Accoglienza immigrati nella Casa della Carità di Manfredonia, arcivescovo Moscone: “Non è un bed and breakfast”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

L’ultima schermaglia tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Papa Leone XIV – il primo Pontefice americano della storia, dunque un confronto inedito anche sul piano simbolico – ha ricordato quanto il tema dell’accoglienza resti un detonatore politico potentissimo. E a Manfredonia, negli ultimi giorni, lo si è visto con chiarezza. La miccia si è accesa quando l’ex Sindaco Angelo Riccardi ha diffuso la notizia dell’arrivo in città di alcuni richiedenti asilo trasferiti da Borgo Mezzanone. Una comunicazione arrivata prima di qualsiasi nota ufficiale e che ha immediatamente alimentato sospetti, timori e un acceso dibattito sul presunto “diritto” della cittadinanza a essere informata in anticipo. Nel giro di poche ore, la questione è diventata un caso politico, con reazioni a catena sui social e nei corridoi della politica locale. La conferma è arrivata solo il giorno successivo, quando il Sindaco Domenico la Marca ha chiarito che si trattava di un trasferimento ordinario, disposto dalle autorità competenti. Ma le sue parole non hanno placato gli animi: anzi, hanno irrigidito ulteriormente una parte della comunità, convinta che la trasparenza fosse mancata e che la città fosse stata messa davanti al fatto compiuto. In questo clima teso è intervenuto anche l’arcivescovo Franco Moscone, invitando a non cedere alla paura e a mantenere un atteggiamento di responsabilità. Un appello che, però, non ha trovato terreno fertile: una parte della politica – e non pochi cittadini – ha reagito con durezza, accusando il presule di prendere posizione su questioni amministrative o di non comprendere le preoccupazioni della popolazione. Il risultato è un dibattito polarizzato, in cui emozioni e percezioni rischiano di sovrastare i fatti. Per questo, l’Attacco ha ascoltato direttamente la voce dell’arcivescovo Moscone. Un’occasione per comprendere la sua prospettiva e provare a ricostruire un dialogo oggi più che mai necessario.

Sul piano pratico, le chiedo: chi ha materialmente scritto il progetto di accoglienza? Si può conoscere nel dettaglio?
Il progetto è legato essenzialmente alla Prefettura di Foggia, che cerca di risistemare quelli che erano i CAS, quindi i Centri di accoglienza speciale, sulle persone che si trovano nel nostro territorio e che vengono assegnate direttamente dal Governo nei piani di accoglienza e di attesa della richiesta d’asilo e così via. Quindi i primi i contatti, noi li abbiamo avuti attraverso la Prefettura che si è rivolta a tante istituzioni. A noi hanno chiesto se era possibile riattivare un’esperienza in un ambiente che già ha fatto questo servizio, e che è parte della nostra Casa della Carità a Manfredonia. Compì questo servizio fino al 2019, poco prima della pandemia. Ovviamente sono passati anni, quindi c’era bisogno e c’è bisogno di dare una sistemazione ai locali stessi. 

Come è strutturata la Casa della Carità?
È suddivisa in tre edifici e quello interessato in questo caso è quello posto verso ovest, che è il più grande: lo stesso dove fino al 2019 era già stata svolta questa attività. La Casa ha bisogno di ristrutturazione e ci sono lavori in corso, quindi non del tutto finiti. Abbiamo già fatturato lavori di ristrutturazione, adattamento, antincendio, elettricità e così via per quasi 90.000 euro e penso ci sarà bisogno di ulteriori 10.000 euro. I costi finali si attirano attorno ai 100.000 euro.

Che tipo di impegno ha assicurato per i richiedenti asilo ospitati nella struttura?
C’è un progetto insieme ad una società che si chiama Alcantara, società a responsabilità limitata. La Curia non ha nessun rapporto diretto con chi svolgerà l’attività, come già era stato 7 anni fa. Da parte nostra c’è la concessione di parte di spazi ampi e estesi, sia interni che esterni. E poi queste persone sono seguite: c’è un centro per l’insegnamento della lingua italiana, e possono approfittare dei servizi medici offerti dalla diocesi stessa perché abbiamo un poliambulatorio all’interno della struttura. C’è una mensa, ci saranno operatori e psicologi e insegnanti.

