"Foggia è una città per giovani o un campo di battaglia?" - a chiederselo è il giovane studente Antonio Narciso, che argomenta: "Un ragazzo di 24 anni è in rianimazione. Mascella rotta, setto nasale distrutto, timpani perforati, due emorragie cerebrali. Tutto questo accade a due passi dal Comune. Non è "fatalità", è il risultato di un fallimento totale. Che ne è stato dei vigili urbani? Abbiamo assistito ai concorsi, abbiamo sentito i proclami sulle nuove assunzioni. E allora chiediamo: Dove sono? Com’è possibile che nei punti caldi della città, negli orari già noti per la violenza, non ci sia l’ombra di una divisa? A cosa servono i concorsi se le strade restano deserte? Siamo stanchi di vedere una politica che si muove solo per i selfie o per tagliare nastri. Davanti a tre fatti di sangue in una settimana, il silenzio di Palazzo di Città è assordante. Questa non è prudenza, è paralisi. Gestire una città non significa aspettare che passi la tempesta, significa governarla se qualcuno non l'avesse ancora capito".
"Non si dica che accade ovunque. Basta con questa narrazione tossica. Dire che succede anche a Milano o Parigi è l'alibi di chi non sa fare nulla. E c’è qualche “collega” che pensa ancora alla moschea... Foggia ha un’emergenza specifica e ignorarla paragonandola ad altre realtà è un insulto a chi oggi prega fuori da una sala di rianimazione. Ci auguriamo che le telecamere funzionino con la stessa solerzia usata per i casi mediatici di ieri. Vogliamo i nomi, vogliamo i colpevoli, ma soprattutto vogliamo la prevenzione. Non possiamo più fingere che vada tutto bene".
"Svegliatevi o dimettetevi" - conclude.
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