Processione delle Fracchie a San Marco in Lamis, unico rito sacro del fuoco in movimento dalle antiche origini

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Entrano nel vivo i riti legati alla Settimana Santa a San Marco in Lamis. Il programma prevede il 26 marzo alle 17:00 la presentazione del libro “Le fracchie” di Michele Turco. Giovedì Santo si svolgerà la santa messa in Coena Domini, a seguire l’adorazione eucaristica con il canto del Miserere. Il Venerdì Santo alle ore 5:30 è prevista la processione della Madonna Addolorata con la visita alle chiese, mentre nel pomeriggio c’è la celebrazione della Passione del Signore e alle 20:00 la processione della Madonna Addolorata accompagnata dalle Fracchie. A San Marco in Lamis il culto verso l’Addolorata nacque tra il Cinquecento ed il Seicento, ma agli inizi del Settecento trovò piena affermazione grazie, soprattutto, all’opera del canonico don Costantino Iannacone. Nella prima metà del Settecento la devozione per l’Addolorata portò alla nascita di una Congregazione di fratelli e sorelle e uniti al culto per la Madonna sono i Riti della Settimana Santa, in modo particolare la processione che si tiene il Venerdì Santo

Le fracchie inizialmente erano piccole torce che servivano a illuminare il cammino alla Madonna Addolorata che extra moenia giungeva nel centro urbano per essere ospitata nella Collegiata. L’origine delle fracchie è molto antica e il primo loro impiego nelle processioni dell’Addolorata potrebbe farsi risalire al 1824, anno in cui il Vescovo di Manfredonia concedeva alla Confraternita di officiare il Giovedì Santo e quindi di fare la processione. 

Nel 1873, il Vescovo di Foggia riconosceva alla sola Arciconfraternita dei Sette Dolori la possibilità di compiere la processione della Madonna Addolorata con le fracchie. L’ipotesi più plausibile della nascita della processione della Madonna accompagnata dalle fracchie è quella secondo cui siccome la chiesa della Vergine Addolorata si trovava fuori le mura e non era illuminata, fossero necessari dei mezzi di illuminazione affinché potesse svolgersi la processione serale della Settimana Santa. 

Le fracchie, in quel periodo, avevano un’utilità pratica per muoversi nel buio della notte, essendo oggetto prettamente strumentale all’illuminazione. L’uso della fracchia per illuminare venne utilizzato fino agli inizi del Novecento quando in paese vennero montati i primi lampioni pubblici. Nel XX secolo molte relazioni riportano che le fracchie erano tantissime, se ne contavano più di trecento, trasportate a mano o individualmente. A partire dai primissimi anni ’60 le fracchie iniziarono ad assumere dimensioni gigantesche fino al regolamento pubblicato dalla Pro Loco che ne limitò la grandezza. 

Giuseppe Vigilante dell’associazione ‘Le Fracchie’ di San Marco in Lamis ha spiegato a l’Attacco: “Il nostro gruppo nasce nel 2016 con lo scopo di tramandare questo rito, soprattutto alle nuove generazioni. Organizziamo nel corso dell’anno eventi come mostre, convegni, progetti scolastici e altre attività. Quest’anno c’è stata la collaborazione con il Giannone, indirizzo moda, che ha realizzato l’abito a forma di fracchia. Negli anni scorsi abbiamo presentato una mostra a Barletta e ci stiamo impegnando a promuovere questa nostra tradizione e a far riconoscere le fracchie come patrimonio immateriale dell’Unesco. Questo rito di San Marco in Lamis è l’unico ad essere un rito sacro legato al fuoco in movimento, facciamo gemellaggi con località che promuovono riti del genere, stiamo costruendo una rete di fuochi sacri e pensiamo anche alla creazione di una rete dei fuochi in generale”. 

L’associazione ha partecipato anche ad Agnone, dove è tipica la ‘Ndocciata, portando il suo contributo allo scopo di tramandare questo genere di usanze. “Cerchiamo di coinvolgere soprattutto i giovani – ha ribadito Vigilante - perché imparino a costruire la fracchia per favorire così un ricambio generazionale. Nella nostra associazione c’è un ragazzo che ha prodotto una tesi di laurea sui riti della Settimana Santa e sulla figura dell’Addolorata che racchiude una simbologia e una storia molto interessante, a riprova che è importante che i giovani si avvicinino alla storia e alle tradizioni e ne conoscano le caratteristiche”. 

Vigilante ha concluso: “Anche quest’anno c’è stata molta attenzione per questo evento e si è creata una sinergia tra Comune che cura l’aspetto tecnico, l’associazione che si occupa dell’aspetto culturale e l’Arciconfraternita che pensa a quello religioso. Da rimarcare il carattere devozionale di questo particolare e sentito rito volto ad accompagnare la Vergine Addolorata nel suo percorso illuminandolo”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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