“Omertà, minimizzazione, giustificazioni. Sono le tre piaghe che da anni paralizzano Foggia davanti a episodi come quello accaduto venerdì sera nel centro storico della nostra città: un bravo ragazzo di 19 anni, Andrea Tigre, studente di medicina e atleta del Foggia Incedit - ricorda il comitato Difendiamo il Quartiere Ferrovia -, pestato brutalmente da un branco di adolescenti. Senza motivo, senza freni, senza alcuna remora. Lo hanno lasciato a terra sfigurato, con fratture multiple al volto e la prospettiva di un intervento chirurgico complesso. Una vita, e un corpo, probabilmente segnati per sempre dalla barbarie”.
“Il centro storico, tra piazza Mercato e via Arpi, è da anni terreno fertile per le baby gang. Non è la prima volta che accadono episodi simili. Anzi, da troppo tempo quella zona è ostaggio di delinquenti - anche minorenni - che rapinano, scippano, picchiano, terrorizzano. E sempre, puntualmente, il giorno dopo, la città reagisce allo stesso modo: indignazione di facciata, rabbia sui social, qualche riga sui giornali, e poi il nulla. Fino al prossimo pestaggio”.
“E allora diciamolo chiaro: la colpa di questo imbarbarimento non è solo dei ragazzini che picchiano. È dei genitori assenti, che hanno abdicato al loro ruolo educativo. Ma è anche di chi giustifica, di chi minimizza, di chi ripete il mantra stanco e provinciale: “Eh, ma succede dappertutto”. No. Non è vero. Non succede dappertutto. E anche se fosse, che razza di scusa è? Dobbiamo rassegnarci a vivere in una città dove un ragazzo di 19 anni non può camminare nel centro storico senza rischiare di essere sfigurato?”.
“Questa è la vera tragedia di Foggia: non solo la violenza in sé, ma la resa culturale di una comunità che si autoassolve sempre. Che preferisce voltarsi dall’altra parte. Che trova sempre una scusa, sempre un alibi, sempre un modo per normalizzare l’anormalità”.
“Ma non c’è niente di normale in dieci ragazzi che massacrano un coetaneo senza ragione. Non c’è niente di normale in una città dove piazze e strade storiche diventano zone franche di illegalità. Non c’è niente di normale nel pensare che la sicurezza sia una pretesa “di destra”. La sicurezza è un diritto universale, di sinistra, di destra, di tutti. È il fondamento minimo della vita civile”.
“E come se non bastasse, il copione si ripete: una volta identificati, questi delinquenti piangono, invocano la giovane età, chiedono lo “sconto di pena”. Ma il Codice Penale parla chiaro: l’art. 582 prevede la reclusione fino a 7 anni per le lesioni gravi, e l’art. 585 stabilisce l’aggravante dei futili motivi. Non si tratta di ragazzate, ma di violenza pura, da punire con la massima severità. E invece, ogni volta, assistiamo al teatrino del pentimento, alle lacrime posticce, a un sistema che rischia di cedere ancora una volta al buonismo. Dieci contro uno non è coraggio, è da conigli veri: è la dimostrazione plastica di una vigliaccheria che nulla ha a che vedere con la gioventù, ma molto con la codardia più meschina”.
“Che cazzo ci vuole a mettere delle pattuglie fisse nei punti più caldi della città? Quanto dobbiamo ancora aspettare prima che qualcuno decida di difendere i cittadini, i ragazzi, le famiglie, da questa barbarie? È qui che torna la questione dell’esercito. Non è un tabù, non è una resa, non è una vergogna. È una necessità. L’esercito a Foggia serve anche a questo: a presidiare le aree più calde, a spezzare il senso di impunità, a educare con la forza della legge laddove i genitori hanno fallito. Le pattuglie sono utili se stanno nei punti più caldi della città, dove la violenza esplode, non a fare inutili posti di blocco per fermare e schedare famiglie perbene, né a riempire i cittadini di multe per una cintura dimenticata o una luce non funzionante. La sicurezza vera si costruisce dove serve, sul campo, là dove ogni giorno i foggiani rischiano di diventare le prossime vittime”.
“Andrea oggi è un simbolo. Non solo di una vittima, ma di una città che deve decidere da che parte stare. Continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto, oppure guardare in faccia la realtà: Foggia è imbastardita e non basterà un post indignato a salvarla. Servono azioni concrete, controlli veri, pene certe. Servono istituzioni che dimostrino di avere il coraggio di stare in strada, accanto ai cittadini, e non dietro una scrivania a contare statistiche. E servono uomini e donne in divisa che pattuglino ogni giorno le strade, anche con l’aiuto dell’esercito. Perché la sconfitta vera non è chiedere aiuto. La sconfitta vera è vivere così”.
“La violenza di venerdì non è un fatto isolato. È l’ennesima, terribile conferma che senza sicurezza non c’è libertà. E senza libertà non c’è futuro”.
“Un messaggio chiaro ai giustificatori seriali: guardate in faccia Andrea, guardate negli occhi tutti quelli che sono stati aggrediti, rapinati, sfigurati in questa città. Abbiate il coraggio di dire loro di restare a Foggia, di crescere i figli qui, di credere ancora che questa sia una città vivibile. Dite loro di non scappare. Se non siete in grado di farlo, se non potete garantire sicurezza e dignità, allora il fallimento non è dei cittadini che denunciano, ma di chi continua a minimizzare e a non agire”.
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