022 e di cui era diventata nel frattempo socia unica e legale rappresentante al posto dell’amico e parrucchiere foggiano Luigi Rotolo, primo titolare della srl, prestanome della manfredoniana a detta degli inquirenti e dell’Ufficio territoriale del Governo.

Dopo l’interdittiva la donna continuò ad esercitare l’attività dietro altre imprese, senza comparire in tali società ma di fatto gestendole e presentandosi ai clienti come la titolare di fatto. Poi l’operazione Giù le mani della Procura di Foggia – con vari arresti tra cui quelli di Michele Romito e dell’avvocato ed ex assessore comunale Angelo Salvemini – riguardò anche Grazia Romito: stando all’impianto accusatorio, a ottobre 2022, inducendo in errore la dirigente comunale del settore attività produttive sulla veridicità delle circostanze a lei riferite e rappresentate, Grazia Romito, Luigi Rotolo e Angelo Salvemini avrebbero formato un atto pubblico, costituito dall'autorizzazione allo svolgimento del servizio attività funebre rilasciata in favore della Santa Lucia srls agenzia onoranze funebri, ideologicamente falso nella parte in cui attestava che Rotolo era unico amministratore della società e in possesso dei previsti requisiti normativi” e “responsabile della conduzione dell’attività funebre”. Romito e Rotolo, rispettivamente amministratrice di fatto e prestanome dell’impresa, richiesero al Comune il rilascio dell’autorizzazione, mentre l’assessore ai lavori pubblici Salvemini sollecitò la struttura amministrativa comunale, deputata all’istruttoria della pratica - nelle persone della funzionaria Michelina Stipulante e della dirigente Ciuffreda -, al rilascio della stessa autorizzazione, “in tal modo inducendo in errore la dirigente, nonché i funzionari addetti al controllo della banca dati nazionale antimafia, rispettivamente sulla effettiva conduzione dell'attività funebre e quindi sull'assenza di motivi ostativi al rilascio della autorizzazione allo svolgimento dell'attività, segnatamente quelli previsti dalla normativa antimafia , atteso che l'impresa era di fatto gestita da Grazia Romito, già titolare di impresa funebre e raggiunta da precedenti provvedimenti di interdittiva antimafia e, pertanto, all'epoca dei fatti, inabilitata alla svolgimento di attività di impresa funebre”. Com’è noto, tutti sono stati rinviati a giudizio e il processo è in corso di svolgimento presso il Tribunale di Foggia.

La sentenza TAR è collegata alla determina assunta il 15 marzo 2024 dal dirigente comunale del settore Sviluppo economico, Tommaso Gioieni, con cui fu revocata l’autorizzazione alla Santa Lucia srls per l’attività funebre. Il dirigente ricordò che il 3 ottobre 2022 era stata rilasciata l’autorizzazione a Luigi Rotolo come amministratore unico della società e che successivamente c’era stata la variazione del legale rappresentante da Rotolo a Grazia Romito. Il 4 marzo 2024 fu avviata la procedura di preavviso di rigetto e conseguente divieto di svolgimento dell’attività, in quanto la donna “risulta destinataria di informazione antimafia interdittiva”. Da qui il rigetto della pratica Suap per la variazione del legale rappresentante della società Santa Lucia srls agenzia onoranze funebri e la revoca dell’autorizzazione per l’esercizio del servizio.

Romito ha poi presentato ricorso al TAR Puglia come legale rappresentante dell’impresa Santa Lucia srls, assistita dagli Pasquale Rinaldi e Pietro Schiavone, contro Ministero dell'Interno-Prefettura di Foggia e Comune di Manfredonia, per l'annullamento, previa concessione di misura cautelare, della determina di Gioieni, della nota della Prefettura di Foggia sull'esito positivo di cui alla richiesta di certificazione antimafia e di ogni atto connesso. Nella sentenza si spiega che il 29 gennaio 2024 c’è stata la cessione dell’intero capitale sociale e la presentazione al Comune della SCIA per il cambio del rappresentante legale e della compagine sociale dell’agenzia funebre.