Parliamo di numeri, perché spesso sono il cuore delle paure. Qual è il numero massimo di persone previsto dal progetto e per quanto tempo?
Il numero massimo possibile è sui 70, un numero che è lo stesso di quando si svolgevano queste attività di accoglienza fino al 2019. Non posso dire per certo, invece, per quanto tempo resteranno. Il problema dell’emigrazione e l’arrivo degli extracomunitari non sono fenomeni risolvibili da oggi a domani e, con i chiari di luna in cui il mondo si trova, credo ci sia il rischio che ne avremo sempre di più. Comunque si tratta di persone che sono già sul territorio del Comune di Manfredonia. Non arrivano da altre parti, sono ospitati e si trovano nella zona di Borgo Mezzanone.

Molti cittadini hanno avuto la sensazione che tutto sia avvenuto “nel silenzio”. Lei, personalmente, ha mai posto il tema della comunicazione pubblica al Sindaco o alla Prefettura, affinché la cittadinanza fosse informata prima?
Devo risponderle di no. Credevo che la Prefettura facesse la sua parte, ma non so se è tenuta a darne comunicazione. Probabilmente cerca strutture e poi operatori in grado di svolgere il servizio, Ritengo che possa essere un dovere dell’amministrazione governativa centrale, non tanto quella locale a cui spettano altre problematiche.

Nella sua nota, ha portato l’esempio di San Giovanni Rotondo.
È l’esperienza più numerosa e integrata. Da più di due anni a questa via, è andata crescendo fino a raggiungere il numero di ben sette strutture che accolgono persone extracomunitarie in attesa del permesso di soggiorno. Quella che raccoglie più persone arriva a 50, le altre si aggirano tra 25 e 30 l’una. Il numero complessivo è superiore a 300, di cui almeno 100 sono minori non accompagnati. E l’attività finora ha dimostrato di essere svolta bene senza rischi per nessuno, anzi con un vero lavoro di accoglienza e di integrazione a beneficio di tutti. Sulla stessa linea è l’opera che verrà svolta presso la Casa della Carità. 

Quando parla di “accoglienza umana e cristiana dovuta a questi nostri fratelli migranti”, sta facendo un richiamo solo evangelico o anche una presa di posizione precisa sul modello di gestione dei flussi migratori in Italia?
Direi tutti e due. Innanzitutto è un richiamo evangelico, che è il mio primo dovere. Ricordare il Vangelo che dice chiaramente “Ero straniero e mi avete accolto”. E poi ci sono altre forme di attenzione verso gli ultimi e i bisognosi, e questa è un’indicazione evangelica. Bisogna poi renderla materiale, concretizzarla nelle forme più umane possibili. Non è una cosa nuova, l’abbiamo sempre fatta in questi anni. Con l’indifferenza si lasciano queste persone in mano al lavoro nero, al lavoro sfruttato, al caporalato, a interessi particolari di una economia sfasata a danno sia della popolazione italiana in primo in primo luogo e sia di quelli che vengono non accolti, ma ghettizzati, richiusi e sfruttati.

Riconosce, dentro la paura malcelata verso lo straniero, anche elementi di fragilità sociale reale o la legge solo come chiusura egoistica?
A mio giudizio, l’egoismo non è mai a priori ma piuttosto è sempre nutrito da altre cose, Compresa la paura o una cattiva comunicazione o una comunicazione interessata da parte di qualche frangia della nostra società. L’egoismo si fa crescere come si fa crescere la bontà.

C’è un punto delicato, che è quello inerente i soldi e le accuse di interessi economici nell’accoglienza. 
Bisognerebbe chiedersi quanto guadagnano i costruttori di armi, per esempio, come la Leonardo che non è molto distante dalla nostra terra. Per quanto riguarda la situazione locale, noi abbiamo fornito la struttura alla società Alcantara con un semplice contratto di affitto. Non ho scelto e non sceglierò mai che in spazi vuoti di un’opera del genere si possano svolgere servizi che non siano di carità. Non vado di sicuro a fare un bed&breakfast.

Numerosi esponenti politici locali le rimproverano un’ingerenza nel dibattito civile. C’è un limite oltre il quale ritiene che la Chiesa debba fermarsi per non sostituirsi alle istituzioni democratiche?
Il limite è quello di non fare attività di partito o proporre partiti, come non facciamo già da un da un bel po' di decenni. Non mi schiero per una parte o per un’altra. Tengo alti i valori evangelici, che hanno una ricaduta sociale non indifferente. Se pretendiamo di annunciare il Vangelo senza l’interpretazione nell’impegno sociale, siamo fuori strada. Faremmo semplicemente folklore, e non è il nostro impegno.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet