Sono il dr. Vincenzo De Francesco e voglio parlare della mia recente esperienza di paziente affetto da polmonite da Covid-19. Da circa 25 anni svolgo attività di Gastroenterolo- Endoscopista presso gli Ospedali Riuniti di Foggia.
Dopo questa breve storia sono due gli elementi che voglio sottolineare. La struttura complessa di Malattie Infettive è diretta dalla professoressa Teresa Antonia Santantonio. Volutamente non cito tutti i colleghi della sua equipe perché sicuramente dimenticherei qualcuno, torto che non posso permettermi. Presso questa struttura nella gestione del mio caso e di altri simili ho trovato una estrema competenza scientifica, una elevatissima competenza clinica-tecnica e una ottima capacità di approccio del paziente dal punto di vista umano-psicologico. Equipe di questa caratura costituiscono motivo di orgoglio aziendale e, cosa più importante, motivo di speranza e salvezza per il paziente.
Pur considerando l'andamento epidemiologico della pandemia ancora preoccupante e la condizione "di guerra" che ci troviamo a vivere ritengo che strutture e capacità professionali come queste in cui mi sono imbattuto non si creano dall'oggi al domani al grido di "tutti in armi nelle ultime ore del III Reich" se non a discapito della qualità assistenziale. Non posso esimermi in questo spazio di sottolineare le capacità professionali, la dedizione umana e lo spirito di sacrificio di tutto il personale infermieristico ed ausiliario dello stesso reparto. Considerando le condizioni di grande disagio, se non estremo, credo che nessuna semplice remunerazione o gratificazione economica possa premiare degnamente questi operatori.
Vengo al secondo punto diretto ai miei cari concittadini e della Capitanata tutta in un momento di ancora elevata contagiosità, non adeguatamente percepita. Sono stato ricoverato in condizioni critiche, con febbre e con una ossigenazione del sangue precaria per polmonite da Covid. Sin dall'inizio ho avuto bisogno di terapia endovenosa cortisonica, antibiotica e antivirale. Inoltre ho avuto bisogno di supplemento di ossigeno mediante un particolare tipo di maschera (Cpap). Tale maschera è una sorta di ventosa che ermeticamente ti circonda il viso dalla fronte al mento fino a ulcerarteli per il sudore della febbre; deve essere indossata almeno per tre giorni continui "a pancia in giù" avendo la possibilità di muovere solo il collo, costantemente ripiegato all'indietro. L'erogazione di ossigeno è continua bruciando occhi, labbra e seccando la bocca. La possibilità di bere è minima e nulla quella di mangiare.
Il paziente vive costantemente nel terrore dei sui valori di ossigenazione ematica che variano di continuo e nel terrore di essere trasferito in rianimazione per intubazione. Tale maschera è tuttavia da considerarsi un "salvavita". Successivamente si passa a sistemi di ossigenazione più leggeri fino all'agognato abbandono del supplemento di ossigeno. Dopo tale esperienza ho perso circa 10 Kg in 15 giorni con una profonda debolezza residua e persistente! L'evoluzione verso la polmonite che ho descritto con relativo trattamento interessa fino al 25% dei contagiati di cui metà dei quali finisce in rianimazione.
Tali percentuali, sebbene sembrino modeste, sono consistenti in dipendenza del considerevole numero dei contagi. Da qui l'enorme pressione sulle strutture ospedaliere del Paese. Ho voluto descrivere in dettaglio il mio caso senza il pudore di "mettermi a nudo" per sottolineare ai gentili lettori che questa descritta non è "influenza" ma è "un'altra cosa" che non auguro a nessuno, che sconvolge la vita e l'economia di intere famiglie anche quando finisce bene in uno stato di continuo terrore e tensione, che ti porta a riconsiderare tante cose della tua vita come in un film che ti scorre continuamente davanti agli occhi: chi non è tornato a casa non era né più dritto né più fesso di me!
Di conseguenza l'appello che rivolgo a tutti fino all'arrivo ormai prossimo del vaccino ed indipendentemente dall'età è di non comportarsi "come se nulla fosse" nelle strade, nei negozi, nei bar nei luoghi di ristoro e di ritrovo e, non ultimo, nell'accesso alla nostra struttura ospedaliera che, come tutti gli ospedali, non è mai luogo di assoluta sicurezza ed a rischio nullo di contagio. Dopo trent'anni di Gastroenterologia posso rassicurare i lettori che di "digestione laboriosa, reflusso gastroesofageo con o senza tosse, dispepsia, colon irritabile, gonfiori di pancia, dolori di pancia cronici, diverticolosi colica" non è mai morto nessuno! Visite, esami strumentali per questi disturbi possono essere rimandati, disdetti, anche perdendo i soldi del ticket, fino all'arrivo prossimo del vaccino, indipendentemente dall'età.
Raccogliendo il mio appello proteggerete voi stessi, i vostri cari, soprattutto se anziani e affetti da altre patologie, e il personale sanitario del nostro ospedale impegnato in questo momento a fronteggiare l'enorme carico di lavoro che la pandemia impone. Con senso civico ognuno di noi deve considerarsi una inconsapevole "bomba" per l'altro e fonte di un contagio dall'esito quanto mai incerto. Al momento il buon senso, il distanziamento sociale e l'utilizzo dei comuni mezzi di protezione (mascherine, guanti, igienizzanti) rappresentano gli unici mezzi per il contenimento del contagio, cosa che nella nostra provincia sembra al momento, dati alla mano, ancora un miraggio!!
Ringraziando per lo spazio che mi è stato consentito auguro al Direttore e famiglia, a tutta la redazione de "l'Attacco" e a tutti i suoi lettori un sereno e santo Natale. Ristretto alla propria famiglia.
Vincenzo De Francesco
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