Nessun commento è arrivato né dalla Prefettura di Foggia oggi guidata da Paolo Giovanni Grieco né dall’imprenditore edile ed ex sindaco sipontino Gianni Rotice, dopo che il TAR Puglia ha annullato la clamorosa interdittiva antimafia del 2024 dell’allora prefetto Maurizio Valiante nei confronti della Gianni Rotice srl. Una sentenza durissima, perché il TAR parla di “insufficienza istruttoria e motivazionale dell’informativa” e dice che “assume quindi connotazione dirimente il fatto che non risulta evincibile dal provvedimento, neppure in termini indiziari, in che modo si sarebbe realizzato (o si sarebbe potuto realizzare) il condizionamento mafioso della Gianni Rotice srl a fronte di un solo, contestato episodio di contatto”. Dunque “si deve rilevare senz’altro un deficit di motivazione”. L’Ufficio territoriale del Governo tace, ma la difesa della srl dà per scontata la proposizione dell’appello al Consiglio di Stato, come da prassi. Altri, invece, ritengono in questi giorni che la decisione non sia stata ancora assunta e cercano di capire se stia emergendo un diverso orientamento generale rispetto al larghissimo uso che finora c’è stato dello strumento dell’interdittiva antimafia. Un uso che potrebbe calare a fronte dell’introduzione della novità legislativa della prevenzione collaborativa, tramite la quale la Prefettura può effettuare un controllo sull’impresa sospetta di rischio infiltrazioni mafiose, controllo all’esito del quale può essere adottata la più grave misura interdittiva (che si rivela letale in molti casi per la prosecuzione dell’attività imprenditoriale). Silenzio anche da parte di Rotice, ex presidente di Confindustria Foggia che oggi, dopo la fine dell’esperienza amministrativa di centrodestra a Palazzo San Domenico nel 2023 quando si era a metà mandato, si limita a fare politica indirettamente seguendo l’evoluzione della Noi Moderati dell’ex ministro Maurizio Lupi. Ma, stando ad indiscrezioni trapelate nelle scorse ore, l’ingegnere e costruttore starebbe meditando la possibilità di agire per risarcimento danni contro Prefettura foggiana e Viminale per quanto patito a causa dell’interdittiva illegittima. La via esiste, ma non è facile riuscire in tale obiettivo.
In primis c’è da ricordare come solo il suggello da parte del Consiglio di Stato, in caso di appello dell’UTG e del Ministero, lascerebbe la situazione così come è stata delineata dalla pronuncia del TAR. In secondo luogo non c’è alcun automatismo tra interdittiva annullata e riconoscimento del risarcimento dei danni.
Nel 2024 il TAR ligure lo riconobbe per quasi mezzo milione di euro nei confronti Gruppo Vico, società di Cairo Montenotte specializzata nella bonifica di siti industriali. L’impresa, nel 2021, era stata colpita da una interdittiva antimafia e dal rifiuto di iscrizione nell’albo che consente di partecipare ad appalti pubblici per il sospetto di infiltrazioni mafiose dovuto a rapporti di lavoro con una impresa in cui lavoravano soggetti legati alla camorra. Ma nel 2023 il TAR Liguria, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati per conto del gruppo Vico, aveva annullato l’interdittiva sottolineando l’erronea valutazione compiuta dall’amministrazione che non aveva tenuto conto degli elementi emersi durante l’istruttoria. Il Tribunale fissò il risarcimento da parte del Viminale in quasi 500mila euro.
Va detto che, nel caso della Gianni Rotice srl, gli effetti dell’interdittiva furono ben presti sospesi per l’accoglimento dell’istanza cautelare sia da parte del giudice di primo grado (a gennaio 2025) che da parte del Consiglio di Stato (a fine febbraio 2025); inoltre ad aprile scorso intervenne l’ammissione al controllo giudiziario da parte del Tribunale di Bari, in funzione di giudice della prevenzione.
Inoltre, le pronunce giurisprudenziali degli ultimi anni hanno chiarito che non sempre spetta il risarcimento da interdittiva illegittima. La p.a., in materia di interdittiva antimafia, gode di un’ampia discrezionalità e ciò comporta il riconoscimento del beneficio dell’errore scusabile, con conseguente esclusione della colpa e, quindi, della responsabilità dell’amministrazione, nelle ipotesi in cui le acquisizioni informative, trasmesse al prefetto dagli organi di polizia, risultano astrattamente idonee a formulare un giudizio plausibile sul tentativo di infiltrazione mafiosa, in quanto oggettivamente significative di intrecci e collegamenti tra l’organizzazione criminale e l’amministrazione dell’impresa, ancorché vengano giudicate, in concreto, insufficienti a giustificare e a legittimare la misura dell’interdittiva.
E, ancora, la Quinta Sezione del Consiglio di Stato, con sentenza di luglio 2024, nell’accogliere il ricorso proposto una srl, ha riformato la sentenza emessa dal TAR Campania stabilendo che, ai fini del risarcimento del danno derivante da provvedimento amministrativo illegittimo, “non è sufficiente il mero annullamento del provvedimento amministrativo, essendo necessario sia fornita la prova sia del danno subito, sia dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa della pubblica amministrazione”.
Altro problema, possibile causa di imbarazzo per ambedue le parti in causa, è che oggi la Prefettura daunia è retta da Grieco, che sta dimostrando un altro atteggiamento e stile, più pacato e moderato, rispetto a Valiante.
Lo stesso UTG si ritrova svuotato dai funzionari della vecchia guardia di Valiante: se la viceprefetta vicaria Rachele Grandolfo lo ha raggiunto ad Ancona, il suo capo di gabinetto Caccavone si è trasferito alla Prefettura di Matera dov’è vicario. Restano Angela Barbato, oggi vicecapo di gabinetto, e Francesco Fasano, che fu con Valiante il protagonista della stagione degli sgomberi degli alloggi Gozzini da parte dei non aventi (più) titolo.
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