I due legali della donna hanno invano contestato l’illegittimità per non consentita estensione alla Santa Lucia srls degli effetti dell’informativa antimafia adottata nei confronti di un soggetto diverso ovvero dell’impresa individuale di Grazia Romito, come pure hanno lamentato che la Prefettura avrebbe potuto comunicare l’esito positivo della richiesta di certificazione antimafia solo all’esito di un’attività istruttoria da svolgersi nei confronti della srls. Il TAR giudicò infondato il ricorso: “Il carattere personale dell’autorizzazione all’esercizio di attività funebre esclude la possibilità di qualsivoglia subentro nella licenza precedentemente rilasciata a Rotolo e impone la revoca della stessa in ragione della cessione totale del capitale detenuto quale socio unico e amministratore a Romito”.

Dello stesso avviso, ora, anche la Sezione quinta del Consiglio di Stato, presieduta da Francesco Caringella, che nel respingere l’appello ha condannato a pagare 3mila euro a titolo di spese processuali in favore del Comune sipontino. Inutile la difesa affidata all’avvocato Pasquale Rinaldi, che ha proposto invano cinque motivi di appello, tutti ritenuti infondati. Dapprima, a febbraio scorso, è stata respinta l’istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata. Poi, giudicando nel merito, il Consiglio di Stato ha sottolineato che la nota prefettizia sull’esito positivo della richiesta di certificazione antimafia “è basata sul dato di fatto che l’attuale amministratrice unica dell’impresa è stata già attinta da provvedimento interdittivo antimafia, tuttora in corso di validità, riguardante altra impresa operante nello stesso settore” e che “i soggetti che devono essere sottoposti alle verifiche antimafia sono le persone fisiche, che ricoprono determinati ruoli nelle imprese individuali ovvero nelle imprese gestite in forma societaria”.

Dunque, come detto in precedenza bene dal TAR, “se l’amministratore unico di un’impresa è già interdetto come imprenditore individuale è interdetto anche come amministratore di un’impresa-clone rispetto a quella individuale” e “sono corrette e vanno confermate le statuizioni del primo giudice circa il fatto che la signora Romito, in quanto destinataria di un provvedimento interdittivo antimafia non può esercitare – giova aggiungere: né in forma individuale né quale legale rappresentante e socio unico di una società di capitali – alcuna attività imprenditoriale soggetta a provvedimenti autorizzatori, a maggior ragione quelli che sono a “carattere personale” come l’autorizzazione all’esercizio di attività funebre”.

In queste ore Grazia Romito è tornata agli onori delle cronache anche per un’altra vicenda. E’ quella svelata ieri dal Corriere del Mezzogiorno riguardante l’assunzione della sorella del boss Mario Luciano Romito in Sanitaservice, società in house dell’ASL Foggia. Il sindacato Usb ha chiesto chiarimenti all’Azienda sanitaria stigmatizzando il fatto che Sanitaservice abbia fatto ricorso all’agenzia interinale Randstad Italia spa per reclutare 24 soccorritori per tre mesi, destinati a rafforzare i ranghi del 118, tra cui, per l’appunto, Grazia Romito, che sta svolgendo i propri turni di lavoro, inquadrata nel personale del 118 di Mattinata. Santo Mangia, componente dell’esecutivo Usb di Foggia, ha tuonato: “Non possiamo accettare che si autorizzi, con l’unico dissenso di Usb, il ricorso ad agenzie interinali per assunzioni temporanee nel servizio 118, con il risultato di introdurre personale privo di esperienza e in alcuni casi con precedenti discutibili, compromettendo la qualità e la sicurezza del servizio”.  E mentre ASL e Sanitaservice “sono in attesa di riscontro da parte dell’ufficio locale del casellario giudiziale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia circa la procedura attivata di controllo sulle dichiarazioni sostitutive rilasciate all’agenzia interinale”, anche il consigliere regionale Lega Splendido ha chiesto ieri le dimissioni immediate del dg ASL Antonio Nigri e il commissariamento di Sanitaservice.

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