C’è “un grave episodio estorsivo”, come lo definisce il gip Rinaldi, tra i 101 capi di imputazione contestati dagli inquirenti. E’ l’ultimo elencato nell’ordinanza dell’operazione Game over e riguarda Antonio Salvatore, già condannato quale appartenente, alla Società foggiana, il quale nell’autunno 2017 avrebbe costretto, mediante minaccia, un foggiano a consegnargli l'auto Fiat 500 a lui in uso e intestata alla madre dopo il mancato pagamento di droga acquistata dal fratello Mario, che nel frattempo per timore si era reso irreperibile. Salvatore fece chiaramente capire che l’uomo, in caso di mancata consegna dell'autovettura, avrebbe subito gravi ritorsioni personali, al pari di quelle già minacciate al fratello debitore. Tutto questo con l'aggravante dell’articolo 416 bis per avere agito con metodo malioso, avvalendosi della forza di intimidazione promanante dal sodalizio mafioso e della conseguente condizione di assoggettamento ed omertà, nonché per avere agito al fine di agevolare la Società foggiana. Salvatore, insieme ad Alessandro Scopece, fu fermato e controllato a bordo della Fiat 500 in via Natola.
Gli investigatori scoprirono che da aprile 2017 e novembre 2017 l’auto risultava intestata alla signora foggiana, mentre, dal 23 novembre 2017, ovvero quando sarebbe stata perpetrata la sottrazione, risultava intestata a Center Point Automobili srl, riconducibile a un pluripregiudicato per reati in materia di intestazioni fittizie tutte attinenti autoveicoli.
Dalle captazioni effettuate sull'utenza in uso ad Alessandro Aprile sono emersi, il 25 settembre 2017, diversi tentativi di contattare il foggiano che era in debito per la droga acquistata, come pure due sms chiari: “Mario, è passata un'altra settimana ma io ancora non vedo niente. Vedi che mi stai facendo perdere la pazienza, te lo voglio ricordare”. Poco dopo, nel corso della successiva conversazione captata sul numero telefonico di Aprile, quest'ultimo è passato alle minacce di azioni violente: “Ti sto dicendo a me non me ne frega niente ... entro sabato ml devi dare tutti i soldi...se no ti sfascio le corna ... mario te lo dico già da mo' ... (. . .) ti sfascio le corna mario non me ne frega niente ... entro sabato ... (. . .) a me entro sabato ml devi dare i soldi se no ti sfascio le corna (. . .) a me non me non me ne frega niente ... perché io ti ho già aspettato troppo assai ... entro sabato voglio tutti i soldi ne uno di meno ne uno di più”.
Il 5 ottobre di quell’anno fu intercettata una telefonata nella quale Mario informò Aprile del fatto che si era interfacciato con Scopece, con il quale si era accordato per il ripianamento del debito rinveniente dal mancato pagamento di una partita di cocaina, alludendo alla circostanza che la madre avrebbe acceso un finanziamento che avrebbe garantito la liquidità necessaria per saldare il debito. “Adesso mamma appena finisce di lavorare ... va a vedere se è arrivato il coso tutto apposto. Già avevamo parlato anche con l'altro (Scopece, ndr)... appena arriva io inizio subito ad andare a prenderli ... quello ha detto due massimo tre giorni …cioè entro domani sicuro stanno ...io inizio subito ad andare a prelevare ... ha detto lui te li prendi un po’ alla volta ... ha detto lui stesso me li prendi un po’ alla volta ... gli ho risposto come no a disposizione”.
Il Nucleo Investigativo dell’Arma ha scoperto che effettivamente la donna aveva avviato l'accesso ad un finanziamento con un istituto di credito, pur di dare i soldi al figlio per i debiti di droga. A distanza di cinque giorni, il fratello di Mario, preoccupato per la sparizione da alcuni giorni di quest’ultimo, insieme ad un altro uomo e a bordo dell’auto della madre si recò presso l'abitazione di Aprile. Mario infatti risultava irreperibile tanto che i familiari temevano che qualcuno potesse aver attentato alla sua vita. Il dialogo captato fa capire come il movente della scomparsa era da attribuire agli ingenti debiti ammontanti a diverse migliaia di euro maturati, oltre che con Aprile, anche con altri soggetti orbitanti nell'ambiente criminale tra cui uno, ritenuto particolarmente pericoloso, di Cagnano Varano.
Aprile era creditore di 8.000 euro, debito accumulato per forniture di cocaina. “Avanzo 8.000 euro”, le parole di Aprile al fratello di Mario, il quale prima di sparire si era appropriato dell'intera somma ottenuta dalla madre attraverso un finanziamento, il secondo fatto dalla donna per salvaguardare il figlio in una analoga situazione. Aprile ha riferito che, proprio per mezzo di quest'altro finanziamento, Mario era riuscito a pagare un debito di 10.000 euro contratto con “loro” e rinveniente dal mancato pagamento di forniture di cocaina che aveva ricevuto dal sodalizio.
Fratello di Mario: “Ha bucato pure a nostra madre!”. L’amico che lo accompagnava: “La mamma sta come una pazza perché non sa come deve pagare questo prestito. Gliene ha fatti fare due, gliene ha fatto fare uno di dieci (10.000, ndr). E non so a chi l'ha dato!”. Aprile: “Ce l'ha dato sempre a noi”. L’amico: “Dice che quello di Cagnano avanzava pure i soldi”.
Poi, in varie telefonate intercettate, è emerso l’epilogo della vicenda. A gennaio 2018 risale il dialogo tra Aprile e Tizzano nel corso della quale quest'ultimo, evocando “Mario”, indicato come “quel cornuto che ci doveva dare i soldi”, ha chiesto quale fine avesse fatto. “Quelli si sono presi il 500 ... ci hanno dato il 500 (la Fiat 500, ndr)…4.000 euro. Gli ha tolto il 500 al fratello, ha recuperato 4.000 euro”.
Gli inquirenti hanno identificato in Antonio Salvatore l’autore della condotta estorsiva. Tizzano: “Noi lo cerchiamo come il pane che ci ha bucato 8.000 euro... Antonio adesso gli ha tolto la macchina...adesso l'ho sentito”. Francavilla: “Ma sta a Foggia?”. Aprile: “No. Non ci sta ... e da mò che se ne è andato”. Tizzano: “Hanno tolto la macchina al fratello”. Francavilla: “Io la verità l’ho lasciato perdere…lo sai perché?”. Aprile: “Questo fa una mala fine”. Francavilla: “Perché si dice che la mamma…”. Aprile: “Perché è andata dai carabinieri”. Francavilla: “Eh...e ho detto lasciatela perdere”.
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