“Mi ha infamato”, Pepe ribalta racconto di Pece: punta il dito contro appalti, deleghe e crediti non riscossi
Finora Michele Pepe aveva scelto di non rispondere. Ha lasciato che il villaggio si abituasse alla sua figura silenziosa, dando anche adito ad accuse relative a bilanci approvati senza documenti, deleghe che non erano formalmente tali, verbali mai notificati, e servizi che – a detta di taluni - si spegnevano uno dopo l’altro. L’avvocato Enzo Pece, nel frattempo, ha ricostruito un racconto quotidiano di irregolarità, opacità, disservizi, stipendi arretrati, mezzi senza assicurazione, guardiania intermittente, fogne al limite del collasso. Adesso, all’improvviso, ha deciso di parlare attraverso una lettera pubblica – diffusa nelle ultime ore – che è la prima uscita ufficiale dell’amministratore pro-tempore del Supercondominio del villaggio Ippocampo. “Avrei preferito non rispondere, come ho fatto sino a questo momento, a tutte le provocazioni, gli insulti, le diffamazioni”, esordisce. E subito dopo aggiunge che è stato costretto, “obtorto collo”, a difendersi da “infamie tendenti a creare situazioni di tensione e confusione nel tessuto condominiale”. La lettera dell’avvocato Pepe è un contrattacco frontale vero e proprio. Non solo verso Pece, ma verso un clima che ritiene sia stato costruito artificialmente perché “il progetto è quello di creare perplessità e dubbi per convincere anche i virtuosi a non pagare le quote condominiali e rendere ingovernabile la situazione”. A dirla tutta, l’amministratore Pepe aveva contattato in precedenza l’Attacco e aveva preannunciato l’invio di un documento dettagliato per spiegare la sua versione dei fatti. Mail mai arrivata, perché mai inviata evidentemente. Nel corso della telefonata, Pepe aveva riferito che “c’è tanta roba da dire. Questo è un paese, visto che consta di 2.300 abitazioni. E io non riesco mai ad avere la maggioranza dei condomini”. Ha poi aggiunto tra i denti che “si è creata una situazione di guerra, da parte dell’avvocato Pece nei miei confronti, perché la verità pura è che gli ho negato un contratto d’appalto”. A suo dire, quindi, Pece sarebbe mosso da un interesse personale: un risentimento professionale per via di un progetto di conquista della gestione del villaggio. Nella lettera, Pepe ricostruisce la vicenda della società Ippocampo Servizi SRLS, nata nel giugno 2024. Scrive che la società “nasceva già con il progetto di appropriarsi della gestione dell’intero Villaggio”, e sottolinea che tra i soci figura “la dipendente del Supercondominio e coniuge del sig. Pece Vincenzo (Barbara Digiglio, ndr)”, che – sostiene – non avrebbe mai comunicato la sua partecipazione alla società. Proprio questo passaggio è considerato decisivo per dimostrare un conflitto d’interessi: “praticamente: una gestione familiare”, scrive in maiuscolo, accusando Pece di aver preteso un ruolo di controllo e decisione “con ogni facoltà di assunzione e/o licenziamento”.
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