Antimafia, Chiara Colosimo: “’Ndrangheta radicata in Puglia, allarme giovani clan e reati mafiosi predatori”

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La presenza della ’ndrangheta in Puglia, i legami con il narcotraffico internazionale e l’evoluzione delle nuove leve criminali: sono questi alcuni dei temi al centro dell’intervento di Chiara Colosimo durante la missione della Commissione Antimafia a Bari. Secondo Colosimo, uno degli elementi più rilevanti emersi nel corso delle audizioni riguarda proprio il radicamento della criminalità calabrese sul territorio pugliese. In città come Bari, Lecce e Andria, ha spiegato, la presenza di famiglie legate alla ’ndrangheta ha segnato un salto di qualità nella struttura criminale locale. 

Tra i casi citati, quello dei Mammoliti e i collegamenti con clan come i Mancuso di Limbadi e le cosche Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. Una rete che evidenzia come il territorio pugliese sia in contatto diretto con i principali broker del traffico internazionale di droga, ruolo storicamente riconosciuto alla ’ndrangheta.

Accanto al narcotraffico, l’attenzione si concentra anche sui cosiddetti reati predatori, sempre più spesso messi in atto con modalità mafiose. Tra questi, gli assalti ai furgoni portavalori rappresentano solo la punta dell’iceberg. L’obiettivo, ha sottolineato la presidente della Commissione, è valutare se tali reati possano rientrare nelle competenze della Direzione distrettuale antimafia, alla luce della loro connessione con le organizzazioni criminali.

Un altro fronte critico riguarda i rapporti tra criminalità organizzata locale e gruppi stranieri. Non solo la presenza della criminalità albanese, già radicata in alcune aree, ma anche connessioni con organizzazioni attive su scala intercontinentale. Questo intreccio rende il fenomeno ancora più complesso e difficile da contrastare.

Particolarmente preoccupante è poi il tema delle nuove leve. Colosimo ha evidenziato come stia emergendo una generazione di giovani criminali che, in alcuni casi, agisce in raccordo con boss detenuti, ma in altri si muove senza una guida, alimentando una spirale di violenza. Una dinamica che porta a una competizione interna tra gruppi per dimostrare maggiore forza e brutalità, con conseguenze evidenti sul territorio e sulla sicurezza pubblica.

In questo contesto si inserisce anche l’allarme sulla criminalità giovanile, spesso già coinvolta come manovalanza delle organizzazioni mafiose. Da qui l’appello rivolto alle nuove generazioni, anche sul piano culturale. Colosimo ha citato esplicitamente il caso di Tommy Parisi, invitando i giovani a non seguire modelli che mescolano musica e criminalità.

Infine, la presidente ha richiamato l’attenzione sul rischio di infiltrazioni mafiose nei piccoli Comuni, favorite dall’uso degli affidamenti diretti sotto soglia. Una pratica che, se non adeguatamente controllata, può aprire la porta all’ingresso della criminalità organizzata nelle amministrazioni locali. Il rapporto tra politica e mafia, ha ribadito, resta il cuore dell’attività della Commissione Antimafia e uno dei nodi centrali da affrontare per garantire trasparenza e legalità.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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