Il 2025 ha segnato il venir meno, in sede di TAR e dunque di giustizia amministrativa di primo grado, di due tra le interdittive antimafia più clamorose adottate negli scorsi anni dalla Prefettura di Foggia. ovvero quelle nei confronti della foggiana San Giovanni di Dio, cooperativa sociale sanitaria e di servizi integrati per azioni in passato guidata da Raffaele De Nittis (genero di Michele d’Alba) e dell’impresa edile sipontina Gianni Rotice srl dell’ex sindaco del Golfo, ex presidente di Confindustria Foggia e oggi numero uno del Manfredonia Calcio. In entrambi i casi il TAR Puglia, sede di Bari, accogliendo i ricorsi delle imprese, ha annullato i provvedimenti prefettizi. Hanno invece continuato a restare in piedi le interdittive assunte per il rischio di infiltrazioni mafiose avvistato dall’Ufficio territoriale del Governo rispetto alle due imprese più direttamente legate al foggiano Michele d’Alba, ovvero la storica cooperativa Tre Fiammelle interdetta a febbraio 2023, con una storia di ben decenni alle spalle, e la Lavit spa del figlio Lorenzo d’Alba. Il biennio di controllo giudiziario scadrà a settembre prossimo nel caso di Lavit, mentre avrebbe dovuto terminare a settembre scorso per Tre Fiammelle. Non è accaduto perché è stata prolungata la misura che era stata disposta dal Tribunale di Bari sez. III – Ufficio misure di prevenzione, il 19 settembre 2023, per la durata di due anni. Poi, il 10 luglio 2025, lo stesso Tribunale decise per l’appunto la proroga per un anno e la Prefettura di Foggia ha conseguentemente iscritto la società nella locale White List.
La lavanderia industriale di Foggia, che gestisce tra l’altro l’appalto del lavanolo (biancheria e materassi) per tutte le ASL pugliesi, fu colpita a dicembre 2023 da interdittiva antimafia per la parentela tra il precedente amministratore unico Lorenzo d’Alba e il padre Michele d’Alba, ritenuto da Prefettura e Procura vicino alla mafia foggiana.
Poi, a settembre 2024, Lavit – da maggio 2024 guidata dall’ex generale dei Carabinieri Guido De Masi - fu ammessa al controllo giudiziario dal Tribunale di Bari, in funzione di giudice della prevenzione, per il periodo di due anni. La misura ha sospeso gli effetti dell’interdittiva, consentendo all’impresa di iscriversi nuovamente nella white list e di partecipare alle procedure di gara sotto la supervisione dell’amministratore giudiziario nella persona dell’avvocata del Foro di Roma Rosamaria Zuccaro. Dopo pochi giorni si seppe che la Procura guidata da Roberto Rossi e la Prefettura, allora capitanata da Maurizio Valiante, avevano deciso di impugnare tale decisione chiedendone la revoca.
Oggi da Lavit trapela ottimismo rispetto a quanto accadrà a settembre prossimo. C’è un sereno ottimismo sulla decisione del Tribunale nel senso della fine del controllo giudiziario e sull’assenza di elementi nuovi che possano far ritenere alla Prefettura di dover riconfermare l’interdittiva. “Al termine del biennio di controllo giudiziario si tiene una udienza in cui il giudice della prevenzione stabilisce se il percorso realizzato è stato soddisfacente e dunque l'impresa può essere libera dei vincoli”, spiega a l’Attacco De Masi.
“Fino a 1-2 anni fa si riteneva in Italia che l'interdittiva riprendesse vigore, al termine del controllo giudiziario, fino alla revoca da parte della Prefettura. Poi alcune sentenze hanno chiarito che questo periodo di vacanza si deve intendere come attesa per la decisione della Prefettura, che deve rivalutare i requisiti e stabilire se ci siano ancora episodi o meno in base ai quali rinnovare l'interdittiva. In questi ultimi due anni ci sono state diverse interdittive annullate, ad esempio perché per la conferma non sono stati portati dalla Prefettura elementi nuovi e si è dunque perso in giudizio”.
Né va dimenticato lo scontro clamoroso avvenuto negli scorsi anni tra il Tribunale della prevenzione di Bari e la Prefettura daunia quando il giudizio positivo espresso dal primo non è stato tenuto in alcun conto nelle valutazioni dell’UTG. Due giudizi autonomi e separati. “Questa è una stortura della legge, perché mantenere due procedimenti - uno penale e uno amministrativo - significa in alcuni casi metterli contro”, osserva De Masi.
“Noi abbiamo evidenziato che la nostra è stata una situazione veramente anomala, perché è stata colpita l'impresa del figlio per motivi legati al padre. Da quando ho preso in mano l'amministrazione di Lavit non c'è stato più alcun tipo di rapporto con Tre Fiammelle, che peraltro non è più l'impresa del padre. Abbiamo realizzato un percorso di self cleaning, ponendo rimedio a tutto quello che era stato obiettato dalla Prefettura, pur non essendo d'accordo con quelle contestazioni. Io non conoscevo Lorenzo d'Alba, decisi di occuparmi di Lavit perché mi fu chiesto di salvare i posti di lavori che assicuravano il sostentamento di 250 famiglie. In questo periodo di tempo abbiamo visto un comportamento inspiegabile da parte della Prefettura di Foggia, persino contro legge, perché aveva richiesto lo scioglimento dei contratti in capo a Lavit, scrivendo persino alle stazioni appaltanti per chiedere di rescinderli. Contratti che secondo la normativa non possono essere rescissi in tre casi specifici, tutti e tre presenti nella fattispecie di Lavit”.
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