Cerignola, interdittiva antimafia: è AFP Service impresa fuori da white list. Bellapianta: “Comune disattento”

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Ha a che fare con la legalità la tegola che si è abbattuta sul progetto bandito dal Comune di Cerignola e che è destinata ad avere ripercussioni almeno sul piano politico per il prosieguo dell'amministrazione guidata dal Sindaco dem Francesco Bonito. È stato rescisso da qualche giorno il subappalto con l’impresa AFP Service srls, con sede proprio nella città ofantina. L'impresa operante nel settore dell'edilizia è attiva, almeno da quanto emerge dalle visure camerali, dal gennaio del 2022, con un capitale sociale di 400 euro. Il progetto, denominato Centro di legalità permanente, prevedeva la creazione su di un fondo oggetto di bene confiscato alla mafia, di un centro all’interno del quale opererebbero cooperative antimafia riconosciute come meritevoli per il proprio operato in città e in provincia. Un fatto, questo dell'informativa della Prefettura, che sembrerebbe un assurdo, in virtù proprio della destinazione d'uso dell'opera che sarebbe stata creata mediante il subappalto della società poi risultata immeritevole di restare nella white list prefettizia. “La procedura aperta per l'affidamento si è svolta nella maniera più ineccepibile possibile, nel pieno rispetto delle normative vigenti e dei principi di trasparenza e correttezza amministrativa”, ha fatto sapere il primo cittadino sui social. “L’impresa risultata aggiudicataria dell'appalto, regolarmente iscritta nella white list della Prefettura di Foggia, ha successivamente affidato in subappalto una parte degli interventi a un'altra impresa, per un importo pari a circa 140mila euro su un totale complessivo di quasi 2 milioni di euro, seguendo le procedure e le forme previste dalla legge”, ha continuato Bonito, ex magistrato e parlamentare. “Gli uffici comunali, venuti a conoscenza del subappalto, hanno prontamente preso atto della circostanza e provveduto a informare la Prefettura competente, richiedendo l'avvio degli accertamenti antimafia previsti. La Prefettura non ha fornito riscontro entro i 30 giorni canonici stabiliti dalla normativa. In seguito, non appena è prevenuta la notifica dell'interdittiva nei confronti dell’impresa subappaltatrice, gli uffici comunali hanno immediatamente attivato le procedure necessarie per il recesso del relativo contratto di subappalto”, ha concluso il Sindaco. Insomma, una triste, fatale e sinistra causalità. E di “teatro dell'assurdo” parla l’eletto di minoranza Tommaso Sgarro, ex candidato Sindaco, riferendosi a Bonito, ex togato di Corte di cassazione che ha fatto del tema della legalità un leitmotiv della propria discesa in campo.

Secondo Sgarro l'accaduto non è direttamente riconducibile né a opacità interessate né ad imperizia, ma solo a questioni di pura sfortuna. “Sono stato e sono tuttora un fermo oppositore di questa amministrazione e quando ho da sottolineare errori non mi fermo”, afferma a l’Attacco il docente universitario, “ma credo che questa volta il fatto sia legato solo e soltanto a un'autentica sfortuna. Penso che, anche a voler essere maliziosi, ci sia poco da pensar male di una vicenda del genere, occorsa molto tempo dopo l'aggiudicazione del subappalto. Non ci sono i tempi per poter pensare né ad una scarsa attenzione né tantomeno ad una condotta amministrativa non limpida”, chiosa Sgarro.

Il progetto di fattibilità del Centro di legalità permanente, da collocarsi in via Padula, fu approvato il 14 gennaio del 2022 dall’amministrazione Bonito per un importo di complessivi 2,5 milioni di euro. In seguito, il 16 maggio del 2024 fu indetta una procedura aperta per l’affidamento dei lavori, finanziati dall’Unione Europea; due mesi dopo un’impresa foggiana vinse la gara per un importo di 1.850.000 euro. Nel febbraio 2025, l’impresa aggiudicataria comunicò il subappalto nei confronti di un’impresa cerignolana e un mese dopo si passò al trasferimento delle competenze da parte dell'ente comunale. Il resto è storia recente, con la nota della Prefettura di Foggia del 20 febbraio scorso. Non di una banale macumba ritiene si tratti Domenico Bellapianta, leader del movimento Cerignola Futura, ex capofila della lista Senso Civico, coacervo politico che fu molto organico al progetto di repulisti e di rinascita amministrativa targato Bonito.

“Penso che quanto accaduto sia l'ennesima prova di scarsa capacità”, afferma a l’Attacco Bellapianta, “tralasciando altri casi in cui l'amministrazione attuale ha dimostrato di smentire la ragione per la quale si è proposta, ma questa volta ci risulta che la disattenzione l'abbia fatta da padrona. Abbiamo appreso da una determina di giunta che la società è stata colpita da interdittiva antimafia”, continua il consigliere. Insomma, un giudizio tranchant legato ad una visione ormai diversa su come amministrare la città, nettamente distante rispetto a quanto si pensava di fare ormai cinque anni fa, quando la chiamata alle urne per i cerignolani suo no come un necessario cambio di passo dopo l'onta del consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose. La figura dell’ex Sindaco e avvocato Franco Metta, legata ad un passato amministrativo bocciato dal Viminale e dai cittadini, oggi, invece non è completamente dimenticata.

Secondo il leader di Cerignola Futura il noto penalista, con la sua compagine, potrebbe essere un compagno di viaggio di quelle forze politiche che, seppur contigue all'inizio del progetto avviato cinque anni fa dall'ex magistrato, oggi potrebbero fare fronte comune per avviare un nuovo corso in vista dell'appuntamento elettorale di giugno 2027. Insomma la corsa per conquistare Palazzo di città, nel centro cerignolano, si gioca ancora una volta nel segno della legalità.

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